domenica 31 maggio 2015
Il calcio scanzonato del Petisso Pesaola
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venerdì 29 maggio 2015
Heysel, il nome che i ragazzi non conoscono
martedì 26 maggio 2015
Sei chiodi storti
La breve felicità del tennis italiano sta compiendo quarant’anni. Panatta che vince prima Roma e poi Parigi in primavera; la squadra di Davis che con Barazzutti Bertolucci e Zugarelli accanto ad Adriano conquista la Coppa nel dicembre, sempre del ’76. Non era mai successo prima, né dopo più accadrà. In una stagione di angoscia e lutti, in un Paese che si è consegnato alla Dc, quella giovane nazionale con le racchette finisce dentro un corridoio di gloria e fortuna. Dario Cresto-Dina è andato a cercare uno per uno i protagonisti di quella stagione, compreso l’uomo che li guidava dalla panchina, Nicola Pietrangeli, per catturare con loro umori e atmosfera di quei giorni. Il sesto protagonista, il maestro Mario Belardinelli, non c’è più dal ’98.
Toccò, a quella squadra, giocare l’ultima partita sui campi di Santiago del Cile, da tre anni e tre mesi piegata alla dittatura di Augusto Pinochet. Il libro “Sei chiodi storti” (66thand2nd, 147 pagine, 17 euro) ricostruisce l’avvicinamento alla finale e il feroce dibattito che s’accese in Italia sull’opportunità di presentarsi in scarpette e pantaloncini candidi in un Paese insanguinato. È il racconto di un’Italia sconvolta dal terrorismo, ventuno morti - sarebbero diventati 120 quattro anni dopo - e in ginocchio sotto i provvedimenti economici del terzo governo Andreotti.
La notte di Grobbelaar all'Heysel
giovedì 21 maggio 2015
L'erotismo della bicicletta
La bicicletta è stata subito un'insidia. L'Italia clericale lo intuì immediatamente. Ventiquattro anni dopo Porta Pia, il 1° gennaio 1894 la Gazzetta di Venezia scrive: “Le signore dunque andranno in tandem ma voi, mariti gelosi, guardatevi da queste ruote di metallo, sostituite la naturale locomozione della vostra metà: il velocipedismo è un’invenzione infernale che, in un attimo, pone una grande distanza tra il marito e la moglie come il pattinaggio, altro genere di sport, non è che la legalizzazione dell’abbracciamento. E poi, col tandem è facile cadere, e sono cadute pericolose quelle, perché la donna torna in piedi sì, ma molto spesso casca, come suol dirsi, dalla padella nella brace, anzi nelle braccia".
mercoledì 20 maggio 2015
Berardi e il perfido mestiere della bestia nera
ANCORA poche cose non hanno una risposta certa. Uno. Come ha fatto il Real Madrid a perdere il campionato per due anni di fila all’ultima giornata sul campo del Tenerife. Due. Come fanno gli italiani a fregare sempre i tedeschi. Ma soprattutto. Perché Berardi ce l’ha tanto con il Milan. Ci sono persone che lavorano all’uncinetto, alcune collezionano francobolli, Berardi fa gol a quella maglia là. Ci passa il tempo. Magari può restare per un mese a guardarsi intorno, come del resto ha fatto da metà aprile, senza vedere la porta, se proprio va bene piazzando un paio d’assist. Ma poi arriva un giorno durante l’anno in cui si scopre crudele. Sempre lo stesso giorno. Contro quelli. Gliene fece quattro già a gennaio del 2014, aveva diciannove anni, come Piola quando ci riuscì ai suoi tempi, e al Sassuolo si affrettarono a dargli un consiglio: «Meglio se stasera non parli». Berardi domenica ne ha fatti di nuovo tre, e va bene, uno non era entrato, ma la vera differenza è che stavolta non sono riusciti a trattenerlo. Stavolta parla. «Il Milan? Vorrei giocarci sempre contro».
giovedì 14 maggio 2015
Tutta l'Italia che c'è nella vita di Messi
Le origini. Insospettito dal cognome, un giovane falegname di Recanati, Leandro Messi, laboratorio artigianale a Spaccio Fuselli, si mette a fare delle ricerche. Scopre così che Giovanni Messi, nonno di suo nonno, era fratello di Angelo Messi, che lasciò Recanati, o meglio Valle Cantalupo, nel 1893 a ventotto anni per andarsene a Rosario, in Argentina, con sua moglie Maria Latini. Angelo Messi è il nonno del papà di Leo, Jorge Horacio, operaio in un'acciaieria.
mercoledì 13 maggio 2015
Il dio del calcio che ama le vendette
ERA marzo quando Garcia capì. Il vantaggio di avere tre greci in squadra è questo. Impari a maneggiare il concetto di hýbris e di punizione degli dei con una certa naturalezza. Era sicuro di averne suscitato la vendetta quattro mesi prima, con quel pugno di parole che profumavano d'ottimismo: «Stasera ho capito che vinceremo lo scudetto». Ecco. Punito. Perciò Garcia lo chiamò un peccato di superbia. Lotito, che invece frequenta i classici latini, sempre a marzo stava andando a sbattere senza saperlo ancora. Sale in cattedra all'Università europea di Roma per una lezione su diritto ed economia dello sport e commette l'imperdonabile errore di inimicarsi il cielo. «Ho venduto Hernanes a 20 milioni: un vero capolavoro». Nella versione non accreditata, la frase ha una variabile. Un pacco.
martedì 12 maggio 2015
Lo scudetto di Elkjaer
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| Elkjaer rimette la scarpa dopo il gol scalzo alla Juventus |
«Avevo già 28 anni. Giocavo in Belgio, al Lokeren, da quando ne avevo 21. Tranne un secondo posto, eravamo una squadra che arrivava quarta, ottava, decima. Non è che io all'epoca sapessi molto dell'Italia, e nemmeno di Verona. Fu mia moglie a spingere. Disse: andiamo subito. Credo che tanta convinzione avesse a che fare con Giulietta e Romeo».
Eravate sposati da poco?
«Macché. Da sei anni. E sei anni di matrimonio mi parevano già tantissimi. Presi informazioni da Miki Laudrup. Giocava nella Lazio. Era certo che mi sarei trovato bene, disse che il Verona aveva buoni giocatori e che con me ci saremmo piazzati quarti o quinti».
domenica 10 maggio 2015
Fede e piaggeria, le biciclette di Genova
Se nasci a Genova, ti fai le gambe. "Per arrivare a casa mia, al Righi, c'erano tre chilometri tutti in salita", raccontava Luigi Zimbro, uno dei gregari di Fausto Coppi. Per questo quando la strada strappava lui andava più forte di tanti altri. Nasci in una città in salita e hai davanti due ipotesi. O lasci perdere la bici o con la bici ti metti a domare la strada.
Lungo la circonvallazione a Monte, dopo il tratto fra il castello D'Albertis e piazza Manin, la pendenza diventa più vera. Ti lasci alle spalle i parchi di villa Gruber e punti lo sguardo verso la Genova bene, le villette della borghesia.
Lungo la circonvallazione a Monte, dopo il tratto fra il castello D'Albertis e piazza Manin, la pendenza diventa più vera. Ti lasci alle spalle i parchi di villa Gruber e punti lo sguardo verso la Genova bene, le villette della borghesia.
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