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giovedì 7 luglio 2016

Il calcio e l'omofobia: dov'è il "respect" Uefa?

scarpe
SEEDORF e Benzema si sfilano la maglia scoprendo volti e colori differenti, i bambini corrono, Collina sorride. Belli gli spot del calcio pulito. Ma nella Francia degli Europei è stato l’anno nero del rispetto, anche durante il torneo. Razzismo, sessismo, omofobia. Sotto il manto dello slogan Uefa (“Respect”), si sono nascoste ipocrisie e omissioni. Ha iniziato Christian Estrosi, sindaco di centrodestra a Nizza, minacciando di tagliare i sussidi ai club dei calciatori musulmani che fossero stati visti a pregare sui campi di calcio municipali: «Io difendo solo i principi del nostro secolarismo». A sua volta, il dirigente regionale della federcalcio Eric Borghini denunziava che alcuni arbitri di religione musulmana rifiutano di stringere la mano alle calciatrici. Pochi giorni prima, una partita del campionato Under 17 era finita in rissa a Jarnac, sud-ovest della Francia, la città natale di François Mitterand, per un pugno partito da un giocatore della Isle-d’Espagnac. Fuggi fuggi, spogliatoi assediati e la denuncia dei genitori dei ragazzi per razzismo (“neri” e “arabi”).

giovedì 25 luglio 2013

Borges e il rosa del Boca

Ride, Ramòn Diaz. Guarda la nuova maglia dei rivali di sempre e ride. Ride con lui tutto il mondo del River Plate al cospetto della nuova divisa del Boca Jrs. Perché è rosa. Sfottò, gente che si dà di gomito, fotomontaggi che girano sui social network: la pantera, un tutù da ballerina, il maiale dei Pink Floyd. E quella risata di Ramòn che ha accompagnato il suo commento: "Davvero è rosa? Che carina. Dal blu e giallo passano al rosa. Carini. Aspetto di vederla...".

giovedì 26 aprile 2012

Il campione innamorato

Quando il rugbista gallese Gareth Thomas lo disse ai suoi compagni di squadra, erano seduti al pub con un boccale di birra in mano. Tre anni prima lui si era separato dalla moglie. Prese fiato, mormorò "amici sono gay", poi rimase ad aspettare che gli cadesse il mondo sulla testa. Stephen e Martyn invece si tolsero la schiuma dalle labbra col dorso della mano e risposero: «Ma perché non ce l' hai detto prima?». Caspita, davvero. Ma perché? Perché lo sport è il giardino del machismo, da sempre, sin dai tempi della sferomachia dei Greci. Il calcio ancora di più, e l' Italia batte tutti. Almeno finora. Fino a queste parole qui: «Ognuno viva se stesso e i propri desideri, i propri sentimenti nella maniera più libera possibile. Perché rovinare tutto con la paura, che rende prigioniero di te stesso? La sessualità fa parte della libertà di cui godiamo a questo mondo». È la spallata che dà al suo mondo Cesare Prandelli, commissario tecnico della nazionale italiana. «Dai primi calci al pallone in parrocchia a oggi non riesco a quantificare le persone che ho incontrato, e mai mi sono posto il problema di come venisse vissuta la loro sessualità».