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sabato 26 maggio 2018

Il portiere che posò nudo vincendo al fianco di Pelé

Molto prima dei qatarioti che a Parigi vogliono aggiungere Buffon al loro album di stelle internazionali per vincere la Coppa dei Campioni, i discografici dell'Atlantic e i dirigenti della Warner raccoglievano stelle ai Cosmos per promuovere il calcio negli Stati Uniti.
Quarant'anni fa erano i primi, o si dovrebbe dire gli unici.
Andarono a prendersi Pelé e calciatori da 14 paesi differenti, ma il portiere no, il portiere era un ragazzo americano che faceva di tutto per non smentire i cliché sull'estetica e la psicologia del ruolo. Si chiamava Shep Messing, veniva dal Bronx, si era laureato ad Harvard, e in quella squadra di celebrità Beckenbauer, Chinaglia, Carlos Alberto - rimase fino al giorno dell'ultimo trionfo di Pelé, fino alla partita d'addio del brasiliano al calcio che valse il titolo del 1977. Contro Seattle.

martedì 15 settembre 2009

Il numero 2 di New York


Non Murray, né Nadal. Ma a New York ha di nuovo vinto chi stava nella parte bassa del tabellone

mercoledì 26 agosto 2009

Perché a Flushing Meadows è meglio essere #2


Lunedì cominciano gli Us Open a New York, il solo torneo che si vince più facilmente partendo dalla seconda metà del tabellone. Già vi sento: come? come? Lo so, è uno choc. Ricominciamo daccapo. Nel tennis esistono 4 grandi tornei, che si chiamano Slam. Due di questi Slam li chiameremo "estremi", Parigi e Wimbledon, perché si giocano rispettivamente su terra battuta e su erba, superfici cioè dove gli specialisti impongono la loro legge oltre le gerarchie "oggettive" del computer. Escludiamoli un attimo.
Restano Melbourne e New York, dove si gioca su cemento, cioè la superficie che da tanti viene ritenuta neutra, quella su cui si dovrebbe giocare un eventuale "campionato del mondo", quella sulla quale le gerarchie in termini di "valore assoluto" vengono fuori.