martedì 16 giugno 2009

"Il principato delle macerie"


Sono partiti in pullman da L'Aquila per far sentire la loro voce al governo. Se ne tornano indietro delusi, e non possono neppure dire che tornano a casa. Gli sfollati del terremoto sono sbattuti dinanzi al muro alzato dal governo, che non modificherà il provvedimento che li riguarda. Significa che le prime case non saranno pronte prima di dicembre e le ultime chissà quando. Significa che nelle tende dovranno aspettare prima l'arrivo del grande caldo e poi del grande freddo. Significa che alla riapertura delle scuole, gli sfollati dovranno rientrare in città per portare i bambini in classe, ma senza sapere dove andare a dormire.


Miss Kappa è il blog di Anna, che si definisce sognatrice incallita di L'Aquila.
Miss Kappa segnala la lettera spedita a un giornale online da Pina Lauria, una sfollata di L'Aquila. E fa una certa impressione, per uno come me che ha avuto una zia di nome Teresa uccisa dalla depressione, dopo essere scampata al terremoto del 1980 a Solofra, Irpinia...


... al crollo della conceria e della casa in campagna, dove una stanza era per "i napoletani", che si presentavano puntualmente la settimana di Ferragosto e per la raccolta delle castagne al ponte di inizio novembre.

Scrive Pina:
Proprio ieri, un gruppo di psicologi ha affermato che tale situazione di promiscuità sta distruggendo le famiglie perché, a parte le discussioni che ci sono, dalle cose più grandi a quelle più piccole (pensate che si sta litigando anche per i condizionatori, quelli che li hanno, perché alcuni li vogliono accesi, i “coinquilini” li vogliono spenti; chi vuole guardare la televisione e chi vuole riposare), la mancanza di intimità e di momenti privati determina nervosismo e sensazione di annullamento di ogni sentimento, senza considerare che nei campi non esiste nessun momento di intimità, né nei bagni, né nelle docce, né a pranzo né a cena.
La testimonianza di Ezio Di Carlo, sindaco di 29 anni fa a Balvano:
Dieci persono sui 100 hanno disturbi ansiosi e depressivi molto gravi, e ci sono anche casi di psicosi depressive e schizofreniche. L'uso di psicofarmaci è aumentato molto, dopo il terremoto. Un ragazzo, che all'epoca sembrava sereno, e che giocava con i pompieri e con i soldati, è entrato in una depressione grave solo molti anni dopo. I danni di un terremoto si vedono soprattutto nel tempo.
Elisabetta Rotriquenz, docente di psicologia a Firenze, analizza proprio uno studio sul terremoto 1980 e scrive che
Il tipo di intervento psicosociale offerto ai superstiti di un disastro dovrebbe avere cinque caratteristiche: promuovere il senso di sicurezza, favorire un ritorno alla calma, incoraggiare il senso di efficacia individuale e collettivo, promuovere il senso di connessione a una rete sociale, instillare e mantenere un senso di speranza nei superstiti.
Tutto questo a L'Aquila non sta accadendo.

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