Quante sono le Napoli possibili.
Veniva da chiederselo un mese fa quando morì Pino Daniele, lutto generazionale come pochi, ma anche trasversale alle cosiddette due città, tanto per restare dentro il canone delle definizioni antropologico-letterarie (cfr. Domenico Rea, Raffaele La Capria), e lutto trasversale forse perfino più di quello collettivo per Troisi.
Quante sono le Napoli possibili dentro le forme artistiche, della scrittura, della recitazione, della musica, veniva da chiedersi di nuovo ieri sera mentre sul palco del festival di Sanremo si esibiva Alessandro Siani, spaccando il pubblico: chi rideva in teatro e chi a casa trovava le sue battute già sentite, molto sentite; senza qui entrare nel merito della loro scorrettezza e della loro opportunità, giacché dovremmo altrimenti discutere sugli eventuali limiti che la comicità deve o non deve darsi, sulla volgarità e/o sulla banalità. Non è il caso. Il punto adesso è un altro.