I miei primi Mondiali, cinque anni dopo aver debuttato in nazionale al posto di Castilho. La sfortuna non esiste. Prende vita solo per accanirsi su chi crede che ci sia. Io e il mio 13 dietro la schiena uscimmo dal campo senza prendere gol dopo la prima partita contro l'Austria. E dopo la seconda con l'Inghilterra. E dopo la terza con l'Urss. E dopo la quarta con il Galles. La mia voce dentro lo spogliatoio era la più ascoltata. Per questo mi permisi di dire a Italo Feola, il nostro ct, che in attacco bisognava osare un po' di più.Non lo mettere quel numero, Gilmar, mi dicevano i compagni. Non lo mettere che porta sfortuna. Avevo la maglia con il 13 ai Mondiali in Svezia. Come se a me potesse importare qualcosa della magia, della scaramanzia e dell'irrazionalità.