MILANO. Siamo pieni di allenatori che vorrebbero fare i titoli e di giornalisti che vorrebbero fare le formazioni, abbiamo avuto Vittorio Pozzo che era insieme c.t. e inviato per La Stampa, ma quando Daniele Adani ha detto no a Mancini per rimanere in tv, stava chiudendo un cerchio. Un uomo venuto dal campo che al campo preferisce le parole. Le telecronache, lo studio e pure le interviste, come quella a De Rossi, tra le più belle dell'anno. Su una poltroncina rossa nella sede di Sky a Rogoredo, parla di sport travolto da passione. "Da ragazzo non mi dedicavo tanto alla scuola, mi distraeva dal calcio, e quello sì che invece lo studiavo. Giocavo e cercavo di capire il perché di un movimento, di una posizione del corpo. Ho imparato nel mio paesino e in serie A. Ho imparato cose pure da gente che non stimo".
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lunedì 24 luglio 2017
Il racconto del calcio secondo Adani
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sabato 5 ottobre 2013
Mi metto i tifosi sulla maglia
Il Marsiglia stampa messaggi dei tifosi sulla maglia sotto il logo dello sponsor. Il Nizza mette le foto dei loro volti all'interno dei numeri di maglia, come già in passato il Bastia e come il Real Madrid per l'addio di Raúl. Mentre in tutto il mondo i club cominciano a ritirare la maglia con il numero 12, in omaggio ai tifosi e a quello che si chiamava dodicesimo uomo in campo. Le mosse del marketing per vincere la diffidenza delle curve.
venerdì 27 settembre 2013
Papà, perché siamo dell'Atlético Madrid?
Sono da sempre i parenti poveri del Real. I materassai. Vendono i loro campioni. Non vincono un derby in campionato dal 1999. Ma sanno diffondere l'amore per la loro squadra come nessun altro al mondo. E stavolta arrivano al Bernabeu da primi in classifica. Quelli dell'Atlético Madrid.
Sono passati dodici anni. Dodici anni dal giorno in cui la macchina si ferma al semaforo, il bambino getta lo sguardo fuori dal finestrino, assorto, poi domanda Papà perché siamo tifosi dell'Atlético? E il papà muto, gli occhi che ruotano verso il sedile posteriore, un mezzo sorriso accennato. "Non è facile da spiegare, però è qualcosa di grande, molto grande", risponde al suo posto una frase scritta sullo schermo, prima che appaia lo scudo di Madrid, dell’Atlético Madrid.
Sono passati dodici anni. Dodici anni dal giorno in cui la macchina si ferma al semaforo, il bambino getta lo sguardo fuori dal finestrino, assorto, poi domanda Papà perché siamo tifosi dell'Atlético? E il papà muto, gli occhi che ruotano verso il sedile posteriore, un mezzo sorriso accennato. "Non è facile da spiegare, però è qualcosa di grande, molto grande", risponde al suo posto una frase scritta sullo schermo, prima che appaia lo scudo di Madrid, dell’Atlético Madrid.
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