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martedì 18 maggio 2010

Gregg, l'eroe dell'aereo del Manchester

gregg1 James Thaine, il pilota, mi gridò: Scappa, stupido bastardo che adesso scoppia. Non lo so. Non so dove trovai il coraggio. So che invece tornai indietro. Dentro il relitto in fiamme. Presi una bambina e la tirai fuori di lì. Tirai fuori una donna. Poi Bobby Charlton e Dennis Viollett. Li gettai fuori da quel che restava dell'aereo. Ci salvammo in ventuno e per tutti io diventai Harry Gregg, l'eroe di Monaco. Trascinai Charlton e Viollett per una ventina di yards in mezzo alla neve. Matt Busby, il nostro manager, si grattava il petto e si lamentava: Le gambe, le mie gambe. Le sue ferite facevano spavento. Roger Byrne invece non ne aveva neppure una, ma non si muoveva, i suoi occhi erano aperti, passandogli accanto era chiaro, era fin troppo chiaro, che fosse morto. Giocava in difesa. Ho ancora un rimpianto quando penso a quel giorno. Penso che gli occhi, a Roger, dovevo chiuderglieli. Passarci una mano sopra e chiuderglieli.