mercoledì 29 luglio 2009

Nel caso passasse di qui un assessore


Un po' di tempo fa, quando a Napoli si parlava di turismo in crisi, per un mio virus pensai che la possibile chiave per il rilancio fosse ospitare eventi sportivi. Ma non la Coppa America di vela, ché a Bagnoli non siamo pronti. Non gli Europei di calcio, ché il San Paolo non è adeguato. Non una partita del Sei Nazioni, ché per il rugby non abbiamo uno stadio. Non i Mondiali di basket, ché il Palargento non è mai stato ricostruito. Non la Coppa del mondo di scherma, ché la palestra del Collana a volte è agibile e a volte no.
Pensavo che la chiave fosse ospitare in questi impianti inadeguati per i grandi eventi, dei piccoli eventi. Nel senso di eventi per i piccoli. Insomma gare di 5/6/7 giorni per gli atleti che nello sport si chiamano juniores, e nella vita normale sono detti minorenni. Quelli che dietro si portano la mamma, il papà, il fratello, la sorella, forse la nonna, magari il cane. Per esempio: i campionati giovanili di tiro con l'arco ad Agnano. Il bambinificio va alla grande. Lo pensavo, e mi domandavo quale fosse l'errore nel mio ragionamento, visto che mi pareva tutto molto semplice.
L'errore non c'era. Forse. Oppure sbagliano anche al New York Times, dove sono raffinati e aggiungono un dettaglio in più. Devono essere eventi femminili. Hanno scoperto che funzionano più degli omologhi maschili.

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