La pianura era ormai un ricordo. Era cancellato il sole leggero del Friuli, l’ordine gentile e austero, d’intonazione tutta asburgica, di questa terra che sembra nostalgica soltanto della disciplina e della serietà d’un tempo ormai remoto, d’una epoca in cui la campagna era ancora la gran madre. La gente della pianura era salita sulla montagna e il biancheggiare della folla disegnava sul verde compatto dei prati e dei boschi il serpeggiare della salita [1]. "Abbiamo finito con il comprare zollette di zucchero, cioccolato piccole bottiglie di cognac: provavamo quasi orgoglio di salpare per una avventura dalla quale chissà come saremo sbucati poi al sole e alla vita calma di tutti i giorni. Ridevamo di noi stessi, contenti e infagottati di maglie e di giornali" [12]. "Le Dolomiti sono belle e scintillanti come spade. Appartengono all'Iliade del Giro. Promettono gloria e ferite" [2].