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mercoledì 11 febbraio 2015

A proposito di Siani e Pino Daniele

Quante sono le Napoli possibili. 
Veniva da chiederselo un mese fa quando morì Pino Daniele, lutto generazionale come pochi, ma anche trasversale alle cosiddette due città, tanto per restare dentro il canone delle definizioni antropologico-letterarie (cfr. Domenico Rea, Raffaele La Capria), e lutto trasversale forse perfino più di quello collettivo per Troisi.
Quante sono le Napoli possibili dentro le forme artistiche, della scrittura, della recitazione, della musica, veniva da chiedersi di nuovo ieri sera mentre sul palco del festival di Sanremo si esibiva Alessandro Siani, spaccando il pubblico: chi rideva in teatro e chi a casa trovava le sue battute già sentite, molto sentite; senza qui entrare nel merito della loro scorrettezza e della loro opportunità, giacché dovremmo altrimenti discutere sugli eventuali limiti che la comicità deve o non deve darsi, sulla volgarità e/o sulla banalità. Non è il caso. Il punto adesso è un altro.

venerdì 31 maggio 2013

Il caos di Napoli e il colesterolo


"Allo spettatore vorrei strappare una risata: è da sei film che ci provo, speriamo che sia la volta buona. Anche se ho capito che rido di cose che divertono solo me". (Paolo Sorrentino, Donna Moderna)

"La chiave di Galliani sono gli occhi. Intuii che sono tristi, malinconici. Spesso addirittura vitrei". (Teo Teocoli, Il Fatto, 24 maggio)

"Un'estate intera a Napoli? A rimetterci è solo il colesterolo". (Pino Insegno, Il Mattino, 24 maggio)

«Il rumore di Napoli? Il suo caos? Il suo vociare? E' meraviglioso, l'espressione di una grande energia, perfetta per il mio teatro». (Peter Brook, Il Corriere del mezzogiorno, 29 maggio)

"Io sono un metropolitano. Sono cresciuto con Mario Merola e Miles Davis, le tammorre sono di provincia". (Ciccio Merolla, Il Corriere del mezzogiorno, 28 maggio)

"I film che vedevo mi provocavano sogni musicali. Ulisse, Riso Amaro, i technicolor americani come La Tunica. E poi Totò" (Vince Tempera, Avvenire, 31 maggio)

"Ma è davvero Roma quel che si vede nel film o è piuttosto la media tra Napoli e New York, ovvero tra una ex capitale decaduta da cui fuggono i suoi figli esportando ironia (Sorrentino e Servillo in primis) e la capitale globale del Declino occidentale?". (Marcello Veneziani, Il Giornale, 24 maggio)

"E' stata una fortuna aver visitato ripetutamente e convulsamente tante parti del mondo. Ma la mia fortuna più grande è di essere nato a Napoli, che a questo punto, dopo aver visto tanti posti bellissimi, considero la città più bella del mondo". (Edoardo Bennato, Corriere del Mezzogiorno, 31 maggio)

"Nel resto del mondo non puoi giocare a essere quello che non sei. Da noi funziona sempre, un po' in tutti i campi". (Paolo Sorrentino, La Stampa, 31 maggio)

"Spielberg si stupì quando gli feci i complimenti per la scena finale di E.T. Non capiva. Disse: ma è copiata da Miracolo a Milano. Io ho solo tolto le scarpe e messo la bicicletta". (Giancarlo Giannini, Il Giornale, 31 maggio)

"Preferisco essere chiamata ministra. Con la a". (Josefa Idem, la Repubblica, 26 maggio)

"Penso che questa insistenza nel voler livellare, eguagliare i generi, le identità sessuali, sia un'idiozia. I fiori offerti da un uomo a una donna oggi è considerato un gesto indecente". (Roman Polanski, la Repubblica, 26 maggio)

"Non voglio essere la migliore attrice del mondo ma durare il più a lungo possibile". (Bérénice Bejo, Grazia, 31 maggio) 

"Comunque ci sono grandi attrici comiche. Le mie preferite sono Cary Grant e Burt Reynolds". (Jerry Lewis, L'Unità, 24 maggio)