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sabato 21 ottobre 2017

Cosa c'entrano le muffe con il Barcellona

Quando Saba scriveva che «il portiere su e giù cammina come sentinella», mentre Pasolini considerava il calcio «l'ultima rappresentazione sacra del nostro tempo», nel mondo delle lettere nessuno immaginava che dall'universo dei numeri sarebbero venuti a prendersi il pallone. Da sport narrato a sport analizzato. «Quando la matematica incontra il mondo reale può accadere di tutto», dice David Sumpter, londinese, insegnante di matematica applicata all'università di Uppsala, in Svezia. E cosa c'è di più reale del calcio? «Mettere in pratica una teoria è importante quanto conoscerla. Questa combinazione di teoria e pratica fa del calcio lo sport che amiamo così tanto». Nel tempo libero, Sumpter allena una squadra di bambini. Dice di amare la bellezza astratta delle equazioni e poi sporca la sua matematica con la realtà. Ha lavorato con biologi e sociologi, ha creato modelli quasi per tutto e scomposto il calcio per dimostrare che gli allenatori usano strategie simili a quelle con cui gli uccelli attaccano i vermi, i difensori tedeschi del Bayern si muovono come leonesse a caccia, il Barcellona attacca con le stesse reti che una muffa produce per nutrirsi. Le sue tesi sono in Soccernomics che esce ora in italiano con il titolo La matematica del gol: Sumpter spiega quante probabilità esistono di vedere una rete in un determinato minuto, o come lo schema della "ola" negli stadi sia per noi divertente, e per i pesci una questione di vita o di morte.

sabato 20 agosto 2016

L'ossessione di Mourinho per Guardiola (e viceversa)


Lui è il capodoglio bianco, l’inseguito, quello che si sottrae. Lui cerca l’equilibrio, sfugge la schiuma, gelido, mai trabocca. Il Buono della storia è questo uomo senza più capelli. Gli ultimi li ha persi per lo stress di una navigazione col vento in faccia, il vento che gli gettava addosso Quello Lì. Chiamatemi Pep: ogni verità è un abisso. Guardiola è uomo di spazi e di linee, panorami e prospettive. È uomo di confini da spostare e mappe da riscrivere. Il silenzio attorno gli è indispensabile. La bava e la spuma che l’altro agita, sono effervescenze da cui scappare. Tutto è curato dentro il suo mondo, tutto è placido e pacato. Anche la barba sfatta ha una sua armonia. Il look racconta la vocazione alla misura. I maglioncini dal collo a V di colore rosso o grigio. La mano che si accarezza il mento. Una bottiglietta d’acqua sempre con sé, in panchina o nel fine partita, perché sorseggiare aiuta a prendere tempo.

mercoledì 27 aprile 2016

Simeone e Guardiola, la guerra dei mondi

MADRID - Vederli di fronte, stasera, è un atto naturale. È un contrasto antico quanto il calcio. Hanno dato il loro nome a uno stile. Esiste il Cholo Simeone ed esiste il cholismo: la corsa, il pressing alto, il totem della maglia sudata. Esiste Pep Guardiola ed esiste il guardiolismo: il possesso palla, i passaggi corti, le accelerazioni. Uno è testa, l'altro è croce. Uno è la battaglia, l'altro è l'estetica. Uno è il coraggio, l'altro è il tocco. Forse non esistono oggi due persone più distanti e due concezioni del calcio più lontane, a questi livelli.

sabato 31 agosto 2013

Il senso di Guardiola per l'abbraccio

Li ha abbracciati uno per uno. Tutti. Sul campo, in tribuna, di nuovo sul campo. Non era un rito anonimo quella stretta di Guardiola ai suoi uomini, i primi a dargli un titolo senza Messi. C'era intimità, c'era l'esibito piacere di un gesto di cui Pep ha raccontato di avere un terribile bisogno. “Per convincerli che l’idea è una”. Così raccontò a maggio scorso, quando in pieno anno sabbatico volò in Argentina per un ciclo di conferenze sulla sua idea di calcio, una coerente appendice della sua idea di mondo. Parlò dell'abbraccio e del suo metodo d'insegnamento, la sua maniera di costruire un gruppo, di gestirlo, brutta parola, meglio dire di viverlo. E parlò di Messi, l'uomo che forse più di tutti gli è capitato di abbracciare. Ne parlò sorprendendo gli argentini. Ora che si è scollato di dosso l'ombra di Leo vincendo anche senza di lui, la rilettura di quelle frasi racconta un Guardiola privato. Venti frasi. Eccole:

venerdì 25 maggio 2012

L'ultima notte da culè

Preferisco così. Non ho detto di no: ho detto così. Se uno se ne va, non lo fa per mettersi ad aspettare di tornare. Me voy. L'avevo detto, stasera lo faccio. Se vinciamo la Coppa del re, chissà i ragazzi che fanno. Mica possono sempre gettarmi in aria. Prima o poi mi scappa il portafogli dalla tasca e non lo trovo più. Lo prende qualcuno, infila il mio documento in tasca e diventa me stesso. Ma forse è proprio quello che voglio. Essere un altro. E' questo che voglio? Oppure voglio che un altro sia me? Che un altro prenda il posto mio. Preferisco così. Forse.