lunedì 16 giugno 2014

Shilton, la vittima della mano de dios

shilton2 Ho sempre saputo che sarebbe arrivato un giorno in cui avrei pagato tutto, un giorno in cui qualcuno mi avrebbe fatto scontare il mio lato oscuro. Quel giorno venne, e decise di punirmi con la mano di Diego Maradona. La sola cosa che mi infastidisce è non avere mai avuto le sue scuse. A fine partita, quando succede qualcosa tra noi giocatori, se ne parla. Se c'è da dirsi qualcosa, ce la diciamo. Tutto finisce lì, nel campo. Lui no, Maradona non venne a parlarmene. E' il miglior calciatore che io abbia mai visto in vita mia, ma non gli allungherei la mano per stringere la sua.
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Lo facemmo prima della partita, sotto il sole del Messico eravamo i due capitani. Stringersi la mano significa unirsi, legarsi in un patto di lealtà. A quel patto Maradona venne meno, poi tirò in ballo un mucchio di cose che non c'entravano un bel niente. La guerra della Falklands, dio, la nazione. Adesso, se qualcuno gli domanda di me, fa il fenomeno, dice che è una cosa successa quasi trent'anni fa e che il mio compito era chinare la schiena e prendere il pallone dal fondo della porta. Dice Maradona che non gli importa ch'io non voglia stringergli la mano, posso pensare ciò che voglio di lui, ma lui non si scusa per una storia di trent'anni fa. Fui l'unico a non accorgermi di niente, non ebbi neppure la soddisfazione di protestare. Le uscite con i pugni erano da sempre il mio punto debole, nonostante le esercitazioni continue, sul pallone andavo come se fossi stato un pugile, caricavo e pam, un cazzotto alla palla. Diego diede un cazzotto prima di me e io non lo vidi. Lui correva, esultava e io pensavo che mi aveva battuto, non sapevo che mi aveva fregato. Mi ha reso ridicolo per sempre, facendomi finire dentro quel videogame che crearono dall'episodio, il Peter Shilton's Handball Maradona, quando esistevano ancora i Commodore. I Commodore sono archeologia, quel gol è un'ossessione presente. Di me non si ricorda che ho giocato 125 partite in nazionale e che per 10 partite di Coppa del mondo non ho preso gol. Di me pochi ricordano il gol segnato su rinvio dalla mia porta contro il Southampton. Di me si ricorda l'impresa di un altro, la mano di dio, un'impresa che è una truffa. Ma è servita almeno per scontare la mia colpa, serrata in un angolo nascosto dentro di me: la superbia con cui chiesi di essere considerato titolare al posto di Banks. Era stato lui a scoprirmi a Leicester, avevo 13 anni, mi aveva portato in prima squadra. Ma dopo il Mondiale vinto dall'Inghilterra, io ne avevo 17, dissi ai dirigenti che se volevano che io firmassi il primo contratto da professionista dovevano liberarsi di Banks. E loro lo fecero. Vendettero Banks. A Banks avrei poi tolto anche la nazionale, e fu superbia anche dire quel che dissi dopo la partita di qualificazione ai Mondiali contro la Polonia. Prendemmo gol per un errore mio, restammo fuori dai Mondiali del '74, ma io spiegai tutto dicendo che non si trattava di uno sbaglio, il punto è che volevo fare la parata perfetta. La parata perfetta mi ha perseguitato ovunque andassi. Non potevo sfuggire alle domande, non potevo evitare il discorso. Sapevo che qualcuno sarebbe arrivato un giorno a punirmi per quello. Dio mandò la sua mano, non c'entrano le Falklands, anche se Maradona non lo sa.

(Come per l’intera serie, le parole liberamente attribuite a Peter Shilton sono state ricostruite attraverso libri, interviste e altre fonti storiche, e sono tutte ispirate a fatti realmente accaduti)

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