lunedì 29 febbraio 2016
Dove sono i maestri inglesi
sabato 27 febbraio 2016
Gigi D'Alessio, la frittata di maccheroni e la musica di merda
Un giorno mi sono accorto di non essere mai stato a un concerto di Gigi D'Alessio né di aver mai comprato un disco suo. In sostanza, con il mio reddito non ho mai contribuito a incrementare il suo patrimonio.
(A meno che non lo stia facendo in qualche modo adesso, ascoltando le sue canzoni in sottofondo attraverso il mio abbonamento di musica in streaming online)
Ma quel che conta è altro. Non conosco nessuno, della mia cerchia, dico nessuno, che l'abbia fatto, o che si dica disposto a farlo da domani. Se ci pensate, non è una cosa normale. Può capitare fra persone che si conoscono e si dicono amiche di dividersi sul gradimento verso questo o quello. A uno piace Sordi all'altro Manfredi, uno legge DeLillo e l'altro preferisce Carver, chi vedeva Lost e chi vedeva Friends. In queste dicotomie Gigi D'Alessio non c'è mai. E io per molto tempo mi sono chiesto perché.
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mercoledì 24 febbraio 2016
Il primo gol iracheno in serie A
QUANDO il 19 ottobre del '57 la nazionale irachena di calcio gioca la prima partita ufficiale della sua storia a Beirut, pareggiando 3-3 con il Marocco, l'Italia ha già vinto due volte i Mondiali e una le Olimpiadi, ha perso una generazione d'oro con il Grande Torino e ha appena visto la Fiorentina di Fulvio Bernardini spingersi in finale di Coppa dei Campioni. Qualche anno ancora e nasceranno il Milan di Rocco e l'Inter di Herrera. Fra i due mondi non c'è confronto. Perciò quando quasi sessant'anni dopo, Ali Adnan Kadhim Al-Tameemi scaraventa di sinistro una punizione dentro la porta alla destra della tribuna di Marassi, Genova, proprio la città che dominò ai tempi dei pionieri, pare quasi che con il primo gol arrivato in Italia da Baghdad la storia voglia suggerirci qualcosa. Che sono cadute tutte le barriere, ma proprio tutte, e non c'è troppo da farsi maestri.
sabato 20 febbraio 2016
La filosofia, lo spogliarello e il Torino. Intervista di Sermonti a Eco sul calcio
Altrove troverete ricordi di Umberto Eco più autorevoli. Qui, nel piccolo spazio calcistico di questo blog, ho trascritto un'intervista da lui rilasciata all'Unità nel 1982, alla vigilia del Mundial che l'Italia avrebbe poi vinto a sorpresa in Spagna. A intervistare Eco sul tema calcio c'era Vittorio Sermonti, in quel momento già autore di tre romanzi, curatore per la radio delle "Interviste impossibili", successivamente poeta e insigne dantista. Dopo il Mundial, Sermonti avrebbe pubblicato un meraviglioso saggio-dossier sul comportamento tenuto dalla stampa italiana in quei giorni: "Dov'è la vittoria" (Bompiani), purtroppo fuori catalogo (si può consultare alla Biblioteca nazionale di Roma). E' questa un'intervista spesso giocata sul registro dell'ironia reciproca.
Professor Eco, che cosa pensa Ella del Mundial, che come saprà sicuramente...
"Non so nulla".
Si tratta di campionati mondiali di calcio, che si svolgeranno in Ispagna dalla prossima settimana.
"Pur essendomi nella vita occupato di un congruo numero di cose, a salvaguardia del mio equilibrio spirituale mi sono riservato zone di assoluto disinteresse e perfetta ignoranza. Per talune, il mio rifiuto è, diciamo così, intermittente, revocabile. Per altre, stabile, eterno e metafisico".
Mi par di capire che il calcio rientra in quest'ultima sezione.
"Ha capito bene".
Professor Eco, che cosa pensa Ella del Mundial, che come saprà sicuramente...
"Non so nulla".
Si tratta di campionati mondiali di calcio, che si svolgeranno in Ispagna dalla prossima settimana.
"Pur essendomi nella vita occupato di un congruo numero di cose, a salvaguardia del mio equilibrio spirituale mi sono riservato zone di assoluto disinteresse e perfetta ignoranza. Per talune, il mio rifiuto è, diciamo così, intermittente, revocabile. Per altre, stabile, eterno e metafisico".
Mi par di capire che il calcio rientra in quest'ultima sezione.
"Ha capito bene".
venerdì 19 febbraio 2016
I tasti leggeri di Ezio Bosso
giovedì 18 febbraio 2016
Le sette canzoni che ci sono dentro Vincere l'odio
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| Gli Elii vestiti da Kiss a Sanremo 2016 |
Dentro l'orchestra di Sanremo
Il ragazzo che in seconda fila suona il flauto e che apre il pezzo degli Stadio, un anno fa di questi tempi era seriosamente impegnato a leggere lo spartito dei Dialoghi delle carmelitane di Poulenc, in cartellone al Petruzzelli di Bari. Cosa di un certo spessore e di un certo peso, a maggior ragione se il confronto è con i Dear Jack. Simone De Franceschi è al suo primo Sanremo, lui che è nato proprio qua, 25 anni, figlio di un fagottista mai stato al festival per un motivo semplice: dalla musica pop i fagotti sono come banditi. “Ho saputo tre settimane prima che si cominciasse. C’era un posto vuoto da flautista, ed eccomi: un’esperienza incredibile e inattesa”. L’orchestra che accompagna i cantanti a Sanremo nasconde storie di strumentisti che nell'ombra dedicano la loro vita alle note. Ventotto archi, un flauto (Simone), un oboe, due corni. “Ho studiato all'accademia di Santa Cecilia, a Roma. Il mio sogno sarebbe entrare in una sinfonica. I Berliner, be’, quello sarebbe davvero il massimo”. Li abbiamo visti in questi giorni assorti, altre volte commossi, come la violinista Chiara Antonutti per l’esibizione di Ezio Bosso.
mercoledì 17 febbraio 2016
Le squadre che non vincono mai
Si può trasformare in sette giorni una squadra che non vince mai? E' questa la sfida di Gianluca Vialli e Lorenzo Amoruso, in giro per l'Italia con l'obiettivo di risollevare dal fondo della classifica le formazioni dei campionati dilettanti col peggior rendimento. Anche il calcio ha il suo docu-reality. Intorno a questa idea è nato "Squadre da incubo", format originale prodotto da FremantleMedia con lo stesso Vialli fra gli autori. Il programma sarà trasmesso da domani su Mtv8 (canale 8 del digitale terrestre) in prima serata: sei puntate da 50 minuti per la regia di Alessandro Tresa. Si inizia da Sezze Scalo (Latina), poi Giffoni Valle Piano, Martirano Lombardo, Carunchio, Buttrio, Moneglia. Quella che segue è una chiacchierata fatta con Lorenzo Amoruso sulla sua carriera e sul significato del codice del calcio.
Messi al confine tra colpo di classe e irrisione
Il tiro a due dal dischetto di Messi e Suarez contro il Celta riapre il dibattito: colpo di classe o un modo per irridere i rivali? L'avesse fatto Neymar, sarebbe parso quasi naturale. Lui ha una faccia da cattivo pure quando sorride, lui che spesso incastra il pallone fra il tacco del piede destro e la punta del sinistro, facendolo ruotare sopra la testa dell'avversario, un sombrero diciamo noi, "lambretta" la chiamano in Spagna. Un rigore del genere da un insolente te lo aspetteresti. Da Messi no, Messi è il cuore tenero che si commuove per Murtaza Ahmadi, il bimbo afghano con una busta di plastica al posto della maglia. Perciò quando mette la palla sul dischetto e calcia nella maniera più sfrontata degli ultimi anni, molto più di qualunque cucchiaio visto finora, trasforma se stesso e tutto il Barcellona in una succursale della famiglia Simpson, lasciandoci il giorno dopo alle prese con un bel dilemma: qual è il confine fra lo spettacolo e l'irrisione?
martedì 16 febbraio 2016
Tenco, l'hotel Savoy e la memoria di Sanremo
LE MIMOSE fioriscono in pace, dietro un cancello che Sanremo non riesce a riaprire. Poco oltre la metà di questa strada in salita ormai presa d'assalto dalle agenzie immobiliari, dopo un caffè, una bottega di bigiotteria e un buco in cui si tosano cani chiamato "Il paradiso di Pluto", da una curva a gomito spunta un pezzo di memoria con cui la città del Festival ancora non si sente in pace. Hotel Savoy, via Nuvoloni numero 44. Nella notte fra il 26 e il 27 gennaio del 1967 la canzone italiana qui trovò cadavere uno studente di ingegneria che viveva a Recco con sua madre, Luigi Tenco, appena bocciato dalla giuria popolare e neppure ripescato in gara da quella degli esperti al Casinò. I giornali non fecero in tempo a dare la notizia, raccontavano anzi in quelle ore di un Festival piatto, senza polemiche.
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