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venerdì 21 luglio 2017

Borg-McEnroe non finisce mai


Alle sei e undici minuti del pomeriggio, ora di Londra, il 5 luglio 1980, Björn Borg si inginocchiò sul prato di Wimbledon per festeggiare il titolo come già aveva fatto l’anno prima, l’altro ancora, e pure i due avanti a quelli. John McEnroe invece mise il broncio e uscì dal campo da sconfitto, sapendo che nessuno avrebbe mai più dimenticato ciò che aveva visto, e che quando ci si scontra a quel modo con un avversario, si rimane uniti per sempre. «Sono stato tre ore e cinquantatré minuti senza fare la pipì» scrisse Gianni Clerici. Ora la partita più famosa di tutti i tempi finisce al cinema, forse per riscattare la convinzione secondo cui è impossibile fare un bel film sul tennis. L’erba alta non più di otto millimetri, le fragole con la panna, l’obbligo di vestirsi di bianco, le code notturne per un biglietto, e poi quei due: il biondo con i capelli lunghi, l’americano tutto riccioli e nervi. La rivalità più accesa e celebre di questo sport splendido e diabolico, che siamo chiamati a giocare prima che su un campo dentro la nostra testa.

mercoledì 5 novembre 2014

Cristina Zagaria legge la Grammatica del Bianco

ABBASSATEVI, in ginocchio, e provate a guardare il mondo dall'altezza di un raccattapalle, uno che vive a bordo campo, che è indispensabile, ma non è mai il protagonista. Provate ad affrontare la vita come un ragazzino di 11 anni, che cerca nella routine quotidiana, fatta di scuola-maestra-mamma- compagni, il suo posto, un posto dove c'è chi lo ascolta e dove lui sa cosa dire, e lo trova grazie proprio a una partita di tennis. "La grammatica del bianco" (Rizzoli, 267 pagine, 15 euro. La presentazione oggi alle 18 alla Feltrinelli di piazza dei Martiri) di Angelo Carotenuto, giornalista di Repubblica, racconta il match del 5 luglio 1980 che vede sull'erba di Wimbledon Björn Borg contro John McEnroe. «Prima che una partita, un evento», spiega Carotenuto, seguendo il filo rosso del uso primo romanzo "Dove le strade non hanno nome" (Ad Est dell'equatore), che ruotava attorno allo storico concerto degli U2 al San Paolo di Napoli. Carotenuto sceglie «prima la partita, poi lo sport e solo alla fine il suo personaggio».

giovedì 9 ottobre 2014

"Un romanzo tennistico"

Carlo Magnani, professore ordinario di Composizione Architettonica e direttore del dipartimento di culture del progetto all'Università Iuav di Venezia, è un noto appassionato ed esperto di tennis. Tre anni fa ha scritto "Filosofia del tennis. Profilo ideologico del tennis moderno". Magnani scriveva: "Nel tennis Federer occupa la posizione di Heidegger nella storia del pensiero. Un uomo estremamente poco complicato si è ritrovato nel ruolo del Profeta, colui che porta finalmente la Reincarnazione e la Luce in un mondo compromesso e sconsacrato".
Perciò questo suo tweet mi ha fatto proprio felice.