Il mio nuovo garagista, nel senso che ho un nuovo garage, non che sia venuto un nuovo custode nel vecchio garage; ecco, il mio nuovo garagista in genere se ne sta seduto all'aperto, all'ingresso, su una piccola sedia in legno, prima della discesa. E' un uomo sulla settantina, si chiama Ferdinando, romano mi dice, ma con un accento neutro, anche se a me viene di chiamarlo come se fossimo a Napoli. Non per posa ma per istinto, forse perché sfoggia una faccia molto compatibile con tutto questo. Se ve lo volete immaginare, dovete pensare a James Cagney. Uno James Cagney con gli occhialini parcheggiati proprio sulla punta del naso.
Come andiamo don Ferdinando?, e lui risponde con due parole che non cambia mai.
"Tutto procede" dice.
Sempre uguale.
"Tutto procede".
Una specie di Eraclito, a modo suo, straordinario nella scelta di un verbo tanto dinamico a fronte di questa sua posa statica, di questo suo esercizio inerte a guardia di una platea di macchina e di moto ferme, laggiù, immobili, alla fine della discesa.
"Tutto procede". Anche senza di noi.
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sabato 13 settembre 2014
venerdì 9 maggio 2014
Quando fui la carogna, e lo Stato trattò con me
Ero al liceo scientifico. Successe in terza. Classe difficile, la terza. Si sa come va. Cambiano i professori, le cartelle si appesantiscono, le ragazze ti lasciano. Arrivano materie nuove e tu hai i pensieri da un'altra parte. La filosofia, per esempio. Pur coltivando una certe propensione a far risiedere la testa fra le nuvole, ti imbatti in personaggi belli strani, tipo quel Talete e la sua acqua, ed è soltanto l'inizio.
Insomma. Interrogazione. La prima interrogazione della mia storia in filosofia.
giovedì 1 aprile 2010
giovedì 13 marzo 2008
Mario e Marcelo
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| Marcelo mostra a Mario i mesi di attesa che gli toccano |
Mario, 64 anni, ferroviere in pensione. Mio zio. Controllava otto treni per notte. Si è rotto un legamento della spalla cadendo da una scala: puliva i vetri in casa di sua figlia, precaria e neo-mamma anche se non ha sposato Piersilvio. Per l'operazione Mario è rimasto un mese in lista di attesa, e poi per una settimana in corsia per non perdere il posto. La spalla gli fa male ancora. Hanno scoperto che il filo all'interno è troppo lungo. Devono operare di nuovo e tagliarlo. Un altro mese di attesa, ma gli hanno fatto capire che se fa una telefonata a Montemarano, i tempi si accorciano. Magari Montemarano fa il miracolo. Gli accorcia pure il filo.
Non è per avarizia: Mario ha una tariffa con cui paga solo lo scatto alla risposta. Non è neppure per moralismo, lui chiamerebbe. Ma è tra i tanti che quel numero di telefono non ce l'ha. In alternativa gli hanno detto che l'intervento si può fare privatamente. Settemila euro.
Non è per avarizia: Mario ha una tariffa con cui paga solo lo scatto alla risposta. Non è neppure per moralismo, lui chiamerebbe. Ma è tra i tanti che quel numero di telefono non ce l'ha. In alternativa gli hanno detto che l'intervento si può fare privatamente. Settemila euro.
Marcelo, 30 anni, centravanti. Di cognome fa Zalayeta. Ha segnato 8 gol in un anno. Si è rotto un legamento del ginocchio scontrandosi con Mexes domenica pomeriggio. Lunedì l'hanno operato. Non perché abbia chiamato Montemarano.
Ora, nel momento in cui i partiti diventano tutti più uguali, viene il sospetto che tra le persone invece esistano ancora diseguaglianze. Discriminazioni, ecco. Non per il colore della pelle, almeno non stavolta. Non tra italiani ed extracomunitari, almeno non stavolta. Il sospetto è che chi si rompe una spalla viene trattato peggio di chi si rompe un ginocchio. E questo non è bello.
Che poi se zio Mario aveva settemila euro da spendere, si teneva il filo lungo nella spalla e se ne andava due settimane a Parigi con mia zia.
venerdì 29 febbraio 2008
Il viaggio bisestile in ascensore
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| la prima immagine che Google restituisce digitando: signora quarto piano) |
Tremila euro per un soggiorno di 12 giorni. Il posto l'ho trovato. Anzi ho scoperto che ci sono stato già. E' l'ascensore. Vivo da 41 anni al settimo piano. Ogni viaggio dura 35 secondi. Su e giù almeno due volte al giorno, fanno quasi 30mila viaggi (li festeggio il 25 marzo), per un totale di 17470 minuti lì dentro, 291 ore, 12 giorni. Dodici giorni trascorsi in un metro quadrato, senza parlare con nessuno. E se c'era qualcuno, probabilmente ingannavo l'imbarazzo guardando la targhetta dei gestori Del Bo. A cinque centesimi al viaggio, e prima ancora a dieci lire, fanno quasi 3mila euro
Nella mia vita ho lavorato due mesi solo per potermi permettere di prendere l'ascensore. Detto così fa impressione.
Oppure: è come se avessi trascorso in ascensore tutti i 29 febbraio che ho vissuto.
Oggi salgo a piedi. Magari incontro la signora del quarto piano.
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