giovedì 8 aprile 2010

Gli eredi di Nino Manfredi

E' un errore liquidare con fastidio i venditori ambulanti. Si perdono straordinarie lezioni. Prendetevi un giorno di ferie e salite su un treno in partenza da Napoli Centrale. I maestri stanno là. Tonino, per esempio. Vende bibite. Passa con un secchio celeste pieno di ghiaccio e sussurra con garbo i nomi dei prodotti che offre. Non è un ingenuo. Lo si capisce da due motivi. Primo: non urla. Sa che darebbe fastidio. Sa che partirebbe da 0-40. Secondo: sa pure che il vagone ristorante-bar apre solo dopo la partenza. Tonino ha un alleato. La gola secca. Può agire in regime di monopolio. Almeno finché il treno non s'avvia. Per una birra in lattina chiede 3 euro. 
"Tre euro?". 
"Tre euro", spiega, "perché è di marca".
Voi allora chiedete: "Ma perché la Peroni è di marca?".
E lui domanda: "Ma perché ci sta 'na birra meglio d''a Peroni?".
Poi c'è un tipo bassino, rasato, basette lunghe, barba incolta, mai più lunga di un giorno, un giorno e mezzo. Lo chiamano 'O Maragià. Lui parte sfavorito. Vende un prodotto che non si comprende per quale motivo dovremmo mai acquistare in treno. 
Calzini da uomo. 
'O Maragià deve allora compensare con il ricorso alla tradizione. Inizia sfoderando il più classico dei "Dottò". Anzi: "Duttò". E parla a raffica.
"Duttò permettete un paio di calzini solo due euro, se ve ne prendete due paia vi faccio lo sconto e mi pagate tre euro, jammo duttò, ve ne prendete due o uno?".
Attenzione a quel punto lì. Quel punto interrogativo introduce allo stesso tempo un'offerta e un tranello. C'è una risposta che non si deve dare. Mai. La risposta con cui si cade nel tranello è: No grazie non mi servono. E' il più clamoroso errore che si possa commettere sulla faccia della terra da quando Cristoforo Colombo scoprì l'America credendo di essere arrivato nelle Indie. Se avete fatto la cazzata, se avete messo la testa nel cappio, 'O Maragià quel cappio lo stringe, capovolge ogni trattato di tecnica di marketing, denigra il suo prodotto e dice: "Duttò ma io non mi sarei mai permesso di pensare che a voi vi servono i calzini che vendo io, si vede che vuje site 'na persona che tene 'e qualità, è che in questa maniera mi sono inventato un lavoro onesto, voi vi prendete una cosa che vi serve e a mme mi fate abbuscare una cosa di soldi".
Queste ultime cinque parole possono essere sostituite - in prossimità di feste comandate - dalla variante e a mme me facite fà Natale/Pasca/Ferragosto.

Ma il mio preferito è Souleymane, un ragazzo del Senegal. Vende una cosa ancora più inutile. Elefantini di un materiale che non so. Il suo nemico è il tempo. Sa che deve fare tutto più in fretta degli altri, perché l'acredine è più alta verso lo straniero. Si avvicina sorridente e porge un elefantino. Cortesia vuole che si replichi con un altro sorriso e dando la risposta che al Maragià non si deve dare, No grazie non mi serve.
Non c'entra che non ti serve, allora non hai capito.
Souleymane sorride e fa segno che l'elefantino lo puoi tenere. Anzi lo devi tenere. Se no si dispiace. "Tieni, tieni, è tuo, non costa niente, è tuo".
Non c'è verso di rifiutare. Del resto, perché dargli un dispiacere?
E' mio.
E proprio nell'istante in cui lasci scivolare l'elefantino in tasca, Souleymane sorride di nuovo e dice: "Solo una cosa a piacere".
Voi ci riuscite a non dargli una cosa a piacere? Io a casa tengo più elefantini che calzini.

1 commento:

elena petulia ha detto...

E io m'inchino.