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mercoledì 16 dicembre 2015

La fuga dei bimbi dal calcio e Donnarumma


L’UOMO che ha vinto i Mondiali afferra il pallone, lo piazza sul cerchio di gesso e prende la rincorsa. Ne ha viste tante, e ancora non gli bastano. L’altro, il ragazzo che sta in porta, di quei Mondiali conosce qualcosa per via di un ricordo vago, il grosso gliel’hanno raccontato. Trentotto anni contro sedici, in mezzo ne sono passati ventidue, che nel calcio equivalgono a due carriere, oppure a una di Totti, a una di Buffon.
Gigi Donnarumma è nato quando già si poteva giocare con il 99 sulla maglia. Non ha mai visto un portiere raccogliere con le mani un passaggio all’indietro e neppure i falli tattici di Sacchi a centrocampo. È un figlio della pay tv. Forse non immagina neppure che uno scudetto si possa vincere fuori dal triangolo Inter-Juve-Milan. Luca Toni invece è nato quando l’Italia era di Bearzot e Bernardini. Ha cominciato a segnare che era ancora vivo Piola ed era in campo nel pomeriggio in cui Sandro Ciotti alla radio disse: «Vi rubiamo soltanto dieci secondi per dire che quella che ho appena tentato di concludere è stata la mia ultima radiocronaca per la Rai, un grazie affettuoso a tutti». Ecco perché quando l’arbitro di Milan-Verona fischia il rigore, siamo dalle parti della guerra dei mondi.
donnatoniUn conflitto generazionale nell’arco di undici metri. Succede in genere sui campi sintetici dei villaggi al mare, d’estate, quando il capo animatore divide i padri di qua e i figli di là, in serie A di meno, e fuori dal calcio accade ogni giorno. Anzi, se Toni non facesse il centravanti, si sentirebbe dire che per lui e per la Generazione Y non è venuto ancora il tempo, mentre già preme alle porte delle aziende la Generazione Z, i nativi digitali. I Donnarumma. Solo che la Generazione Z nel calcio non esiste. Esistono alcuni ventenni o giù di lì che garantiranno per un po’ ossigeno al nostro calcio: i 20 anni di Romagnoli, i 21 di Rugani Bernardeschi e Berardi, i 22 di Sturaro, i 23 di Baselli e Perin. Sono fiori nel deserto. Il punto non è lo spazio che la serie A negherebbe loro, casomai è vero che i giovani bravi sono pochi perché i ragazzi italiani dal calcio stanno scappando. Gli ultimi dati Figc allarmano. Nella fascia fra i cinque e i sette anni fa calcio il 12% dei bambini: gli altri eventualmente giocano a pallone. Al parco. Fra i quindici e i sedici anni, la percentuale non sale oltre il 19. Nel settore giovanile scolastico in un anno si sono persi 4mila ragazzini.
Se tutti gli amici dei Toni sognavano il pallone, gli amici dei Donnarumma fanno altro. Magari è un bene, magari studiano. Le lauree triennali mostrano segni positivi sia nelle immatricolazioni sia nei 110 e lode. Una ricerca di due anni fa della De Agostini stabilì che fra i desideri dei bambini italiani il mestere del calciatore è scivolato al quarto posto. Oggi si immaginano chef: è così che va a finire a forza di metterli la sera davanti ai talent. Oppure gli inventori. O i poliziotti. Sarà un caso, ma la nazione in cui si vendono più album di figurine è oggi il Belgio: e qual è il Paese al numero uno del ranking Fifa?
Il conflitto generazionale allora è una partita squilibrata. La palla parte, il rigore entra in porta, l’uomo che ha vinto i Mondiali ne ha vista ancora un’altra e il portierino finisce spiazzato. Non è ancora il tuo tempo, ragazzo.
(uscito su Repubblica)

lunedì 27 ottobre 2014

Il calcio che vorrei: le voci degli invisibili

Francesco ha 12 anni e sentì lo sparo. Stava andando allo stadio, "e in quel momento", scrive, "tutti scapparono nel senso opposto ". Lo shock del 3 maggio, gli scontri a Tor di Quinto, la morte di Ciro Esposito sono un trauma che il calcio italiano ha provato in tutto questo tempo a guardare negli occhi il meno possibile. Sono passati sei mesi da quella sera e del "dopo" non s'è occupato più nessuno. Chiedetelo allora a Francesco e ai suoi coetanei cos'è Napoli-Roma di sabato prossimo, partita che fa così paura al punto che i grandi, gli adulti, l'hanno ignorata. Finché non è giunto il suo momento, 1° novembre, ore 15, sette giorni e ci siamo. "Mi chiamo Francesco Saverio Rossi, ho dodici anni, sono nato a Roma e tifo Napoli. Ho molta esperienza sulla partita Napoli-Roma poiché sono andato alla partita di Coppa Italia in cui il Napoli vinse 3-0 un bellissimo match clou, però dopo la partita ha avuto degli scontri nei pressi dello stadio".

martedì 31 gennaio 2012

La religione del BeyBlade

Tirare forte non basta, e spesso non aiuta nemmeno. Figurarsi se può andar bene lanciare alla cieca, vada come vada. Lo sa bene ogni padre puntualmente battuto da un figlio settenne, che non si deve gettare il BeyBlade al centro dell’arena senza una strategia. Sbagliato. E’ l’errore più grave. Si paga. C’è un lancio per difendersi, uno per attaccare e sbattere l’avversario fuori dallo stadio in pochi istanti, oppure quello di durata, quando la punta fa poco attrito con la base, e allora si gira e si gira e si gira. Mano ferma, questo è certo. Anche per i tiri più elementari. Il resto lo fa l’esperienza.
Quando il primo BeyBlade venne lanciato una dozzina d’anni fa, nessuno avrebbe immaginato che un giorno si sarebbe arrivati ai campionati mondiali, il prossimo è in Canada il 25 marzo. In Italia sono appena partite le selezioni regionali, domani a Milano Palermo e Genova, il 4 febbraio a Napoli e Treviso, l’11 a Roma Pisa Cagliari e Bari (le iscrizioni su www.beybladeitalia.it); poi la finale per il titolo italiano, valido come selezione per il mondiale, il 25 febbraio a Roma.

venerdì 8 ottobre 2010

Magari un giorno si fa la prova con la Gelmini

E allora Beatrice, Beatrice DeLeap, 9 anni, ha preso carta e penna, e ha scritto a Jack Sparrow.
"Caro capitano, nella mia scuola elementare ci sono un sacco di giovani pirati e la scuola sta avendo un po' di problemi, noi vogliamo ammutinarci contro gli insegnanti. Ci potresti venire a dare una mano?

Voi non ci crederete. Ma Johnny Depp, che a Londra era sul set lì vicino, s'è presentato a scuola vestito da Jack Sparrow.

lunedì 26 aprile 2010

Il problema è il 28 aprile

Quest'anno si sono tirati dietro i bambini. Come alla gita fuori porta. Davanti al cancello della fucilazione, a Villa Belmonte, c'è uno scricciolo con la maglietta gialla, a stento arriva al muretto di cinta. Punta verso la croce dove c'è scritto "Benito Mussolini, 28 aprile 1945" l'obiettivo del suo Nintendo Ds, quello con cui gioca normalmente a Super Mario. E c'è lei, che avrà sei anni scarsi: le hanno infilato una camicetta nera, calzato in testa il basco della Repubblica sociale, con il gladio e l'alloro per stemma.
[goffredo buccini, corriere della sera]

martedì 16 marzo 2010

E non ce lo possiamo permettere

C'è stato un momento in cui un sorriso verso un bambino, un pizzicotto su una guancia, una carezza sulla testa erano il segno di una tenerezza verso il piccolo e di una simpatia per l'adulto che l'accompagnava.

- Maro' comm'è bbello 'stu criaturo
- Grazie assaje signo'
- Nennì, viene ccà, damme 'nu vaso 'a nonna, 'a vuò 'na caramella?

Non c'erano barriere fra i bambini e i corpi degli estranei. Poi abbiamo cominciato a diffidare delle caramelle degli estranei e la cronaca ci ha infine spinto lentamente a guardare con sospetto quelli che rivolgono un sorriso al nostro bambino, quelli che gli danno un pizzicotto su una guancia o una carezza sulla testa. Fino al passo successivo: frenare la nostra stessa espansività verso i bambini degli altri, verso tutti i piccoli che stanno al mondo. Sono finiti i sorrisi, i pizzicotti e le carezze.

domenica 10 dicembre 2006

Laura dei colori


Trentamila disegni realizzati in 22 anni vengono riconsegnati ai loro autori in 22 giorni. Sono i dipinti di chi da bambino, fra il '73 e il '95, frequentava il laboratorio di pittura "Centrobambini" al Vomero: Laura Mancini ha impiegato due anni per rintracciare gli ex allievi e invitarli a casa sua, dove le opere sono state conservate dopo l'elaborazione di un metodo sul "linguaggio del colore". Ieri sono arrivati a ritirare i vecchi fogli anche dall'estero. 

 *** 

Arrivano insieme, lettera a casa e scossa al cuore. Il mittente si chiama Laura Mancini, tra le fondatrici dell'associazione "Centrobambini", docente, scrittrice e studiosa dei linguaggi d'espressione. I destinatari sono i 700 piccolini che hanno frequentato il suo laboratorio di pittura in via Cimarosa. Ormai ex bambini. Sono stati lì fra il '73 e il '95, figli del Sessantotto prima e del Benessere poi; sono cresciuti colorando fogli e imbrattando pannelli con le mani impastate di tempera, e adesso - sorpresa - possono andare a riprendersi i loro disegni. Regalo di Natale. «Nulla in cambio, soltanto un bacio».