martedì 17 novembre 2015

Pirlo e il più maldestro dei tiri

andreapirlo

Se spiazza l'Italia senza Pirlo, se vi hanno spiazzato le parole di Conte della settimana scorsa ("Dovrò fare le mie valutazioni e considerare che lui possa non far più parte della nazionale"), allora bisogna cominciare a considerare che cosa è stato, di Pirlo e di noi. C'è un libro appena uscito che può aiutarci. L'ha scritto Marco Ciriello, del quale s'era già parlato qui a maggio 2014 per un bel romanzo costruito intorno alla figura di un allenatore.

lunedì 16 novembre 2015

Sorella Ungheria

Il portiere ungherese Gábor Király

L’avrete forse scorto in tv Gábor Király, quel signore stempiato che sta in porta all’Ungheria, vestito con i pantaloni di una tuta grigia. Ad aprile compirà 40 anni ed è l’unico giocatore della squadra ad aver visto la sua Nazionale in campo a un Mondiale (Messico ’86). Gli ultimi Europei no, nessuno dei ragazzi di Budapest li ricorda, nessuno era ancora nato nel ’72. Ma adesso ci andranno loro, il viaggio nel vuoto è finito, la prossima estate l’Ungheria torna a un grande torneo.

giovedì 12 novembre 2015

Il Belgio marpione e smandrippato

Vincenzo Scifo
 Vincenzo Scifo
Prima che il Belgio fosse nominato dalla Fifa nazione guida del calcio mondiale, senza aver vinto ancora né un Mondiale né un Europeo (su Repubblica in edicola stamattina c'è una bella analisi di Francesco Saverio Intorcia sulla rivoluzione tecnica e organizzativa che l'ha portato in cima) - prima di tutto questo, il Belgio era per noi italiani essenzialmente una gran rogna. Sia con la sua nazionale sia con i suoi club.

mercoledì 11 novembre 2015

Il gol che smentisce Confucio

disegno di Paolo Samarelli
disegno di Paolo Samarelli
LASCIATE perdere Confucio. "La felicità sta nel risollevarsi dopo una caduta". Nel mondo pieno di colori degli aforismi, chi cade pare debba preoccuparsi solo di quella cosa lì. Rialzarsi. Con una sfumatura o l’altra lo sostenne Goethe, lo ripeté Jim Morrison e lo suggerisce pure Muhammad Ali: del resto chi meglio di lui. Poi si scopre che al mondo c’è chi rigetta le consolazioni, uno come Leonardo Blanchard, onesto terzino sotto contratto da 4 anni per il Frosinone, che non solo va a terra ma a terra ci rimane, e da quella sottovalutata altezza con duemilacinquecento anni di ritardo dimostra che la felicità massima non consiste nel risollevarsi in fretta, ma nel frequentare gli abissi e comunque sopravvivere. Da un precipizio si può fare gol.
Prima d’essere contato fino a dieci e finire fuori combattimento per k.o., come gli sarebbe toccato al cospetto di un qualunque arbitro di boxe, dal tappeto del ring in erba di uno stadio chiamato Matusa, l’uomo che confuta Confucio scrive con i piedi l’elegia della seconda occasione. Lui, mancino, si avvita su un cross con l’ambizione di Gigi Riva e l’eleganza di un elefante.

martedì 10 novembre 2015

Il mito dell'attaccamento alla maglia

Insigne in lacrime dopo la sconfitta nella finale dell'Europeo Under 21 nel 2013
Insigne in lacrime dopo la sconfitta nella finale
dell'Europeo Under 21 nel 2013
 Nel tentativo di spiegare l’esclusione dai convocati di Insigne e Berardi come una scelta tecnica, Antonio Conte ha messo al centro della scena uno dei grandi totem del populismo calcistico. L’attaccamento alla maglia.
Del resto è un argomento che sa scatenare il boato della folla. L’attaccamento alla maglia è quel sistema di valori (magari un giorno andrà messo a punto per bene) a cui in genere fanno riferimento le curve, peraltro a volte con metodi foschi. L’attaccamento alla maglia però non è un parametro tecnico, rientra nella sfera dei sentimenti. In un gruppo di lavoro, in un mondo super professionistico, dovrebbero invece essere le regole a guidare i processi, e non i sentimenti. Se qualcuno sbaglia viene punito. Alla luce del sole. In questo mondo ideale fatto di regole, un ct avrebbe tutto il diritto di prendere un provvedimento disciplinare. Nessuno potrebbe contestare nulla a Conte se davanti a un microfono dicesse: “Li ho puniti perché l’altra volta lasciarono il ritiro”.

lunedì 9 novembre 2015

L'arte totale del calcio di rigore

Franco Baresi e il rigore sbagliato nella finale mondiale '94 a Pasadena
Franco Baresi e il rigore sbagliato nella finale mondiale '94 a Pasadena


CADONO E SI ABBRACCIANO, perdonateli, perché non sanno quello che fanno. L’arbitro fischia un fallo in area e loro esultano prima ancora di andare a tirare. Cosa volete che sia, pensano, un rigore. Perdonateli, benedetti ragazzi, perché invece un rigore è una faccenda complessa. È l’unico gesto del calcio in cui non c’entra solo il calcio. È il gesto sportivo più studiato. Dentro il tragitto da undici metri di un pallone verso la porta, dentro un mistero cominciato mentre finiva l’Ottocento, si sono immersi con le rispettive competenze economisti, fisici, informatici, psicologi, fisiologi, militari, scrittori, semiologi, antropologi, etnologi, registi.

domenica 8 novembre 2015

Pioli-Garcia e le montagne russe di Roma

pioligarcia
Tornavano da Napoli, ed erano eroi di maggio. Con una qualificazione europea in tasca e diecimila ad attenderli a Formello; le tre di notte, Parolo e Marchetti alticci, Pioli che faceva i selfie. Tornarono di nuovo, sempre loro, sempre da Napoli, le tre di notte ancora, ma erano già “undici indegni” oppure “undici vermi”, così scrissero sui muri solo tre mesi dopo, mica una vita, per via di cinque gol subiti: era settembre. Pioli aveva smesso con gli autoscatti, mormorava “dobbiamo guardarci negli occhi” e saliva sulle stesse montagne, un po’ russe e molto romane, dove Rudi Garcia fa su e giù da un anno almeno. La Roma era alla gogna ad aprile (“Capricci da innamorati” minimizzò lui) e venerata il venticinque maggio, giorno del derby vinto e delle magliette nuove di Totti-il capitano. “Game over” dicevano, ed era falso, perché il gioco a Roma non finisce mai. Magari ci fosse davvero tempo per fermarsi, respirare, darsi ristoro.

venerdì 6 novembre 2015

Visconti, Fellini e i giovani d'oggi


Un paio di giorni fa Sky Arte trasmetteva un documentario francese, “Visconti vs Fellini”, in cui venivano raccontati questi due mondi che si scontrarono: l’opera contro il circo; Milano contro la provincia; l’aristocrazia contro la piccola borghesia; il realismo contro la cartapesta; la disillusione contro il sogno.

La nebbia mise fine al Milan di Sacchi

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Il primo ad accorgersene fu forse il portiere di riserva. "Mister, fra un minuto o due non si vedrà più nulla". Del resto un portiere di riserva ha sempre lo sguardo un po' più lungo. Deve saper scorgere l'occasione che passa. "Se prima era densa, tra un po' la nebbia sarà fitta". Con la schiena curva in avanti, stretto nella tuta, le mani sotto il mento, il numero dodici sfoggiò tutta la sua competenza sulla condensazione del vapore acqueo. "Mister, lei sapeva che la città europea con più giorni di nebbia dopo Milano è Roma?".

giovedì 5 novembre 2015

Il paradosso di Dzeko

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Neppure tre mesi dopo le grandi celebrazioni estive per l'accoglienza dei veri nove, la Juve ancora non ha visto il Mandzukic che s'aspettava e la Roma forse mai vedrà Džeko come lo immaginava. Il gol al Bayer Leverkusen ha persino confermato il sospetto cresciuto nei giorni in cui il gol non veniva: un vero nove a questa Roma probabilmente non serve. Non in questo momento, almeno, se è vero che il più lungo digiuno di Džeko dal 2008 in poi è stato interrotto con un contropiede. Uno shock niente male per uno atteso come Pruzzo-trenta-anni-dopo.