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lunedì 5 marzo 2012

Il senso di Dalla per la pelle

Il sogno di questo blog è diventare un'opera collettiva. Per un po' c'è stato il contributo di Panchester, sarebbe bello avere le recensioni letterarie di Petulia (gliela butto lì), e finalmente torna Buildo. L'autorevole Buildo.

C’era un tempo in cui Ottantacento non si faceva chiamare così. Il tempo in cui Andreotti decideva tutto su giornali e giornalisti. Beato chi lo conosceva. Quando Ottantacento non si faceva chiamare così, un giorno parlammo di Dalla e dei tòpoi presenti nei suoi pezzi. La parola tòpoi la usò lui (Ottantacento non era ancora Ottantacento ma un ragazzo già molto preparato). Il tòpos luna e il tòpos stelle vennero facili. Poi saltò fuori la pelle. Non so a lui, a me la pelle stava a cuore. Ma assai. Oltre che la profondità interiore e una buona disposizione all’igiene intima, nelle donne ho sempre cercato la qualità della pelle. Perciò mi piaceva che Dalla se ne occupasse. Prima di Venditti, prima che Venditti piazzasse il brevetto e che nella canzone italiana i diritti sulla pelle diventassero suoi.

venerdì 2 marzo 2012

Lucio Dalla: pensiero, parola ed essere


[le parole più usate nelle sue canzoni]

giovedì 1 marzo 2012

Lucio Dalla da questa parte del mondo


Lucio Dalla aveva dedicato a Napoli uno dei suoi pezzi più famosi, Caruso. Un omaggio così riuscito da rappresentare un esempio di agnizione della napoletanità, come ha scritto Francesco Durante nel suo recente I napoletani e come si disse qui un paio di mesi fa.
Ma il rapporto fra Lucio Dalla e Napoli non era soltanto fatto di catene che scioglie 'o sangue dint''e vvene. Nel suo ultimo disco, tre anni fa, c'erano il dolore e la vergogna per i rifiuti (la canzone si chiamava Fiuto, cantata in coppia con Servillo), e pareva persino di leggerci dentro il canto d'addio al bassolinismo della città. Era nei versi Maramao sei vivo o morto, la monnezza t'ha sepolto, l'insalata c'era anche lì nel porto, Maramao perché ti han storto. La canzone più riuscita di quel disco, Broadway, si chiudeva con un verso in napoletano, Stateve ccà, cioè State qui, una specie di Resta cu' mme meno privata, più urban, in questi anni di nuova emigrazione dal sud, coi trolley e i tablet al posto delle valigie di cartone.

venerdì 6 novembre 2009

Lucio Dalla, i rifiuti, i neoborbonici e Bassolino


L'ultimo disco di Lucio Dalla non è indimenticabile. Anzi è proprio brutto. Se si capisce come sia possibile che una vena si spenga, non è chiaro come accada che uno come lui stoni. Perché stona proprio: il disco si sente tutto qui. Il pezzo migliore sembra Broadway, che Dalla chiude con una frase in napoletano, Stateve ccà. E sempre a Napoli è dedicato il duetto con Toni Servillo, Fiuto, pezzo che gira intorno alla vicenda rifiuti. Ora. Lasciando perdere il delirio del movimento neoborbonico che invita a boicottare i concerti del bolognese che maggiormente ama Napoli, una cosa non è chiara: ma il Maramao della canzone è Bassolino?