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mercoledì 17 luglio 2013

I magnifici palloni di Vincenzo Cerami

I pali delle porte erano le cartelle. Il bambino Vincenzo scoprì il pallone per la strada, quartiere Alberone, a Roma, dove avevano steso l'asfalto, e su quell'asfalto le automobili non passavano ancora. Dopo, solo dopo, quando cambiò casa, si poteva giocare sui prati di Ciampino fino a sera. Il professore di lettere si chiamava Pier Paolo. Pier Paolo Pasolini. Bravo pure lui con il pallone, stava a sinistra, correva, correva e calciava forte. Scuole medie. Istituto "Petrarca". Primi anni Cinquanta. Vincenzo si muoveva a centrocampo. Mediano. Mica per scelta. Per obbligo. Anche dopo, anche crescendo.

venerdì 26 febbraio 2010

Million dollar rugby


Pare che stavolta il più grande esponente della destra mondiale, con l'Invictus che in Italia esce oggi, non abbia tirato fuori il solito capolavoro

Clint Eastwood prende con Invictus una strada diversa, apparentemente contraddittoria rispetto al suo recente passato di regista, ma in realtà piuttosto coerente e conseguente. Anche se, va detto subito, coronata da una minor riuscita artistica.
(Mereghetti)

Altre cose su Clint Eastwood
Ci bastan poche briciole
Scusate, e Clint Eastwood dov'è?

venerdì 11 dicembre 2009

Invictus or not invictus


Per Usa Today, il film Invictus è un'altra vittoria di Clint.
Per Slate, se l'avesse diretto chiunque altro, staremmo qui a dire che è una palla.





Vecchie cose dette su Clint
Ci bastan poche briciole
Sbariare

venerdì 16 ottobre 2009

Elio Fusco, signore del rugby

NÉ COACH né mister. Quelli del rugby si fanno chiamare per nome, per tutti era Elio e per tutti è rimasto Elio fino all'ultimo istante, ieri mattina, quando l'allenatore dei due storici scudetti della Partenope s'è sdraiato sul letto e ha chiuso gli occhi per sempre, a 76 anni. Elio Fusco da un po' faceva i conti con un cuore dispettoso, qualche anno fa era volato a Boston per sistemarlo con dei bypass e poi aveva ripreso la sua vita di sempre, sigarette comprese.
A CASA, inutilmente, si battevano perché tornasse da uno specialista per dei controlli. La sola concessione di Elio erano gli esercizi alla cyclette, forse perché dovevano sembrargli più un'appendice alla sua vita da sportivo che precauzioni da convalescente. Ogni mattina sistemava i pedali, regolava il ritmo, e via, uno due, uno due, per poi scendere e raggiungere gli amici al biliardo di piazza Carità.

lunedì 14 settembre 2009

Martone, il dottore del rugby

TRENTADUE anni spesi a inseguire una palla storta. «Giocavamo al macello, dove ora ci sono quei grattacieli...». Quei grattacieli, il Centro direzionale. «Oppure dove c' era l'Inam...». A piazza Nazionale. «E al campo dell'Ilva di Bagnoli? Diamine, solo dei pazzi potevano pensare di giocare lì. Si sputava nero dopo ogni allenamento.E al Vomero, certo». È la mappa di Napoli attraverso la lente del rugby e dei ricordi, così come la racconta Marcello Martone, oggi ottantenne, due scudetti vinti nel '65 e nel '66 con la Partenope, un piccolo grande miracolo nella storia dello sport cittadino. Martone era il piedino d'oro della squadra, quello che calciava i drop, unico rugbista sull'album Panini "I campioni dello sport ' 66/67", figurina numero 397, dopo Don Fullmer e prima di Nicola Pietrangeli. Aveva cominciato che non era ancora maggiorenne, ha smesso che di anni ne aveva cinquanta. Come nel calcio è riuscito solo a sir Stanley Matthews, l'ala destra della nazionale inglese a cui un giorno chiesero: «Hai 32 anni, pensi di riuscire a giocare altri due campionati?». Altro che due. Nelle gambe gliene avanzavano altri 18.