Tornando nel laboratorio sentì l'odore di lucignolo del focolare che stava accendendo Santa Sofia de la Piedad, e aspettò in cucina che bollisse il caffè per prendersi la sua scodella senza zucchero. Santa Sofia de la Piedad gli chiese, come tutte le mattine, che giorno della settimana era, e lui rispose che era martedì, undici ottobre. Osservando la impavida donna illuminata dal riverbero del fuoco, che né in quel momento né in nessun altro istante della sua vita sembrava esistere completamente, si ricordò d'un tratto che in un undici di ottobre, in piena guerra, lo aveva risvegliato la certezza brutale che la donna con la quale aveva dormito era morta. Lo era, in realtà, e non aveva dimenticato la data perché anche lei gli aveva chiesto un'ora prima che giorno era.
[Gabriel Garcìa Màrquez, Cent'anni di solitudine, 1967]
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venerdì 11 ottobre 2013
venerdì 14 maggio 2010
Eravamo io, Cassius Clay, Ezra Pound, Mario e Pippo Santonastaso
Le dediche sono obbligatorie. Che fai: regali un libro senza dedica? No, che non si può. Figurarsi quelli che i libri li scrivono. Nelle dediche passa un frammento della loro vita. A volte è solo un nome. Tanto che a volte quel nome mette a disagio. Sembra che sbirciamo. Celine dedicò il suo Viaggio al termine della notte a una donna. Doveva finire lì. Invece no. Noi oggi sappiamo che per lui fu una donna importante. Forse voleva che si sapesse, forse no. Dice: ma allora perché ha messo il nome di lei lì? Magari era una cosa loro, siamo noi che abbiamo scavato. E abbiamo scoperto. Non mette a disagio? Almeno un po'. Ammettiamolo.
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