La
chiesa, al rione Traiano che ha ottantamila abitanti, funziona da sei
anni. E' sorta al posto di una serie di "locali impropri" che venivano
usati per le funzioni religiose. Una vita difficile fin dall'inizio.
Il Traiano doveva essere un quartiere satellite nella zona flegrea a
nord di Napoli ed invece è diventato un ghetto per le famiglie che
hanno dovuto abbandonare i vicoli del "ventre molle" della città. La
platea della parrocchia comprende impiegati, operai, muratori,
ambulanti e dal 23 novembre '80 tre campi di terremotati divisi fra
containers e prefabbricati pesanti. La malavita organizzata recluta qui
manovalanza, diffusa è la droga. "Una forma di fuga dalla vita, un
fatto esistenziale più che un traffico per guadagnare", precisa il
parroco. (Ermanno Corsi, la Repubblica, 10 agosto 1984)
Il criterio con cui è stato sfruttato il rione Traiano si conferma così ogni giorno di più come l’esempio di come non si debba costruire un complesso popolare. E sono ancora una volta gli stessi abitanti che, di fronte ad uno stato di abbandono cui è stato lasciato il rione da venti anni, acquistano coscienza sempre maggiore della gravità della situazione. Intanto, la popolazione vive una situazione insostenibile. (Valeria Alinovi, l’Unità, 5 dicembre 1976)
giovedì 11 settembre 2014
mercoledì 10 settembre 2014
De Biasi, il figlio del paese delle favole
GIANNI De Biasi quando parla dell'Albania dice «lì da noi». Se ne accorge e ride. Saranno tre anni di lavoro a gennaio, ma adesso comincia proprio a divertirsi. Dopo i play-off per i Mondiali sfiorati, è andato a vincere in Portogallo la prima partita di qualificazione agli Europei. «Ecco, lì da noi ora sono tutti convinti che passeremo. Mi preoccupa. Perché rilassarsi è nel carattere degli albanesi, perfino più che per gli italiani. Ma siamo in un girone dell'horror. Farei a cambio con chiunque. Non bastava il Portogallo, a ottobre ci aspettano la Danimarca e la Serbia, peraltro 15 anni dopo la guerra in Kosovo».
giovedì 14 agosto 2014
Good luck mister Pellè
martedì 12 agosto 2014
L'aldilà di Robin Williams
"L’unica morte che ho conosciuto è quella
della commedia sul palcoscenico, dalla quale ci si risveglia sempre quando il
pubblico ride. Una volta un mio amico che ha avuto un’esperienza di morte per
qualche minuto, mi ha detto che la sua più grande paura non era quella di morire,
ma di lasciare sua moglie sola. Nell’aldilà mi piacerebbe incontrare mio padre,
Mozart, Beethoven, Miles Davis, Einstein, ma soprattutto Groucho Marx. E poi
qualche donna, certo. Che ne so, Marylin Monroe, Giovanna D’Arco, Marlene
Dietrich. Se fosse l’inferno, mi piacerebbe vedere la stanza dove sono chiusi
tutti insieme Hitler, Stalin, Mussolini e Mao. Un bel caos, davvero. Alla
reincarnazione non ho mai creduto, anche se alle volte mi viene da pensare di
essere stato il cavallo dell’imperatrice Caterina di Russia.
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Soccavo, il campo di Maradona abbandonato
A DIEGO facevano trovare il cancello accostato, non c'era nemmeno bisogno di suonare il clacson, il quartiere si sarebbe svegliato. Scivolava con la Ferrari nera dentro il buio, le tre di notte, andava a letto e il giorno dopo in campo. Quante vigilie così a Soccavo, dove oggi il cancello azzurro non si chiude neanche volendo. Sono andati a incastrarci carcasse di auto e moto rubate, una scritta avverte "non entrate", del resto non c'è più niente da cercare lì dentro, neanche i ricordi. Centro Paradiso, così si chiamava e così si chiama ancora, da dieci anni abbandonato, senza rimedio. Il calcio se n'è andato nell'estate del 2004, il Napoli falliva, quando a settembre arrivò De Laurentiis lo convinsero che quel posto portasse sfortuna. Ci avevano vinto solo due scudetti.
lunedì 11 agosto 2014
I cori di Millwall, la lezione all'Italia degli sfottò
Piano con i cori disrespectful, dice Holloway, con i cori che mancano di rispetto. Basta. Non se ne può più. Le cose sono andate così. Durante la partita che sabato il Millwall ha vinto per 2-0 contro il Leeds, prima giornata di serie B inglese, i tifosi, i suoi tifosi, hanno cominciato a cantare cori che legavano il nome del Leeds a quello di Jimmy Savile, popolarissimo conduttore della Bbc, protagonista di una storiaccia.
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sabato 9 agosto 2014
Storia di Johnny e del rigore parato a Ibra
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giovedì 7 agosto 2014
L'impiegato Bielsa
"Un uomo che ha delle idee nuove è un pazzo
finché le sue idee non trionfano"
I meriti dell'impresentabile Tavecchio
Bisogna dire grazie a Carlo Tavecchio. Sta davvero riformando il calcio italiano. Anche se non lo sa. Anche se non lo vuole. Gli sta restituendo, tutto d’un tratto, all’improvviso, un profilo etico e uno spessore morale. Lo ha scosso a sua insaputa da un sonnacchioso vivacchiare. Guardate com’è di nuovo vitale il nostro calcio, sveglio, guardate come sta recuperando la voglia di cambiare.
È merito suo, sul serio. È tutto merito delle gaffe di questo signore. Indifendibile e irresponsabile, un signore dai princìpi etici e morali discutibili e distanti dai loro, i princìpi dei presidenti che adesso stanno correndo a dirglielo, uno dopo l’altro, in fila, un rosario di sopracciglia alzate e sguardi corrucciati; e tutto questo finalmente ci conforta, perché immersi in una nuova consapevolezza questi dirigenti di A, di B, di C saranno evidentemente pronti tra poco, tra pochissimo, a fare un passo indietro a loro volta, imbarazzati per un passato in cui hanno accumulato squalifiche da parte della giustizia sportiva e indagini (qualche volta condanne) della magistratura ordinaria. Ecco. Questo nuovo senso di pulizia, ritrovato come un dono del cielo al cospetto di un linguaggio primitivo e inadeguato, spazzerà via dal futuro del calcio italiano i prossimi scandali.
lunedì 4 agosto 2014
Ogni giorno ha il suo male
TOMMASO Casabona, commissario napoletano in servizio in Toscana, a Valdenza, finisce con i suoi vent'anni di esperienza ad arrovellarsi intorno a una serie di omicidi che hanno in comune una misteriosa firma che l'assassino lascia sul campo, in segno di sfida. Meno complessa non è la sua vita, un matrimonio in crisi, un figlio in comunità, la figlia a studiare a Barcellona, una collega che da Roma mandano per affiancarlo. Casabona è di fatto il riflesso dell'autore, il cinquantenne esordiente Antonio Fusco, in polizia da 26, oggi vice questore e capo della squadra mobile di Pistoia.
Al di là di alcune ingenuità e di certi passaggi didascalici, il romanzo è interessante nelle parti in cui descrive i meccanismi psicologici di chi indaga, evidentemente ben noti a Fusco, di fronte al tempo che passa, dinanzi alla fettuccia bianca e rossa che limita il luogo del crimine oppure nel senso di vicinanza umana perfino con un assassino, dopo la sua confessione. Casabona risolverà il caso con le sue debolezze e si candida a nuovo commissario seriale.
(la Repubblica, 3 agosto 2014)
Al di là di alcune ingenuità e di certi passaggi didascalici, il romanzo è interessante nelle parti in cui descrive i meccanismi psicologici di chi indaga, evidentemente ben noti a Fusco, di fronte al tempo che passa, dinanzi alla fettuccia bianca e rossa che limita il luogo del crimine oppure nel senso di vicinanza umana perfino con un assassino, dopo la sua confessione. Casabona risolverà il caso con le sue debolezze e si candida a nuovo commissario seriale.
(la Repubblica, 3 agosto 2014)
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