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martedì 1 aprile 2014

Pensieri a casaccio su Lo Sceicco Bianco di Fellini


Una volta Tele+ aveva i cicli. Non c’era un film di Fellini, c’erano tutti i Fellini. Se una sera guardavi Lo Sceicco Bianco, la sera dopo c’erano I Vitelloni, e poi La Strada, e poi tutto il resto. Li programmavano anche in ordine cronologico, ma forse sto mitizzando, non lo so.

Wanda Giardino in Cavalli, il personaggio della sposina, è così ingenuo da indurre a credere che oggi non avrebbe senso, oggi che i social network e la rete arrivano anche negli angoli inimmaginabili del più sperduto paesino italiano. Falso. La grandezza dello Sceicco Bianco sta nell’attualità di un personaggio che profuma di antico. Renderla meno ingenua e più consapevole di quel che fa, toglierebbe energia al film.

La sceneggiatura è un congegno di quelli teorizzati da Syd Field, direbbe il mio maestro Corrado Morra. Speriamo che prima o poi tenga un corso su Lo Sceicco Bianco.

Cioè. Pensandoci ancora meglio. Bambola Appassionata che cos’è, se non un perfetto nickname dietro il quale si può fantasticare chattando? E poi il modo in cui Fellini la fa parlare. “La vera vita è quella del sogno, ma a volte il sogno è un baratro fatale”.

In Fernando Rivoli ci sono tutte le sfumature di Alberto Sordi. Seduttore, casereccio, cialtrone e lamentoso.

domenica 17 maggio 2009

Il bravo, il bello, il cattivo


A Cannes è stato presentato il documentario su Pietro Germi, Il bravo il bello il cattivo, coprodotto da La7, che spero passi prima o poi anche in tv.
Dalle colonne di Libero, sotto il titolo "dopo mezzo secolo la gauche si piega a Germi", raccontano che

Il fatto di essere senza tessera (praticamente un suicidio in quei tempi di feroce conformismo di sinistra) non impedì a Germi di sparare sui mali d'Italia.

Tenendo il bravo Germi fuori dal discorso, uno che non è nato in tempo per vivere quegli anni, si domanda (e vorrebbe spiegazioni da Libero e compagnia) come sia stato possibile che in quei tempi di feroce conformismo di sinistra, durante i quali gli artisti venivano inesorabilmente schiacciati sotto il giogo di un'opprimente egemonia culturale, in Italia siano riusciti a sopravvivere Federico Fellini, Roberto Rossellini e Alberto Sordi. Per dirne tre.