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lunedì 8 maggio 2017

Le parole di chi ha scalato l'Etna


Che cos'è il Giro dei Giri

"'A Muntagna. Sembra lì per caso, per miracolo, per finta. Come un Everest precipitato in mare, come un K2 emigrato nel Mediterraneo, come un Annapurna sprofondato a sud. 'A Muntagna è l'Etna: divinità prima che vulcano, gigantesca e operosa officina degli dei prima che prepotente e miracolosa basilica della natura, inarrivabile olimpo o paradiso prima che arrivo ciclistico soprannaturale" [1]. "Il puntino rosso, il cratere sulla cima dell'Etna, ci sembra un cero acceso davanti alle nostre speranze. Il mare di raso, il vulcano, la campagna fiorita a perdita d'occhio, scrive un colorista, hanno già vinto. Ma i coloristi sono le modiste del Giro e all'uomo della strada non basta. Il fuoco degli ospiti non cova soltanto sotto la cenere. Divampa imperioso" [2].

domenica 13 novembre 2016

Il mare di Enzo Maiorca


Mare ora inquieto ora cheto, ora torbido. Onde tra il limaccioso e il pastello. Flutti di mare negli occhi. Colori cangianti, che giocano a nascondino come le emozioni. Il mare come amore, il mare come ossessione. La passione tra l'acqua ed Enzo Maiorca, 69 anni, 28 volte recordman di apnea, è antica.
«A due anni a causa della mia salute cagionevole miei genitori andarono a vivere in riva al mare, a Grottasanta, 3 chilometri da Siracusa. Il primo ricordo che ho della mia vita è una distesa di acqua delineata dal contorno delle finestre che si affacciavano tutte sul mare. Le onde sbattevano negli infissi e lasciavano sui vetri scaglie di sale che si animavano con la luce. Quando tornava il sereno mi abbagliavo con tutto quel luccichio. Vedevo cento soli, cento lune, migliaia di stelle, tanti arcobaleni. E fantasticavo su cosa ci fosse al di là dell'orizzonte dell'acqua, dentro le onde». Maiorca parla con una voce da tenorino, flebile, delicata. E dire che ha polmoni infiniti, capaci di resistere senz'aria per sette minuti abbracciato agli oceani, e il coraggio di sfidare l'ignoto degli abissi e l'ignoto dentro il suo cuore.

martedì 6 novembre 2012

Guida al pranzo ideale nella Sicilia orientale

Il Dream Team della tavola
Dove mangiare e cosa quando vi trovate fra Catania, Siracusa e Ragusa

1) Gli arancini al bar all'esterno dell'aeroporto di Catania (alle spalle del noleggio auto)

2) "I neonati" da Incognito, Acireale (via Verga 58)

3) Polpa di granchio al ristorante don Saro, Capomulini, Acireale (Lungomare Martinez 29)

4) Ravioli di pesce spada alla salvia, ristorante La Balata, Marzamemi (largo Balata 14)

martedì 4 settembre 2012

I pettini di Scicli


Via Penna a Scicli è un incanto. Ha un gioco di luci che in un'altra vita si dovrebbe imparare a fotografare. Palazzo Spadaro è a pochi metri dal Comune. Ci si arriva col biglietto comprato all'ufficiodi Montalbano, ma per riuscire a entrare bisogna farsi largo tra un po' di folla. Gente elegante. Una signora molto cordiale avverte che la pinacoteca è al primo piano, il guaio è che tra poco, dice, in una stanza là accanto si deve celebrare un matrimonio. 
Guarda il biglietto che ho comprato e che ho tra le mani. Capisce. Perciò continua a dire: non è che non si può salire. Si può. Volendo si può. Ma tra poco di sopra c'è questo matrimonio, tra poco sopra ci sale tutta questa folla, tra poco sopra chi lo sa se è libera una guida in mezzo a tanta confusione. Si ferma e guarda dritto negli occhi.
E di vedere la pinacoteca in questo modo,in mezzo a tanta confusione, a voi vi conviene?

lunedì 3 settembre 2012

Ragusa-Scicli, il derby del turismo da fiction


Un accordo non lo troveranno. Dico Ragusa e Scicli. I primi hanno riempito le loro strade di cartelli e indicazioni che segnalano la città come la capitale del mondo di Montalbano. Un set all'aperto e perpetuo, compreso il ristorante La Rusticana, che nella fiction si chiama da Calogero. A Scicli hanno meno cartelli e più capacità persuasiva. Ti dicono che la fiction si gira tutta da loro. Quasi. In fondo. Più o meno. Da loro. 
Neppure falso è. Non del tutto. Dentro il Comune di Scicli, nella stanza del sindaco, piazzano il set per l'ufficio del questore di Vigata. Girano lì. E l'ingresso, e la piazza, e la viuzza laterale, si riconoscono immediatamente. Anche senza cartelli.

giovedì 16 agosto 2012

L'oasi di Vendicari, o forse Frittole

Manca solo un passaggio a livello. Altrimenti sembrerebbe Frittole, e non chiedetemi cos'è Frittole: per quello c'è Google. La riserva naturale di Vendicari è lunga 8 chilometri, con 1.500 e passa ettari di agrumeti, uliveti, pantani, saline, sabbia, mare. E il vento, madonna, che meraviglia il vento di Vendicari. Qui vengono a fermarsi duecento specie di uccelli durante la loro migrazione verso l'Africa. E aironi, fenicotteri, cicogne, gabbiani.

martedì 7 agosto 2012

L'estate lenta

Una scena da "Hot Spot" di Hopper
L'ufficio è piccolo piccolo. Fa caldo. Si sta tutti trafitti da un raggio di sole, ed è subito afa. Il ventilatore è insufficiente. Pare di essere dentro un film di Dennis Hopper. Al banco del noleggio auto non c'è nessuno, nemmeno la fila. Dietro il bancone i due impiegati scrivono al computer, trascrivono moduli di carta su form elettronici, righe e righe, poi scannerizzano, allegano. E ricominciano.
Ho prenotato una macchina.
Il loro sguardo si alza un istante, giusto uno. Ora arrivano. Ora che finiscono. È il concetto di "ora" che va resettato. Chiedete a un romano quanto si impiega a piedi per andare in un posto che dista 800 metri, risponderà aeeeeeh, ce vojono 20 minuti, nun conviene, meglio aha metro. Chiedetelo a un siciliano, e saranno due minuti.

giovedì 2 agosto 2012

La Sicilia, Goethe e il default


Catania è laggiù, un grumo scuro rigettato da un ciclope. Quando l'aereo va a cercarla con la sua punta di ferro, si fa accogliente e bugiarda. Ti promette il mare e ti mostra per primi i suoi monti, il suo deserto scabro. Catania è femmina, anche se non lo dà a vedere. 

Le nuvole sono sparite, sono sopra, boh, o sono dietro. Eppure è sempre di nuvole sulla Sicilia che discute il mondo quando di Sicilia parla. Gli sprechi, la spesa pubblica, il default. Un format. Lo steward che serve acqua frizzante dentro un cilindro di cartone, un attimo fa diceva che lui Lombardo non l'ha votato mai, ma che da Lombardo si aspettava altro. Tipo? Una risposta migliore a Formigoni, ribatte. Quando quello lì gli ha fatto su twitter la battuta del cognome, che pareva Totò, o peggio ancora Grillo, peggio - lo vuole precisare - perché i film di Grillo non facevano ridere proprio a nessuno. "Di Lombardo ha solo il cognome", se lo ricorda cosa scrisse Formigoni su Twitter? Lombardo avrebbe dovuto rispondergli che invece lui è delle formiche ad avere solo il cognome, che avrebbe dovuto chiamarsi Cicaloni con le vacanze che fa, e noi qui a spremerci il sudore e il sangue. Cicala, altro che formica. 

martedì 8 novembre 2011

Le regole di Sandro Campagna


La regola d' oro è questa. «Io sono il ct, i giocatori fanno i giocatori. Amici mai. Io trasmetto emozioni, loro devono avere piacere di seguirmi. Altrimenti che veniamo a fare in nazionale?». Sandro Campagna è un portagioie e dentro c'è la pallanuoto. Ha mani curate come i giardini dei re. L'acqua gliele ha lisciate un po' alla volta ogni giorno, in questi 48 anni. Lui le muove per trasformare in medaglie le squadre che tocca. Cloro, argento e bronzo. Due volte campione del mondo, da giocatore e l'estate scorsa da allenatore. Una specie di Beckenbauer galleggiante, le grinze che vengono ai polpastrelli.

giovedì 25 marzo 2010

Il nipote del negus

E' uscito il nuovo Camilleri
- Pippì, allura 'stu bissino arriva o non arriva?
- Pare che arriva.
- Vero è che camina scàvuso?
- Ma quannu mai. Porrino parlò col direttore del convitto di Palermo. Porta scarpi che costano quanto a dù misate di stipendio mio

venerdì 29 maggio 2009

La danza del gabbiano


Arriva oggi il quindicesimo Montalbano di Camilleri.

Fu verso le cinco e mezza del matino che non ce la fici cchiù a ristarisinni corcato coll’occhi sbarracati a taliare il soffitto. Era ’na cosa che gli era principiata con le vicchiaglie: di solito, passata la mezzanotti, si stinnicchiava a letto, liggiva ’na mezzorata, appena che la vista accomenzava a fargli pupi pupi chiuiva il libro, astutava le luci del commodino, pigliava la posizioni giusta, che era di corcarisi supra al scianco destro, le ghinocchia piegate, la mano dritta aperta a palmo in su supra al cuscino e la guancia appuiata alla mano, ’nsirrava l’occhi e di colpo s’addrummisciva.

venerdì 24 ottobre 2008

Il nuovo Montalbano comincia così

Aviva appena pigliato sonno doppo ’na nuttata che pejo d’accussì nella sò vita ne aviva avute rare, quanno l’arrisbigliò di colpo un trono che fu come ’na cannonata sparata a cinco centilimetri dal sò oricchio. Satò susuto a mezzo del letto, santianno. E accapì che il sonno non sarebbi cchiù tornato, inutili ristarisinni corcato (...)