L'ultima colpa dell'emergenza rifiuti è la persecuzione dei saponari, fra i mestieri più antichi di Napoli. Il saponaro è quella specie di rigattiere ambulante: un tempo barattava oggetti o panni vecchi con sapone da bucato. Ccà stà 'a pezza ccà stà 'o ssapone. S'è continuato a chiamare con lo stesso nome pure quando ha smesso di ricompensare col sapone, continuando però a caricare sul suo carretto i materassi gettati via, le scarpe usate, gli specchi rotti.
Nell'iconografia della città ne compaiono di due tipi. Uno un po' più folkloristico, filone Ferdinando Russo-Raffaele Viviani; l'altro più appartato e solitario, mood Giovanni Capurro. In ogni caso una figura mito, se Achille Campanile in Gli asparagi e l'immortalità dell'anima scrive: "Quanto a Napoli, sentivamo spesso parlare dei saponari. La prima volta che capitammo nella città partenopea, domandammo dei saponari. Capitammo nella Mecca dei cercatori di mobili antichi. Erano mobili immensi".
