martedì 27 aprile 2010

L'inevitabile destino di Riccardo Cocciante

Ora non è per fissarsi su Riccardo Cocciante. Però magari dopo una settimana di lavoro, di domenica mattina, alla sua ragazza sarebbe piaciuto dormire un po' di più. Forse lei c'era abituata prima di mettersi con quest'uomo qui. Il quale invece ha le smanie. A lui la domenica mattina piace passeggiare in bicicletta e pedalare senza fretta accanto a lei. E però. Se vedi che fra i capelli la ragazza ha una goccia di brina, se vedi che fa un fumetto respirando e che il naso si sta soffiando - dai che lo vedi, te ne accorgi, perché poi non sei un cretino - con tutta questa umidità invece di tornare a casa, cosa le vai a chiedere? Perché non mangiamo un panino, c'è un baretto proprio qui vicino. Per fortuna il baretto è vicino. Volevo vedere che la portavi a mangiare un boccone a Roubaix.

Peraltro. Che Riccardo Cocciante fosse un nemico del riposo s'era intuito da tempo. Altrimenti se ne starebbe al posto suo mentre Margherita già sta dormendo. Invece no. Dice che non riesce a stare fermo con le mani nelle mani. Tante cose deve fare prima che venga domani. Ma cosa, poi? Svegliare tutti gli amanti e parlare per ore e ore. Correre per le strade, mettersi a ballare di là, scaraventare secchi di vernice sopra i muri. Cocciante ha questa fissazione. Va svegliando gente palazzo per palazzo. Allora fece bene quell'amico, una volta, quello che se lo svegli di notte, esce in pigiama, prende anche le botte: però te le ridà.

Ma è con le donne che lui esagera. Esagera e dopo se ne lamenta. Ma si può mai portare una povera ragazza a piedi nudi cercando l'orizzonte, sulla terra lui e lei? Quando si vuole bene, ma bene veramente, si può mai vivere nel vento? Si può mai camminare sopra una tempesta?
Certe cose va a finire che si capiscono in ritardo. Te ne accorgi, dopo. E dopo ti lamenti che era già tutto previsto. Dopo ti risenti che sei un cervo a primavera. Piangi che vorresti cambiare faccia, e vorresti cambiare nome, e vorresti cambiare vita. Dopo, alla fine di tutto, lo sai dire che a mano a mano mi perdi e ti perdo, e quello che è stato ci sembra più assurdo.
Bisognava prevederlo. Bisognava immaginarlo che lei ti avrebbe lasciato. Si capisce che dopo ti sembra assurdo. 
In piena notte i secchi di vernice sopra i muri. E dai, su.

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4 commenti:

m.ang. ha detto...

Era ora che qualcuno gliele cantasse..
saluti
m.ang

ottanta/cento ha detto...

E lasciamo stare che dividerebbe la montagna e andrebbe a piedi a Bologna, va', lasciamo stare

panchester united ha detto...

e lasciamo pure stare che conosci cocciante a memoria. Lasciamo stare, va'

ottanta/cento ha detto...

Su certe cose sono imbattibile. Vedrai con Renato Zero, vedrai