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mercoledì 26 dicembre 2018

Il Progetto Utopia del Cagliari

È qui che bisogna posare lo sguardo al termine del giro nell'Italia da ritrovare, a Cagliari, dove per la prima volta dopo 67 campionati – era il 1970 si fermò uno scudetto al Sud. «La vittoria di una minoranza» scrisse Arpino, che «ha ridato lustro a una dignità che poteva essere solo privata». Era il Cagliari di Riva detto da Brera Rombo di tuono, era una Serie A che fra il '69 e il '91 distribuiva scudetti a 11 squadre differenti: per cinque di loro era il primo, per sei fu pure l'ultimo. Trovarono condizioni oggi negate, tanto da far dire a Giuseppe Tomasini, 72 anni, all'epoca dello scudetto difensore, che «questo è un calcio da fine del mondo. Se tutto è deciso a dicembre, non lo guardo più. I club erano proprietari dei cartellini, otto di noi si sono fermati a vivere in Sardegna, oggi i procuratori ti spingono a cambiare. Non bisognerebbe scriverne nelle pagine di sport ma in quelle di economia. Mezza Italia è tagliata fuori».

martedì 4 novembre 2014

Gigi Riva raccontato da Marcello Fois

UN UOMO, un popolo. Come un messia. «Perché Gigi Riva si è fatto sardo. È questa la forza del lunghissimo matrimonio fra noi e lui, il senso della grande passione che dura tuttora». Marcello Fois, scrittore e sceneggiatore sardo (ultimo romanzo "L'importanza dei luoghi comuni", Einaudi), aveva 10 anni quando il Cagliari, quel Cagliari, vinse il campionato.
«L'album delle figurine dei calciatori era come un documento di appartenenza. Stabiliva che il Cagliari era come la Juve, era come l'Inter. Eppure, quando nel resto d'Italia usciva, il mio edicolante non sempre l'aveva. A Nuoro poteva arrivare anche con una settimana di ritardo. Per comprare la moneta celebrativa del primo uomo sulla Luna, sarò passato a chiederla almeno dieci volte».
È così che nel 1970 si misurava la percezione di una distanza? 
«Era una vita ai margini, da confini dell'impero. Ma c'era comunque della poesia in quell'attesa, nel sentirsi dei figli cadetti, nel non sapere come si stava a tavola. Per tutto questo, forse, la figurina di Gigi Riva si conservava anche se era doppione».

domenica 21 settembre 2014

Zeman al posto di Scopigno

DORME ancora in una delle 16 camere della club house di Assemini, al campo, ma cerca casa di fronte al mare. Il Poetto, non distante dalle vie in cui passeggiano Riva, Brugnera, Tomasini, la fetta del grande Cagliari che ha scelto di restare qui per sempre. Zeman si sta aprendo alla Sardegna, la Sardegna sta entrando dentro Zeman. La sua faccia è sui cartelloni pubblicitari, frasi in lingua sarda, la speranza che qualcosa di nuovo con lui succeda, ora che la pagina Cellino è voltata. «Non so se ci credono come ci credo io» brontola Zeman. Roma è lontana, una grossa delusione da andare a guardare negli occhi. Domani.
Zeman, adesso non dica che è una partita come le altre.
«Non lo è. È la partita fra la mia squadra e quella della città in cui abito da 20 anni. Ma senza rivalsa».

domenica 7 febbraio 2010

La panchina d'oro per Allegri

Lo chiamavano conte Max da calciatore, per quell'aria che aveva in campo da "sono bravo, ma ho altro per la testa". Lieve e distaccato, ironico pure, altrimenti come avrebbe fatto un livornese a giocare nel Pisa? È rimasto leggero come un'acciuga pure adesso che guida il Cagliari a ridosso dell'Europa e con la panchina d'oro di miglior allenatore di A soffiata a Mourinho. «Fa effetto, certo: sono in A da due anni. Due anni a maggio, se Cellino non mi caccia prima», sorride Massimiliano Allegri. Del resto sorride sempre. Fa effetto pure a Mourinho, la storia della panchina d'oro non l'ha mandata giù. E oggi Inter-Cagliari, il calcio senza stress di Allegri sotto il naso dell'uomo a cui piace il rumore dei nemici. «Se l'è presa? Lui? Via, no, scadrebbe nel banale. Un uomo così intelligente».