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venerdì 11 maggio 2012

La muerte digna

In nove mesi l'Argentina ha scritto e approvato una legge sulla morte degna, intesa come il diritto di un paziente in stato vegetativo o terminale di vedere terminati quei trattamenti che prolungano la vita artificiale. Il consenso potrà arrivare dal paziente stesso o dai suoi familiari. A novembre scorso il sì dei deputati, ieri quello al Senato. Tutto è cominciato ad agosto, quando una donna supplicò il Parlamento affinché le desse una legge per la sua Camila.
Camila ha tre anni. Per un errore dei medici durante il parto, nacque senza vita. La rianimarono per 20 minuti. Il cuore riprese a battere, ma non ha mai respirato da sola, né visto, parlato, ascoltato, pensato. La storia di Camila è qui. Sua madre dice che questa legge non ha niente a che fare con la morte, ma con la vita.

mercoledì 24 marzo 2010

Ansia da spettatore

Ma questa firma significa che non ci saranno più film tipo John Q?

mercoledì 24 febbraio 2010

Una pediatra a cui chiedere ogni tanto un consiglio


Un nome da segnarsi da qualche parte.
Eva Kopacz.
E' una pediatra polacca.
E' ministro della salute nel suo paese.
Mentre in Italia si prevedevano 95mila morti, no-van-ta-cin-que-mi-la, lei teneva al parlamento europeo un discorso in cui metteva in dubbio la serenità di certi accordi fra i governi e le case farmaceutiche (peraltro il governo italiano era già stato criticato da Nature).

domenica 4 ottobre 2009

Quando vi diranno delle falsità di internet

La pillola di cui parla oggi in un articolo anche il Corriere, quella che cancella i traumi e azzera la memoria di se stessi, quella che ha scatenato indignazioni e analisi nel solco della linea "signora mia dove andremo a finire", ecco, quella pillola - beh, insomma, ehm cough cough - pare che non esista.
Ieri pomeriggio al Fatto - ci stavano cascando - avevano rivelato la beffa. E' la pubblicità di un programma di Current Tv. Che si chiamerà appunto Letenox. Nessuno aveva badato al nome dell'azienda produttrice del Letenox, la Marlow & Kurtz. C'era troppo Conrad per non insospettirsi.
Oddio, proprio nessuno no.
Jacopo Fo sapeva tutto già da mercoledì.

giovedì 31 luglio 2008

Clandestini


Se il federalismo porta a soluzioni di civiltà come questa, che come dice Giovanna Zucconi sono fatti non parole, anzi i fatti contro le parole, allora bene, benissimo. Certo, poi ti deve pure capitare il governatore giusto.

giovedì 13 marzo 2008

Mario e Marcelo

Marcelo mostra a Mario
i mesi di attesa che gli toccano
Mario, 64 anni, ferroviere in pensione. Mio zio. Controllava otto treni per notte. Si è rotto un legamento della spalla cadendo da una scala: puliva i vetri in casa di sua figlia, precaria e neo-mamma anche se non ha sposato Piersilvio. Per l'operazione Mario è rimasto un mese in lista di attesa, e poi per una settimana in corsia per non perdere il posto. La spalla gli fa male ancora. Hanno scoperto che il filo all'interno è troppo lungo. Devono operare di nuovo e tagliarlo. Un altro mese di attesa, ma gli hanno fatto capire che se fa una telefonata a Montemarano, i tempi si accorciano. Magari Montemarano fa il miracolo. Gli accorcia pure il filo.
Non è per avarizia: Mario ha una tariffa con cui paga solo lo scatto alla risposta. Non è neppure per moralismo, lui chiamerebbe. Ma è tra i tanti che quel numero di telefono non ce l'ha. In alternativa gli hanno detto che l'intervento si può fare privatamente. Settemila euro.
Marcelo, 30 anni, centravanti. Di cognome fa Zalayeta. Ha segnato 8 gol in un anno. Si è rotto un legamento del ginocchio scontrandosi con Mexes domenica pomeriggio. Lunedì l'hanno operato. Non perché abbia chiamato Montemarano. 
Ora, nel momento in cui i partiti diventano tutti più uguali, viene il sospetto che tra le persone invece esistano ancora diseguaglianze. Discriminazioni, ecco. Non per il colore della pelle, almeno non stavolta. Non tra italiani ed extracomunitari, almeno non stavolta. Il sospetto è che chi si rompe una spalla viene trattato peggio di chi si rompe un ginocchio. E questo non è bello.
Che poi se zio Mario aveva settemila euro da spendere, si teneva il filo lungo nella spalla e se ne andava due settimane a Parigi con mia zia. 

venerdì 2 giugno 2006

Il ciclone Emilio M.

Berlusconi, e dopo viene lui. Il più votato del centrosinistra. «Lavoro enorme. Un segreto non esiste. Ho fatto campagna elettorale alla vecchia maniera: girando per le case». I cattivi dicono che erano case di cura. Emilio Montemarano mette piede per la prima volta in Consiglio comunale a 25 anni: su 7.457 schede c'è scritto il suo cognome. Lo stesso di papà Angelo, assessore regionale alla Sanità. Un boom, un trionfo, tutto fuorché una sorpresa. «Voti miei, raccolti tra gli studenti universitari, e altri ricevuti dagli amici di sempre». Tra i medici. Il ciclone è passato soprattutto lì. «Ma da soli i medici non garantiscono tutte queste preferenze».