mercoledì 14 febbraio 2007

Le casalinghe venditrici

Una è separata, un'altra quasi. Una ha il marito in cassa integrazione, un'altra non lo vede mai. E per uscire dalla sindrome delle "Desperate Housewives", le casalinghe risollevate di Napoli fatturano quasi 20 milioni di euro l'anno, vendendo sgrassatori e deodoranti, gel anti calcare e spray mangia polvere. Creme, spugne e detergenti. A domicilio. Parole chiave: sorridere, crederci, vincere. Sono le più brave d'Italia. Grazie a loro esiste una multinazionale che a Napoli mette insieme un quarto dei suoi profitti italiani annui, e che non sa cosa sia una sola pretesa della camorra su quei soldi. «E' la formula del Party Plan a metterci al riparo da un'insidia del genere. Giuro, mai avuto un problema», racconta Vincent Melice, amministratore delegato e direttore generale della Stanhome, società del gruppo Yves Rocher. Party Plan System significa più o meno che un po' di amiche si incontrano in un salotto, magari dicono male di suocere e mariti, e alla fine comprano i prodotti dalla "incaricata" che ha messo insieme la sua rete vendita. Funziona così da 45 anni, ora in catalogo ci sono pure i cosmetici.

domenica 4 febbraio 2007

L'ultimo segretario del pci

Sedici anni oggi. Pure allora c'erano un Sì, un No e una Terza mozione. «Stavolta mi pare tutto più flebile». Sedici anni oggi, e riecco il dibattito. I Ds tormentano i loro passi verso il partito democratico; il 3 febbraio del '91 il congresso di Rimini chiude invece la storia del Pci. Il segretario provinciale napoletano, quel giorno, si chiama Ricciotti Antinolfi. Economista, assessore comunale, un occhettiano convinto. «Mi chiama Valenzi mentre sono all'università per degli esami, e mi dice che stanno per nominarmi segretario». L'ultimo. L'uomo che in città trasloca falce e martello sotto la Quercia. «Iscritto 22 anni al Pci, altri 8 a Pds e Ds. L'ultima tessera è del '99». Adesso osserva da lontano, dallo studio della sua casa ai Colli Aminei. Immerso fra i romanzi di Vassalli, i concerti di Bach e i clic di Internet. «Penso al Partito democratico, e mi chiedo perché i bilanci della Regione non siano on line».
Professor Antinolfi, perché unisce le due cose?
«Se sei un riformista, devi mettere i conti pubblici sul web».

domenica 10 dicembre 2006

Laura dei colori


Trentamila disegni realizzati in 22 anni vengono riconsegnati ai loro autori in 22 giorni. Sono i dipinti di chi da bambino, fra il '73 e il '95, frequentava il laboratorio di pittura "Centrobambini" al Vomero: Laura Mancini ha impiegato due anni per rintracciare gli ex allievi e invitarli a casa sua, dove le opere sono state conservate dopo l'elaborazione di un metodo sul "linguaggio del colore". Ieri sono arrivati a ritirare i vecchi fogli anche dall'estero. 

 *** 

Arrivano insieme, lettera a casa e scossa al cuore. Il mittente si chiama Laura Mancini, tra le fondatrici dell'associazione "Centrobambini", docente, scrittrice e studiosa dei linguaggi d'espressione. I destinatari sono i 700 piccolini che hanno frequentato il suo laboratorio di pittura in via Cimarosa. Ormai ex bambini. Sono stati lì fra il '73 e il '95, figli del Sessantotto prima e del Benessere poi; sono cresciuti colorando fogli e imbrattando pannelli con le mani impastate di tempera, e adesso - sorpresa - possono andare a riprendersi i loro disegni. Regalo di Natale. «Nulla in cambio, soltanto un bacio».

giovedì 30 novembre 2006

Musella Baiano e i Palloni d'oro mancati

Gaetano Musella
I brasiliani imparano sulla sabbia. Quando t'inventi un dribbling a Copacabana, lo sai ripetere ovunque. «Noi giocavamo in strada». Noi, i napoletani. I sogni sull'asfalto. C'è chi parte da lì, si arrampica fino al Pallone d'oro e dice che «tutti possono farcela, come me». Prendete Fabio Cannavaro. C'è pure chi poteva farcela e invece s'è fermato prima. Come Ciro Caruso, il fenomeno di Bagnoli a cui il Napoli spalancò le porte della prima squadra a 16 anni e mezzo. «Potevamo fare la stessa strada insieme». Lui e Cannavaro, intende dire. Succede che gli saltano un menisco e un legamento crociato. Torna, e l'anno dopo si sfascia l'altro ginocchio. «Operazioni sbagliate», mormora Caruso.

mercoledì 8 novembre 2006

Vico San Liborio, a casa di Filumena

Dove non c'è luce a mezzogiorno, d'estate non si respira e d'inverno il freddo fa battere i denti. Così scriveva Eduardo. Questo era nel '46 vico san Liborio, casa Marturano, la Pignasecca di qua, i Quartieri di là. «Case buie e strette, ci vivevano anche dodici o tredici persone. Un letto matrimoniale per le donne, un altro per gli uomini», racconta Giuseppe Bartoli, 77 anni, interamente vissuti qui. Tra i bassi di Filumena. San Liborio comincia con un palazzotto rosso bruno e finisce con la macelleria di Giovanni Paduano, che all'epoca lavorava in trattoria, "da Gennaro", civico 8, oggi un laboratorio di pasticcieri. La trattoria degli artisti. «Quelli che dormivano all'hotel Regina in via Toledo. Il più grande di tutti era Aldo Fabrizi. Una sera entra, saluta col vocione e urla ai tavoli: siete ospiti miei. Il conto, chi se lo scorda, fu di 85 mila lire». Giovanni Paduano è una specie di Virgilio del vicolo, disposto a giurare che Filumena non fu un'invenzione. «Più su, sessanta metri, trovate casa sua».
Come, casa sua?
«Esisteva, certo. Io non l'ho conosciuta, forse mio padre».
Più su, allora, sessanta metri. Donna Carmela presidia il basso al numero 74.


lunedì 6 novembre 2006

Le vite parallele di Napolitano e Bassolino


Sentenza cinese. "Si possono fare sogni diversi dormendo nello stesso letto". Dicono sia tra i proverbi preferiti di Giorgio Napolitano. Se ne possono fare anche di molto diversi, restando per decenni nel letto del Pci, poi Pds, oggi Ds, domani chissà. Il partito antagonista e riformista, così lo immaginava Antonio Bassolino nel momento dello strappo dalla storia. Riformista sì, ma antagonista a cosa, si domandava invece Giorgio Napolitano. L'ala destra e l'ala sinistra. La logica e il comizio. La diplomazia e la diffidenza. Il Quirinale e Santa Lucia, eccoli qua, adesso in trincea, in questi giorni, "tra i peggiori di Napoli che io ricordi da lungo tempo", l'angoscia confessata dal presidente della Repubblica.

domenica 22 ottobre 2006

Un Nobel a Cervinara

Sei righe in francese viaggiano via fax da Stoccolma e si arrampicano fino a Cervinara. E' la "mention honorable" del Nobel per Carlo Bianco, «philosophe et poète de renomance mondiale», uno dei candidati finali al premio per la letteratura del 2006. Quelli che la Fondazione non comunica mai pubblicamente. Non prima che siano trascorsi cinquant'anni. Per non dare l'idea del concorso. Era lui uno dei nomi italiani. Per la seconda volta. Come nel '59. «Quella volta andai». Quella volta era in Svezia solo per stringere la mano al vincitore, Salvatore Quasimodo. «Perché idolatravo la sua poesia». Stavolta no. «Davvero l'hanno dato a uno scrittore turco? Addirittura».

Il suo studio profuma di legno e libri. Carlo Bianco sfoggia 95 anni di incantevole magnetismo. Il patio di casa si apre sabato prossimo all'omaggio di rettori, docenti universitari, magistrati, arcivescovi, politici. E' atteso pure Rubbia. Da un Nobel a un quasi. La Svezia gli ha attribuito la "mention" come creatore della scuola filosofica chiamata "concretismo". «Concretismo perché la filosofia non è astrazione. E' scienza delle possibilità. I grandi filosofi, figlio mio, dicono grandi fesserie. Cogito ergo sum. Falso. Puoi esistere senza pensiero. Come un serpente. L'esistenza è fisica, non è spirituale».

venerdì 29 settembre 2006

La seconda vita di Carlo

Dedicato a chi dice che non se ne esce. «Se avessi saputo che lavorare è così bello, non avrei sbagliato mai». La sveglia in casa di Carlo Marieniello suona prima che arrivino le cinque. Un autobus lo porta da Volla fino a piazza Garibaldi, un treno fino a Roma. Lì c' è un altro pullman che lo accompagna tra la Casilina e la Prenestina, al lavoro, centralinista in un ospedale. «Madre Vannini, buongiorno». La sua seconda vita. La prima è finita nel '95. «Ero un ragazzo attivo». Cioè? «Fesso non ero». Uno finito nella zona grigia. La sua zona grigia.

lunedì 31 luglio 2006

Cesare Moreno, maestro


Un lungo viaggio in mezzo a fiocchi e coccarde, la scuola al tempo dei grembiuli. «È stato un errore buttare via i vecchi simboli. Un bambino che non possedeva niente di niente, poteva almeno mettere il fiocco blu e sentirsi cresciuto, più importante, per il solo fatto di essere stato promosso in terza elementare o in quarta. Aveva un senso, ecco». Il maestro che inseguiva i grembiulini, ora corre dietro a ragazzini vestiti comunque tutti uguali. «Poi ci lamentiamo se seguono le mode. Abbiamo abolito dei riti senza trovare nulla con cui sostituirli». Cesare Moreno cura "Chance", il progetto pubblico di lotta alla dispersione scolastica.

sabato 1 luglio 2006

Gli ultimi caschi gialli


L'uomo che non voleva cedere si chiama Gaetano Ferrante. Era in cockeria dal 77. «Non voglio smettere, non voglio andare in pensione», la sua risposta iniziale all'offerta della società di trasformazione urbana che ha preso il posto della fabbrica. Lui, l'ultimo dei 18 caschi gialli in servizio a Bagnoli, il quartiere in cui vive, «dove il cielo era rosso e i panni stesi ad asciugare diventavano neri», confessa che «vorrei continuare a lavorare».