E visto che dopo dieci anni abbiamo un meraviglioso disco di David Bowie da sentire e risentire all'infinito, vale la pena andare a ripescare una cosa del '93, una conversazione pubblicata dalla rivista quadrimestrale Panta di Bompiani tra Bowie e lo scrittore Hanif Kureishi, che all'epoca non aveva ancora tirato fuori Intimacy e The Mother, ma aveva appena esordito con Il Budda delle periferie, e comunque aveva scritto le sceneggiature di My Beautiful Laundrette e Sammy and Rosie vanno a letto.
Prendetevi 5 minuti, ne vale la pena.
(Ehi, bambini, David Bowie è quel signore che stanno provando a farvi odiare con lo spot a ripetizione nelle partite di serie A - Oh we can be heroes, just one day - ma non ci riusciranno, bambini, vero?)
giovedì 14 marzo 2013
sabato 2 marzo 2013
La Napoli di Armando Trovajoli
Lui, colonna sonora di Roma. Che non doveva fare la stupida, comunque non quella sera.
Lui, Ciumachella de Trastevere.
Lui, quello del posto a tavola da aggiungere.
E poi Napoli.
Anche Napoli.
Ecco, Armando Trovajoli, Napoli ce l'aveva in testa così.
Lui, Ciumachella de Trastevere.
Lui, quello del posto a tavola da aggiungere.
E poi Napoli.
Anche Napoli.
Ecco, Armando Trovajoli, Napoli ce l'aveva in testa così.
venerdì 1 marzo 2013
Grazie, buonanotte
Ho detto così. Ho detto: Grazie, buona notte. Poi ho chiuso la finestra e tutto è finito. Tutto è compiuto. Come sul Golgota. Neanch'io sono sceso dalla croce. Non dite che l'ultima parola del papa è stata notte. La notte rimuove l'abituale sensazione di una vita comunitaria: quando non brilla luce, né si ode voce umana, chi ancora veglia, prova un senso di solitudine. Cosa ha a che fare la notte con il sonno? Dite la verità, allora, voi che siete rimasti lì, fuori dal mio portone. La verità è che l'ultima parola del papa non è stata notte. E' stata Buonanotte. Non è la stessa cosa. Separarsi è stato un sì dolce dolore, che avrei detto buonanotte finché non fosse stata mattina. Ed eccola, ora: la mattina è qui.
lunedì 25 febbraio 2013
Heartland
Dio salvi la regina, e speriamo che David Beckham non sbagli questo calcio di rigore. Estate del 2002, campionati mondiali di calcio in Giappone, l' Inghilterra sta sfidando l' Argentina. Già basterebbe perché non sia soltanto una partita di calcio, con tutta l'evocazione delle Falkland. Ma in Heartland, questa è una partita che diventa qualcosa in più. Cartwright ne fa il filtro attraverso cui guardare un pezzo di Paese - le West Midlands - unito dagli scarpini del suo campione e dalla consapevolezza di un declino, metaforicamente ritratto nella crisi dell' immaginaria città di Cinderheath. Dove una volta dominava l' industria e invece ora vogliono costruirci una moschea. Una città, scrivono i tabloid, sul punto di bruciare d' odio, mentre il British National Party prova a vincere le elezioni e il progetto neolaburista ripiega mestamente. Nel cuore dei perfetti ingranaggi di questo romanzo corale sta Rob Catesby, ex calciatore. A lui toccherà tornare in campo per un' ultima partita con cui si decide il torneo locale: contro la squadra della comunità musulmana. Un romanzo che, alla sua uscita in Inghilterra, fu paragonato a Underworld di DeLillo. Non senza ragioni.
(Repubblica, 24 febbraio 2013)
(Repubblica, 24 febbraio 2013)
martedì 19 febbraio 2013
Il tele allenatore Vilanova
giovedì 7 febbraio 2013
Il video di Cardito, il gasolio di Makkox e l'idea che abbiamo di Napoli
Dunque era un falso. Il video di Cardito era un falso. La "trama" la conoscete. Un uomo di mezza età, impacciato nel fare manovra con la sua auto, blocca una strada. Per ore, c'è scritto nella didascalia. E comunque questa è la verità che lentamente si diffonde con il passaparola, amplificato dalle condivisioni in rete. Per ore. L'uomo blocca auto e moto (una delle quali trasporta un prosciutto). Blocca una strada, un paese, blocca pure una processione della Madonna. L'uomo anziché provare imbarazzo si infuria per le proteste della gente, alla fine con l'aiuto del parroco riesce a fare manovra e ad andare via. Finito. Il video è questo. Tutto qui.
giovedì 24 gennaio 2013
Il cinematografo di Ciccio e Peppuccio
Alla fine, quando di pagine non ce sono più, rimane una parola sola. Peccato. Peccato che sia concluso il colloquio tra Francesco Rosi e Giuseppe Tornatore (alla Hitchcock-Truffaut), peccato che Francesco Rosi abbia smesso di fare film. Peccato che tanti dei progetti di cui parla nel libro "Io lo chiamo cinematografo" siano rimasti incompiuti. Ci siamo persi non so se dei capolavori, certamente altri momenti di discussione. Li ha persi soprattutto l'Italia, che negli anni '60 si fermava a dibattere sui grandi temi sollevati dal regista; addirittura dopo i suoi film nascevano commissioni d'inchiesta in Parlamento.
"Il cinematografo è troppo serio per essere solo uno spettacolo".
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venerdì 18 gennaio 2013
L'albergo dei poveri
- Pa'.
- Mmm...
- Bella la mostra sui dinosauri, vero?
- Bella, sì.
- Realistici i dinosauri, eh?
- Ti sono piaciuti?
- Tanto.
- ...
- ...
- Pa'.
- Sì?
- Ma questo posto non è un vero albergo.
- No, non è un albergo.
- Perché allora si chiama albergo dei poveri?
- Perché molti molti anni fa, quando a Napoli governava la monarchia, re Carlo III volle costruirlo per i poveri del regno.
- Mmm...
- Bella la mostra sui dinosauri, vero?
- Bella, sì.
- Realistici i dinosauri, eh?
- Ti sono piaciuti?
- Tanto.
- ...
- ...
- Pa'.
- Sì?
- Ma questo posto non è un vero albergo.
- No, non è un albergo.
- Perché allora si chiama albergo dei poveri?
- Perché molti molti anni fa, quando a Napoli governava la monarchia, re Carlo III volle costruirlo per i poveri del regno.
martedì 15 gennaio 2013
Le anteultime / Changeling
[I film visti quando li hanno già visti tutti]
Com'era quella frase famosa di Sergio Leone? Ah, sì. Che Clint Eastwood ha due facce, una col sigaro e una senza. Era scritta anche sul muro fuori il liceo Umberto. Una volta almeno c'era, ora non lo so. E' questo il guaio del decoro urbano: quando danno una rinfrescata, dai muri cancellano pure le scritte più belle. Ci siamo cresciuti - anche noi che non andavamo all'Umberto, anche quelli che non sapevano che la frase fosse di Sergio Leone - sì, ci siamo cresciuti con l'idea che Clint avesse davvero quelle due facce lì. Perciò le cercavamo nei suoi film. Dentro i personaggi interpretati da lui, e un po' alla volta anche dentro i personaggi scritti da lui, quando per una ventina d'anni non ha sbagliato un film.
Com'era quella frase famosa di Sergio Leone? Ah, sì. Che Clint Eastwood ha due facce, una col sigaro e una senza. Era scritta anche sul muro fuori il liceo Umberto. Una volta almeno c'era, ora non lo so. E' questo il guaio del decoro urbano: quando danno una rinfrescata, dai muri cancellano pure le scritte più belle. Ci siamo cresciuti - anche noi che non andavamo all'Umberto, anche quelli che non sapevano che la frase fosse di Sergio Leone - sì, ci siamo cresciuti con l'idea che Clint avesse davvero quelle due facce lì. Perciò le cercavamo nei suoi film. Dentro i personaggi interpretati da lui, e un po' alla volta anche dentro i personaggi scritti da lui, quando per una ventina d'anni non ha sbagliato un film.
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venerdì 11 gennaio 2013
Perché non possiamo non dirci simpatici
Tutto possono dirci. E tutto ci dicono. Brutti, sporchi, cattivi. Tutto ci dicono e tutto ci teniamo. Ma antipatici, ah no, antipatici no. Quello è un aggettivo che consideriamo irricevibile. Il piccolissimo caso Marchisio, ecco l’ultima prova. C’è un calciatore della Juve che dà un’intervista, risponde a una domanda in modo schietto e sincero (inconsueto per il suo mondo), e anziché ruminare complimenti ipocriti ammette che il Napoli gli sta antipatico. Allora il Pianeta Napoli s’offende. Si rizela prima di tutto il club che interviene con una nota ufficiale. Si indigna buona parte del tifo. Ma come: antipatici noi?
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