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sabato 21 ottobre 2017

Cosa c'entrano le muffe con il Barcellona

Quando Saba scriveva che «il portiere su e giù cammina come sentinella», mentre Pasolini considerava il calcio «l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo», nel mondo delle lettere nessuno immaginava che dall'universo dei numeri sarebbero venuti a prendersi il pallone. Da sport narrato a sport analizzato. «Quando la matematica incontra il mondo reale può accadere di tutto», dice David Sumpter, londinese, insegnante di matematica applicata all'università di Uppsala, in Svezia. E cosa c'è di più reale del calcio? «Mettere in pratica una teoria è importante quanto conoscerla. Questa combinazione di teoria e pratica fa del calcio lo sport che amiamo così tanto». Nel tempo libero, Sumpter allena una squadra di bambini. Dice di amare la bellezza astratta delle equazioni e poi sporca la sua matematica con la realtà. Ha lavorato con biologi e sociologi, ha creato modelli quasi per tutto e scomposto il calcio per dimostrare che gli allenatori usano strategie simili a quelle con cui gli uccelli attaccano i vermi, i difensori tedeschi del Bayern si muovono come leonesse a caccia, il Barcellona attacca con le stesse reti che una muffa produce per nutrirsi. Le sue tesi sono in Soccernomics che esce ora in italiano con il titolo La matematica del gol: Sumpter spiega quante probabilità esistono di vedere una rete in un determinato minuto, o come lo schema della "ola" negli stadi sia per noi divertente, e per i pesci una questione di vita o di morte.

venerdì 24 giugno 2016

L'ultima corsa di Ibra santo e canaglia

NIZZA
LO SPACCONE, lo sbruffone, l'Ibrahimovic gradasso è rimasto fuori. Quest'uomo di 35 anni che abbassa gli occhi riesce perfino a fare tenerezza. «Non voglio giocare alle Olimpiadi. La mia ultima partita con la Svezia sarà l'ultima della Svezia agli Europei. E non voglio che sia già arrivata». Lo dice fissando il vuoto, o forse la moquette nera nella pancia dello stadio di Nizza, una città dove in genere non si viene per lasciarsi. La domanda che ha scatenato la confessione gli è giunta in olandese: la lingua del paese in cui è cominciato il suo cammino internazionale. Senza accorgersene Ibra ha chiuso un cerchio rispondendo in inglese, la lingua della sua prossima sfida, quando si sarà sfilato questa maglia gialla. «Non mi piace restare deluso, non mi è mai piaciuto. Porterò per sempre la bandiera della Svezia dentro di me con orgoglio e gratitudine, nella mia ultima partita vorrei che non ci fosse rimpianto».
Allora mettici finalmente del tuo, Ibra, stasera contro il Belgio. Non possono bastare i tre tiri scarsi visti con l'Irlanda e l'Italia, nemmeno un passaggio da ricordare, nemmeno una traccia del giocatore che contende a Ronaldo la possibilità di diventare il primo della storia a far gol in quattro Europei di fila.

sabato 18 giugno 2016

Le radici di Ibrahimovic



MALMÖ. L’uomo arrivato a Parigi da re e andato via da leggenda, a casa sua è qualcosa in meno e molto di più. È un idolo e un fantasma, è un dio lontano, del resto a chi verrebbe in mente di venerare un vicino di casa. Mentre Manchester si prepara ad accoglierlo con un assegno da 13 milioni all’anno per ricongiungerlo a Mourinho e guastare i giorni a Guardiola, esiste un solo posto in cui sia ancora possibile essere Ibrahimović senza smettere di sentirsi Zlatan. Qui, dove tutto è iniziato, dove grazie a lui la vita è cambiata prima che il ponte di Öresund unisse la città a Copenhagen.

sabato 9 agosto 2014

Storia di Johnny e del rigore parato a Ibra

Zlatan Ibrahimovic psg Johnny crede di non avere cose eccezionali da raccontare, niente che possa lasciare a bocca aperta i nipoti intorno al fuoco, sempre che i nipoti un giorno verranno e che per l’epoca ci sia ancora un fuoco intorno a cui raccogliere la famiglia. Nulla di cui vantarsi, serate meravigliose Johnny non ne ricorda. Fino a venerdì, fino al momento in cui Zlatan Ibrahimovic si presenta davanti a lui, pallone a undici metri, calcio di rigore. Johnny è ancora giovane eppure è tanto vecchio. Ha 26 anni e da quando ne aveva 12 gioca a calcio in Francia, prima a Le Havre, dove ha incrociato Paul Pogba e dove per i portieri hanno un discreto fiuto, se lì hanno cresciuto Mandanda (oggi titolare a Marsiglia) e Boucher (numero 1 a Tolosa).