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lunedì 5 marzo 2012

Il senso di Dalla per la pelle

Il sogno di questo blog è diventare un'opera collettiva. Per un po' c'è stato il contributo di Panchester, sarebbe bello avere le recensioni letterarie di Petulia (gliela butto lì), e finalmente torna Buildo. L'autorevole Buildo.

C’era un tempo in cui Ottantacento non si faceva chiamare così. Il tempo in cui Andreotti decideva tutto su giornali e giornalisti. Beato chi lo conosceva. Quando Ottantacento non si faceva chiamare così, un giorno parlammo di Dalla e dei tòpoi presenti nei suoi pezzi. La parola tòpoi la usò lui (Ottantacento non era ancora Ottantacento ma un ragazzo già molto preparato). Il tòpos luna e il tòpos stelle vennero facili. Poi saltò fuori la pelle. Non so a lui, a me la pelle stava a cuore. Ma assai. Oltre che la profondità interiore e una buona disposizione all’igiene intima, nelle donne ho sempre cercato la qualità della pelle. Perciò mi piaceva che Dalla se ne occupasse. Prima di Venditti, prima che Venditti piazzasse il brevetto e che nella canzone italiana i diritti sulla pelle diventassero suoi.

domenica 23 maggio 2010

Perché stavolta non vince Federer

Perché a Parigi, al Roland Garros, il miglior tennista del mondo non vince mai. 
Rewind. 
Con un po' di argomenti che farebbero andare in freva Buildo - anzi l'autorevole Buildo - Roger Federer ha detto in questi giorni in qualche intervista qua e là che sulla terra non c'è bisogno di avere la volè, quasi non c'è bisogno del servizio, che basta avere le gambe e si può vincere lo stesso uno Slam. E' più facile. Ha precisato che non è una cosa sgarbata verso Nadal, perché Nadal vince ovunque: non solo sulla terra. Ha ammesso che comunque lui non ha un problema con la terra, ma ha un problema con Nadal. E al netto di un po' di semplificazioni, sono tutte cose abbastanza condivisibili.

sabato 7 novembre 2009

> 90°: Brüno

Dopo il grande successo ottenuto al debutto con la recensione di Baarìa, torna Buildo, che apre una rubrica su questo blog. Ed essendo un angolo tutto suo, la rubrica si chiama Maggiore di 90 gradi.



Mi sforzo di capire qual è l’obiettivo di Sacha Baron Cohen. Non nella vita, non mi frega. Nel suo ultimo film: Brüno. Il primo – Borat – l’avevo visto e non visto. Solo tre quarti d’ora sbirciati su Sky Cinema, a film iniziato. E torno all’obiettivo di Sacha. Far ridere, e va bene. Poi? Disturbare? Ci riesce, con continuità ammirevole. Scandalizzare? Ci riesce meno, ma qui va perdonato: scandalizzare non è semplice. In fondo puoi scandalizzare con pochissimo alcuni, può non bastare praticamente nulla per altri. E poi che altro vuole? Spostare i confini del buon (o cattivo, come vi pare) gusto? Se Brüno saprà diventare un cult, può anche far suo qualche piatto del poker. Viceversa, lo scopo è ambizioso da morire.

mercoledì 14 ottobre 2009

Gli zero 7 e yeah ghost


Simple Things, disco d'esordio degli Zero 7, è uno dei cd conosciuti nel 2001 grazie a Buildo, anzi l'autorevole Buildo. Cd conosciuto e amato. Al punto da attendere con curiosità ogni lavoro successivo degli Zero 7. When It Falls del 2004 non fu altrettanto convincente, The Garden del 2006 non ne parliamo, e ora esce questo Yeah Ghost.
Che non è indimenticabile. E come dicono a Pop Matters, tutto questo o disorienta o frustra. Tra tutte queste macerie, la voce di Eska Mtungwazi resta sempre quello che è. Regge i pezzi da sola. Come in The Road.
Pazienza, vuol dire che adesso ci buttiamo su Editors e Vampire Weekend.

Vecchi post in cui si incontra la figura di Buildo
La sovrana lettrice
Sbariare

lunedì 11 maggio 2009

Anche i manifesti sono una tentazione

Nel corso di un G2 telefonico sul tema pubblicità choc - tenuto ieri sera con Buildo, anzi l'autorevole Buildo - siamo stati profondamente toccati dal ricordo di un torbido manifesto che tempo fa attentava in modo chiaro e pericoloso alla dignità dei bambini.













In Canada effettivamente scatenò deviazioni di un certo tipo