lunedì 2 giugno 2014

Cazzimma

CHIAMARSI Sisto a Napoli è del tutto inusuale, ma non è questo dettaglio a mettere un diciottenne al riparo dal gorgo della malacittà. Sfreccia a bordo di due ruote, si infila lesto negli spazi di una metropoli strozzata per fare bene il suo lavoro: consegnare droga a ricchi clienti, ma all'insaputa del boss Cavallaro. Far bene il lavoro significa farlo con cazzimma, termine che i parlanti napoletani si vantano di non poter pienamente trasferire in italiano, ma che per sommi capi definisce una sorta di cattiveria senza cause, gratuita, un gelo del cuore, ma anche scaltrezza in talune circostanze. Crupi, 37enne casertano esordiente, prende la scia schiumosa della narrativa post- Gomorra e la naviga consapevolmente con la sua storia, in una Napoli monotinta e convenzionale, con una lingua che quasi mai aderisce al contesto fatto di cocaina e brutalità, da cui anzi si tiene distante, adottando un registro levigato e persino con qualche settentrionalismo sparso. Come se l'abitudine a certi temi sia compatibile ormai con le tonalità pastello. Sisto attraverserà una terribile prova di espiazione, mediata da suo zio Antonio, per approdare a una possibile luce finale.

(Repubblica, 1 giugno 2014)

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