lunedì 7 maggio 2007

Lo chiamavano Peppiniello

Zucchero e farina, dopo undici anni spesi senza salire in barca. «Mio padre impastava solo a mano, ora abbiamo un macchinario di ultima generazione». Burro, vaniglia e undici anni senza gare con gli Abbagnale. «I clienti che passano di qui mi trovano al bancone col grembiule imbiancato e le mani sporche. Mi riconoscono. Chiedono. Vogliono sapere se sono proprio io...». è lui. è proprio lui. Quello che vinceva medaglie d' oro in giro per il mondo e che chiamavano Peppiniello. «Anche a casa. Peppiniello per tutti».
Giuseppe Di Capua dava la schiena ai fratelloni del canottaggio italiano. «Non mi sono mai sentito in ombra. Quando qualcuno citava gli Abbagnale, sapevo che dentro gli Abbagnale c'ero anch'io». Era il "con" del loro due. Era il ritmo. Col contacolpi tra le mani. Il timoniere. L'uomo che decide se è il momento giusto per accelerare o per controllare il vantaggio su quelli che inseguono, e con gli Abbagnale era quasi sempre così. L'ultima gara è del 5 maggio '96. Un otto. Ora Peppiniello impasta biscotti. «Poi si fanno lievitare e si mette tutto al forno per una ventina di minuti. Vendiamo solo al dettaglio». Una volta si compravano ai caselli dell'autostrada. Biscotti lunghi a forma di sigaro. Quelli di Castellammare.

mercoledì 4 aprile 2007

Ingrao, indomabile rosso antico


Voleva la luna, ora vuole riunire la sinistra. Ora che ha 92 anni. "Non sono così vecchio di fronte a una scelta del genere". Pietro Ingrao ha una sala stracolma davanti agli occhi, il suo libro di memorie tra le mani e un'idea che si fa largo nella testa. Racconta quanta Napoli c'è stata nel suo cammino, ricorda i compagni di ieri, parla a quelli di oggi e di domani. Se all'appuntamento dell'hotel Ramada ci fosse pure Antonio Bassolino, sentirebbe dalla voce frusciante e ferma del suo maestro d'un tempo di non essere più considerato parte del progetto.

sabato 24 febbraio 2007

Torre del Greco, dal Migliore al Pd

I primi a votare per il futuro sono i compagni inchiodati al passato. E' a Torre del Greco che i Ds aprono i loro congressi di sezione per incamminarsi verso il Partito democratico. Dalla città in cui più sono fermi, dove non hanno un segretario da sei anni; l'assemblea che doveva eleggerne uno venne sospesa per dei ricorsi e non l'hanno mai più riaperta. Sono saldati alla storia pure nei simboli. La sezione sul corso porta ancora oggi il nome di Palmiro Togliatti. Terzo piano. Senza ascensore. C'è il busto del Migliore in una stanza. La bandiera che sporge dal balcone, non ha la rosa del socialismo europeo fra le radici della Quercia. C'è la falce e c'è un martello.

venerdì 16 febbraio 2007

Nel cuore della "Cosa" napoletana

Una scena del film "La cosa"
Sono passati 17 anni, 2 mesi e 11 giorni. Contro era allora, e contro rimane oggi. Antonio Rosiello non voleva sciogliere il Pci e adesso non vuole sbaraccare i Ds. Lo disse chiaro e tondo a Nanni Moretti, basta andare a rivedersi "La Cosa", il viaggio filmato nel popolo che stava per separarsi dalla falce e dal martello. Rosiello è quel signore che nel documentario ha gli occhiali più grandi di tutti, fiero del fatto «che il Pci ha insegnato ai contadini a non togliersi il cappello quando passa il padrone». Però dei Ds è poi stato il segretario della sezione di San Giovanni a Teduccio intitolata a Pasquale Finocchio, un ragazzo di 24 anni morto sul lavoro. Cadde nella tromba dell' ascensore mentre ne riparava uno.

mercoledì 14 febbraio 2007

Le casalinghe venditrici

Una è separata, un'altra quasi. Una ha il marito in cassa integrazione, un'altra non lo vede mai. E per uscire dalla sindrome delle "Desperate Housewives", le casalinghe risollevate di Napoli fatturano quasi 20 milioni di euro l'anno, vendendo sgrassatori e deodoranti, gel anti calcare e spray mangia polvere. Creme, spugne e detergenti. A domicilio. Parole chiave: sorridere, crederci, vincere. Sono le più brave d'Italia. Grazie a loro esiste una multinazionale che a Napoli mette insieme un quarto dei suoi profitti italiani annui, e che non sa cosa sia una sola pretesa della camorra su quei soldi. «E' la formula del Party Plan a metterci al riparo da un'insidia del genere. Giuro, mai avuto un problema», racconta Vincent Melice, amministratore delegato e direttore generale della Stanhome, società del gruppo Yves Rocher. Party Plan System significa più o meno che un po' di amiche si incontrano in un salotto, magari dicono male di suocere e mariti, e alla fine comprano i prodotti dalla "incaricata" che ha messo insieme la sua rete vendita. Funziona così da 45 anni, ora in catalogo ci sono pure i cosmetici.

domenica 4 febbraio 2007

L'ultimo segretario del pci

Sedici anni oggi. Pure allora c'erano un Sì, un No e una Terza mozione. «Stavolta mi pare tutto più flebile». Sedici anni oggi, e riecco il dibattito. I Ds tormentano i loro passi verso il partito democratico; il 3 febbraio del '91 il congresso di Rimini chiude invece la storia del Pci. Il segretario provinciale napoletano, quel giorno, si chiama Ricciotti Antinolfi. Economista, assessore comunale, un occhettiano convinto. «Mi chiama Valenzi mentre sono all'università per degli esami, e mi dice che stanno per nominarmi segretario». L'ultimo. L'uomo che in città trasloca falce e martello sotto la Quercia. «Iscritto 22 anni al Pci, altri 8 a Pds e Ds. L'ultima tessera è del '99». Adesso osserva da lontano, dallo studio della sua casa ai Colli Aminei. Immerso fra i romanzi di Vassalli, i concerti di Bach e i clic di Internet. «Penso al Partito democratico, e mi chiedo perché i bilanci della Regione non siano on line».
Professor Antinolfi, perché unisce le due cose?
«Se sei un riformista, devi mettere i conti pubblici sul web».

domenica 10 dicembre 2006

Laura dei colori


Trentamila disegni realizzati in 22 anni vengono riconsegnati ai loro autori in 22 giorni. Sono i dipinti di chi da bambino, fra il '73 e il '95, frequentava il laboratorio di pittura "Centrobambini" al Vomero: Laura Mancini ha impiegato due anni per rintracciare gli ex allievi e invitarli a casa sua, dove le opere sono state conservate dopo l'elaborazione di un metodo sul "linguaggio del colore". Ieri sono arrivati a ritirare i vecchi fogli anche dall'estero. 

 *** 

Arrivano insieme, lettera a casa e scossa al cuore. Il mittente si chiama Laura Mancini, tra le fondatrici dell'associazione "Centrobambini", docente, scrittrice e studiosa dei linguaggi d'espressione. I destinatari sono i 700 piccolini che hanno frequentato il suo laboratorio di pittura in via Cimarosa. Ormai ex bambini. Sono stati lì fra il '73 e il '95, figli del Sessantotto prima e del Benessere poi; sono cresciuti colorando fogli e imbrattando pannelli con le mani impastate di tempera, e adesso - sorpresa - possono andare a riprendersi i loro disegni. Regalo di Natale. «Nulla in cambio, soltanto un bacio».

giovedì 30 novembre 2006

Musella Baiano e i Palloni d'oro mancati

Gaetano Musella
I brasiliani imparano sulla sabbia. Quando t'inventi un dribbling a Copacabana, lo sai ripetere ovunque. «Noi giocavamo in strada». Noi, i napoletani. I sogni sull'asfalto. C'è chi parte da lì, si arrampica fino al Pallone d'oro e dice che «tutti possono farcela, come me». Prendete Fabio Cannavaro. C'è pure chi poteva farcela e invece s'è fermato prima. Come Ciro Caruso, il fenomeno di Bagnoli a cui il Napoli spalancò le porte della prima squadra a 16 anni e mezzo. «Potevamo fare la stessa strada insieme». Lui e Cannavaro, intende dire. Succede che gli saltano un menisco e un legamento crociato. Torna, e l'anno dopo si sfascia l'altro ginocchio. «Operazioni sbagliate», mormora Caruso.

mercoledì 8 novembre 2006

Vico San Liborio, a casa di Filumena

Dove non c'è luce a mezzogiorno, d'estate non si respira e d'inverno il freddo fa battere i denti. Così scriveva Eduardo. Questo era nel '46 vico san Liborio, casa Marturano, la Pignasecca di qua, i Quartieri di là. «Case buie e strette, ci vivevano anche dodici o tredici persone. Un letto matrimoniale per le donne, un altro per gli uomini», racconta Giuseppe Bartoli, 77 anni, interamente vissuti qui. Tra i bassi di Filumena. San Liborio comincia con un palazzotto rosso bruno e finisce con la macelleria di Giovanni Paduano, che all'epoca lavorava in trattoria, "da Gennaro", civico 8, oggi un laboratorio di pasticcieri. La trattoria degli artisti. «Quelli che dormivano all'hotel Regina in via Toledo. Il più grande di tutti era Aldo Fabrizi. Una sera entra, saluta col vocione e urla ai tavoli: siete ospiti miei. Il conto, chi se lo scorda, fu di 85 mila lire». Giovanni Paduano è una specie di Virgilio del vicolo, disposto a giurare che Filumena non fu un'invenzione. «Più su, sessanta metri, trovate casa sua».
Come, casa sua?
«Esisteva, certo. Io non l'ho conosciuta, forse mio padre».
Più su, allora, sessanta metri. Donna Carmela presidia il basso al numero 74.


lunedì 6 novembre 2006

Le vite parallele di Napolitano e Bassolino


Sentenza cinese. "Si possono fare sogni diversi dormendo nello stesso letto". Dicono sia tra i proverbi preferiti di Giorgio Napolitano. Se ne possono fare anche di molto diversi, restando per decenni nel letto del Pci, poi Pds, oggi Ds, domani chissà. Il partito antagonista e riformista, così lo immaginava Antonio Bassolino nel momento dello strappo dalla storia. Riformista sì, ma antagonista a cosa, si domandava invece Giorgio Napolitano. L'ala destra e l'ala sinistra. La logica e il comizio. La diplomazia e la diffidenza. Il Quirinale e Santa Lucia, eccoli qua, adesso in trincea, in questi giorni, "tra i peggiori di Napoli che io ricordi da lungo tempo", l'angoscia confessata dal presidente della Repubblica.