domenica 29 dicembre 2013

Quanto è buono il cattivo Suárez

Gli inglesi conoscevano Shylock, Iago e Aronne il moro. Più cattivi di loro chi c'era? Poi è arrivato Luis Suárez, e tutti i villains di Shakespeare sono spariti dalla scena.
Il perfido Luis. Il ragazzo che si tuffa in area per ingannare gli arbitri. Quello che prende la palla con la mano sulla linea di porta durante i quarti di finale dei Mondiali e scatena il dramma di Asamoah e del Ghana. Il razzista che insulta Evra. Il violento che morde Ivanovic come se all'improvviso si sentisse il peggior Tyson e si becca 10 giornate di squalifica. Soprannome: il Pistolero. Come chiudere un cerchio.


Cattivo, Suárez. Sei il peggiore di tutti. La volta in cui ritrova Evra, rifiuta di stringergli la mano. Rio Ferdinand, stessa squadra dell'offeso, se ne accorge e ricambia. Pure i compagni avevano cominciato a starsene alla larga. Un giorno Luis, che nel frattempo segna gol magnifici e neppure pochi, si ritrova a esultare da solo dopo averne fatto uno al Chelsea, i compagni lo avevano lasciato lì, da solo con la sua gioia e tornavano a metà campo, estranei e gelidi. Solo che nella vita di un villain arriva sempre un momento in cui la trama ti offre l'occasione di cambiare. Al cinema si chiama turning point, succede una cosa e il film va da un'altra parte, il protagonista cambia, la storia imbocca un'altra via. Il turning point di Suárez è stato quel morso a Ivanovic, lo scorso aprile, o forse sarebbe meglio dire che più del delitto lo ha cambiato il castigo, le 10 partite spese da spettatore dei suoi compagni. Partite durante le quali - per inciso - il Liverpool ha funzionato così bene al punto da chiedersi se Suárez non fosse una zavorra. Dibattiti, dilemmi, lui che spinge per andarsene, vorrebbe scappare da quell'Inghilterra dove si sente mal sopportato. Vuole la Spagna, vuole il Real. Per fortuna a Liverpool non ci cascano. Bastava aspettarlo per capire che no, uno come Suárez non è mai una zavorra.
È tornato e aveva un'altra faccia. Gli stessi gol di sempre, ma un'altra faccia. La prova definitiva qualche settimana fa, quando prima della sfida con il Tottenham a centrocampo una bimba gli sfila davanti e si rifiuta di dargli la mano, prima gliela tende, poi la ritira e gli fa marameo, il pollice sul naso, le dita che sventolano nell'aria. E lui? Colpo di scena. Suárez si fa una risata. Il cattivo, il perfido, il villain, si fa una risata. Comincia la partita e lui trascina il Liverpool, 5-0 fuori casa, una doppietta, su Twitter i tifosi del Tottenham esplodono: "Bella idea fargli marameo".
Cosa gli manca ancora? Certo, l'incontro con Ivanovic. La prima volta di fronte dopo otto mesi. Chelsea-Liverpool, 29 dicembre, ci siamo. Brendan Rodgers, l'allenatore del Liverpool che per mesi ha viaggiato dentro la psicologia dell'uruguayano per recuperarlo, dice che i tifosi del Chelsea di certo provocheranno Luis, ma Luis è cambiato, Luis è nel posto giusto. Gli ha dato anche la fascia da capitano nei pomeriggi in cui è mancato Gerrard, perché da Gerrard - dice - ha imparato anche questo, ha imparato pure come si fa il capitano. "È un altro uomo, è cambiato". Tutti i cattivi sono cattivissimi finché non decidiamo che sono diventati buonissimi, anche se forse nessuno davvero cambia mai. I compagni adesso lo abbracciano, non lo lasciano più da solo a esultare sotto le panchine degli avversari. Perfino Mourinho, che di Ivanovic è diventato l'allenatore, sostiene che "tutti fanno errori, Suárez lo avrei perdonato". Ivanovic, non si sa.

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