giovedì 2 aprile 2009

La Juve Stabia in mutande

DI NUOVO vestiti. «La punizione degli ultrà? La accettiamo». Lasciati prima in mutande e poi in canottiera, i calciatori della Juve Stabia minimizzano. Non la polizia. La "punizione" inflitta dagli ultrà è finita. I calciatori della Juve Stabia sono tornati ad allenarsi con tute e pantaloncini gialloblù, dopo essere stati costretti a rimanere in slip domenica notte al rientro da Pistoia, con la sesta sconfitta di fila alle spalle; poi in canottiera allo stadio nella seduta defatigante di lunedì. Minimizzano tutti, in casa Juve Stabia. Tutti tranne 4 calciatori. Quelli che non ci sono. In 4 sono scomparsi da un giorno all'altro. Impauriti. La società spiega che Biancolino e Grieco mancano per «motivi fisici», ma che Cristea e Gelardi «hanno disertato senza autorizzazione». Disertato.



I "disertori" sono i soli che con la loro assenza rompono di fatto il muro di silenzio alzato dalla Juve Stabia. Gelardi, esperto difensore che l' anno scorso giocava a Cava de' Tirreni, se n' è tornato in Sicilia, nella sua Sciacca. Dopo l' intimidazione degli ultrà, ha messo la sua famiglia in auto e l' ha riportata a casa. La società è a conoscenza della sua preoccupazione. Club e allenatore sono stati avvertiti. Gelardi è preso da dubbi e timori. La sua esperienzaa Castellammare potrebbe anche essere finita qui. Non se la sente di tornare in una città dove le intimidazioni intorno alla squadra di calcio sono aumentate di giorno in giorno. A dicembre furono picchiati Brunner e Radi in strada, Amore e Mineo riuscirono a fuggire, l' allenatore Morgia si dimise e raccontò così l' escalation di Castellammare: «Dopo la partita con il Potenza - le sue parole d' allora - ci hanno tenuto dentro lo spogliatoio due ore. Ci hanno minacciato pesantemente, poi tutto è finito. Dopo la partita con la Pistoiese la stessa storia. Siamo rimasti chiusi terrorizzati senza sapere cosa fare. Ci hanno lasciato andare via solo dopo che il presidente ha acconsentito a far salire due ultrà sul pullman che ce ne hanno dette di tutti i colori, minacciandoci e insultandoci». Il club, all' epoca, parlò di «oscuro atteggiamento di Morgia», aggiungendo che «il perpetrarsi di tale incomprensibile atteggiamento, che getta discredito sulla società, sulla città e sui veri tifosi, non sarà più tollerato e saranno adottati tutti i provvedimenti del caso». Ecco.

Ora, dopo la domenica in mutande, i lumini funebri in panchinaei manifestia lutto per Biancolino e Rastelli, è fronte compatto fra club, allenatore e squadra. Dinanzi alla religione della maglia professata dagli ultrà, la Juve espone la teologia dello spogliatoio: «Sul campo gli estranei non dovrebbero neppure entrare». Da domani allenamenti a porte chiuse. La società aveva già invitatoi siti Internet a chiudere i forum di discussione: «Troppi messaggi che destabilizzano». In panchina siede Maurizio Costantini, tornato dopo l' esonero alla quinta giornata. Prova a fugare un po' di misteri: «Biancolino non era sul pullman perché è rientrato a Castellammare con un' auto diversa. Io non ero presente perché sono sceso al casello dell' autostrada, sono andato in albergo e ho raggiunto mia moglie». E la protesta? Costantini dice: «La accettiamo. Ha avuto forme e modi particolari. Ne prendo atto. Ne faccio tesoro. Sono tre giorni che si parla solo di questo. In altre città succedono cose più gravi e non ne parla nessuno. Ci sono 7 partite e ci dobbiamo salvare. Rimandiamo i processi». Il sindaco Salvatore Vozza lascia che sia l' assessore allo sport, Nicola Corrado, a esprimere il punto di vista dell' amministrazione comunale. Castellammare sta lanciando nelle scuole il "progetto De Coubertin", attraverso il quale numerose società cittadine promuovono con dei corsi lo sport tra gli studenti. «L' attaccamento alla squadra», le parole di Nicola Corrado, «non può e non deve degenerare in atti e comportamenti che nulla hanno a che vedere con lo sport, quello vero». In giornata, il Comune proverà a farsi promotore di un incontro distensivo fra ultrà e squadra. «Dobbiamo essere uniti senza mai dimenticare che il calcio è un gioco, si può vincere e si può perdere. Con questi atteggiamenti esponiamo la città a giudizi negativi. Parlerò con i giocatori, i dirigenti della squadra e i tifosi per ristabilire un clima sereno e guardare insieme alle sfide che ci attendono. Faccio un appello a tutti gli sportivi: la delusione è tanta, ma creare strappi non aiuta, ricompattiamoci e ripartiamo, la nostra città ha vinto ben altre sfide». (ha collaborato Dario Sautto)

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Ne ridono. «Siamo i più ironici». Nei bar, in strada e sui forum online, ne ridono. «Siamo i più fantasiosi». Siamo. Noi di Castellammare di Stabia, una trentina di chilometri da Napoli, quelli che hanno lasciato in mutande i calciatori nel parcheggio dello stadio, al rientro dalla trasferta di Pistoia. «Scendete e svestitevi», hanno detto gli ultrà. E il calcio ha obbedito ai signori della curva, quelli che hanno fatto trovare i lumini funebri in panchina e i manifesti listati a lutto coi nomi di due giocatori, Biancolino e Rastelli, "calcisticamente scomparsi". Quelli che hanno costretto la squadra (Prima Divisione) ad allenarsi anche lunedì in canottiera, senza maglia, «perché non ne siete degni». Al punto che la Juve Stabia non nega di prendere in considerazione il "suggerimento" di giocare il derby di domenica con il Sorrento con maglie di colori diversi. Non ridono i 4 calciatori spariti da domenica. Si chiamano Cristea, Gelardi, Grieco e Biancolino. Impauriti. La polizia, ieri sera, ha ascoltato la squadra. In commissariato hanno scoperto un muro di gente che minimizza. Ma la lista delle intimidazioni è ormai lunga. A molte sconfitte sono seguiti "chiarimenti" con gli ultrà negli spogliatoi o sul bus della squadra. Un calciatore che chiede di restare nell' anonimato dice: «È stato umiliante restare in mutande. Ma se non siamo tutelati, come possiamo accusare?». Stadio Romeo Menti. Piove. Su uno striscione a bordo campo spunta il volto di Gandhi per la campagna sociale "Castellammare città di pace", mentre in tribuna ci sono due che quasi vengono alle mani. Così, la Juve Stabia deve interrompere l' allenamento per un paio di minuti. Decisione: da domani sedute a porte chiuse. È questo il clima, nella città in cui a dicembre due calciatori furono picchiati in strada (Brunner e Radi), altri due riuscirono a scappare e l' allenatore Morgia si dimise, raccontando che se ne andava «perché non mi interessa insegnare diagonali o sovrapposizioni, ma rispetto e dignità». Oggi al suo posto siede Maurizio Costantini, tornato in panchina dopo aver cominciato la stagione ed essere stato esonerato alla quinta giornata. In mezzo anche un interregno di Dario Bonetti. Costantini è un uomo severo di 47 anni. Quando giocava a Trieste lo chiamavano "roccia". Non ha mai allenato in posti semplici. Acireale, Catania, Salerno. Eppure parla così della "punizione" degli ultrà: «La accettiamo». È scosso. «Scusate, non sono calmo». Denunce? Nessuna. «Una protesta avvenuta con forme e modi particolari. Ne prendo atto. Ne faccio tesoro. Tutto serve a crescere. Mi pare che se ne sia parlato troppo. Ad Acireale, una volta, vennero nello spogliatoio con bastoni e altro, non ci fu mica tanto clamore. Perché non parliamo del rigore che l' arbitro non ha fischiato a Biancolino?». Perché non ne ha voglia neppure Biancolino, la stella della squadra, l' investimento di mercato, il più pagato a settembre, ma il più accusato oggi dalla folla dopo 6 sconfitte consecutive, 3 partite senza gol e 9 senza vincere. È uno dei 4 calciatori spariti dalla città. La società spiega che il motivo è l'infortunio subito giusto domenica a Pistoia. Non c'è per «motivi fisici», così come Grieco. E Cristea, e Geraldi? Per loro non c'è alibi. «Hanno disertato senza autorizzazione», ammette il club con una nota. Disertori. Geraldi è tornato nella sua Sciacca, preoccupato per la famiglia. Ha riaccompagnato a casa sua moglie e dalla Sicilia ha avvertito la società: non so se torno. Una società che si trova senza il numero uno da mesi. Il presidente Giglio, imprenditore del settore alberghiero, è a Santo Domingo per affari legati al suo resort. Negli altri alberghi di proprietà, in penisola sorrentina, vivono alcuni dei calciatori, accusati dagli ultrà di fare vita da nababbi «coi soldi di Castellammare». Un milione e mezzo di euro è il monte ingaggi, ma gli stipendi sono congelati fino a salvezza raggiunta. Puntavano ai playoff, sono finiti in mutande. A Castellammare ridono

(Repubblica, 1 aprile 2009)

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