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sabato 24 agosto 2013

Il 24 agosto e l'amore pompeiano di Gautier

Ma in quale epoca della vita di Pompei era stato trasportato? Un'iscrizione edile scolpita su un muro gli fece capire, dal nome dei personaggi pubblici, che si era all'inizio del regno di Tito, cioè nell'anno 79 della nostra era. Un pensiero improvviso attraversò la mente di Octavien: la donna di cui aveva ammirato l'impronta al museo di Napoli doveva essere viva perché l'eruzione del Vesuvio nella quale era morta era avvenuta il 24 agosto di quell'anno. Poteva dunque ritrovarla, vederla, parlarle...
Il desiderio folle che aveva provato vedendo quella cenere modellata su forme divine poteva essere soddisfatto, perché nulla doveva essere impossibile a un amore che aveva avuto la forza di far tornare indietro il tempo e di far passare due volte la stessa ora nella clessidra dell'eternità.
(Théophile Gautier, Arria Marcella, 1852)

martedì 4 ottobre 2011

The dark side of Pompei

Non è passata sotto silenzio la grave condizione di disagio degli scavi di Pompei. I crolli, il commissariamento, la cordata straniera per gestirli, addirittura l'ultima voce di un rischio di chiusura nei giorni festivi. Quel che non si dice è che agli scavi si accede con una cifra decisamente bassa, 11 euro, bassissima se confrontata con quella di altri siti culturali europei.

mercoledì 6 ottobre 2010

Lamento per Pompei
















Altre cose su Pompei
Il 24 agosto del 79

lunedì 24 agosto 2009

il 24 agosto del 79


La nube si levava, non sapevamo con certezza da quale monte, poiché guardavamo da lontano; solo più tardi si ebbe la cognizione che il monte fu il Vesuvio. La sua forma era simile ad un pino più che a qualsiasi altro albero. Come da un tronco enorme la nube svettò nel cielo alto e si dilatava e quasi metteva rami. Credo, perché prima un vigoroso soffio d'aria, intatto, la spinse in su, poi, sminuito, l'abbandonò a se stessa o, anche perché il suo peso la vinse, la nube si estenuava in un ampio ombrello: a tratti riluceva d'immacolato biancore, a tratti appariva sporca, screziata di macchie secondo il prevalere della cenere o della terra che aveva sollevato con sé.

[dalla prima lettera di Plinio il Giovane a Tacito]