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sabato 10 aprile 2010

Il vetraio Carbajal

Lothar Matthäus è un furbacchione. Quando ai Mondiali del '98 Berti Vogts lo mandò in campo nel secondo tempo contro la Jugoslavia, arrivò a cinque coppe giocate e disse: "Non sapevo che qualcuno ci fosse riuscito prima di me. Pensavo di essere l'unico, me lo ha detto Beckenbauer". Invece lo sapeva eccome che c'ero già riuscito io, Antonio Felix Carbajal.
Ho giocato la mia prima partita al Maracanã e l'ultima a Wembley, diteglielo al signor Matthäus. Dal 1950 al 1966, cinque Mondiali di fila senza saltarne uno. El Cinco Copas, mi chiamano così. L'anno in cui l'Onu lanciò una campagna per l'ambiente, volle cinque calciatori a fare da testimonial. Sapete chi c'era? Maradona, Pelé, Cruijff, Keegan e io. Certo che mi conosceva, quel tedesco. Me la stava facendo pagare. Perché anche io ero nel '98 in Francia. Da spettatore. Mi avvicina una tv e dico: "Spero che Matthäus non giochi neppure un minuto, così conservo il mio record". Ma era una battuta. Lui se la prese. I tedeschi non li ho mai capiti. Quando scese in campo con la Jugoslavia, gli feci arrivare un bigliettino di complimenti e lo invitai a bere un bicchiere di vino rosso. Mi mandò a dire che beveva acqua minerale e poi raccontò quella cosa che non mi conosceva, Beckenbauer, eccetera eccetera.