Visualizzazione post con etichetta zaire. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta zaire. Mostra tutti i post

giovedì 30 ottobre 2014

Ali-Foreman secondo Giovanni Arpino

Rumble in the Jungle. When we were kings. Foreman-Ali. 30 ottobre 1974. Il match più famoso nella storia della boxe. Ne scrisse Norman Mailer. In Italia Giovanni Arpino, che il quotidiano torinese "La Stampa" mandò come inviato speciale in Zaire a seguire l'evento. Questo è il pezzo che Arpino scrisse 24 ore prima: sul giornale occupò l'intera pagina 3.


È arrivato il gran giorno per Ali, per quella che lui interpreta come una festa della "negritudine". Kinshasa è gonfia di nuvole, i temporali della prima estate esplodono con furia per placarsi poi in un clima afoso. Ma Ali Muhamad, sdraiato sull'erba nel suo "quartiere" di N'Sele, ride e chiacchiera con i prediletti esponenti della stampa americana. Costoro lo stuzzicano, l'invitano alla polemica. E il pugile nero accetta, giocando di fino. Definisce il suo avversario Foreman un "fratello ridotto dalle circostanze a lavorare per il sistema dei bianchi", non tralascia qualche piccola frecciatina verso il presidente Mobutu che troneggia dai manifesti. Poi, con un sorriso all'immagine dell'uomo politico, fa: "Scusami". E seguita a parlare dei problemi dei neri.

lunedì 21 aprile 2014

Kazadi e il terrore dello Zaire

zai2 E comunque non c'era proprio niente da ridere quando Illunga Mwepu calciò al posto di Rivelino. Punizione per il Brasile al limite della nostra area di rigore. L'arbitro fischia, il mio compagno di squadra esce rapido dalla barriera, corre verso la palla e la manda lontano. Il mondo rise, senza sapere cosa ci fosse dietro quel gesto, senza sapere del nostro terrore. Il terrore con cui quel giorno il mio Zaire scese in campo.
Gelsenkirchen, 22 giugno 1974. Le cose andarono così. Era la terza e ultima partita del girone. Avevamo giocato e perso le prime due: io avevo subito due gol dalla Scozia all'esordio e nove dalla Jugoslavia successivamente. Per la precisione: dalla Jugoslavia ne avevo presi personalmente solo tre, tre nei primi 21 minuti, prima di essere sostituito dal nostro ct, Vidinic, uno jugoslavo. Dentro la mia riserva, Tubilandu Ndimbi e fuori io, Mwamba Kazadi.