sabato 7 novembre 2009

> 90°: Brüno

Dopo il grande successo ottenuto al debutto con la recensione di Baarìa, torna Buildo, che apre una rubrica su questo blog. Ed essendo un angolo tutto suo, la rubrica si chiama Maggiore di 90 gradi.



Mi sforzo di capire qual è l’obiettivo di Sacha Baron Cohen. Non nella vita, non mi frega. Nel suo ultimo film: Brüno. Il primo – Borat – l’avevo visto e non visto. Solo tre quarti d’ora sbirciati su Sky Cinema, a film iniziato. E torno all’obiettivo di Sacha. Far ridere, e va bene. Poi? Disturbare? Ci riesce, con continuità ammirevole. Scandalizzare? Ci riesce meno, ma qui va perdonato: scandalizzare non è semplice. In fondo puoi scandalizzare con pochissimo alcuni, può non bastare praticamente nulla per altri. E poi che altro vuole? Spostare i confini del buon (o cattivo, come vi pare) gusto? Se Brüno saprà diventare un cult, può anche far suo qualche piatto del poker. Viceversa, lo scopo è ambizioso da morire.

La dozzina di spettatori sparsi nella sala comprendeva un pugno di tredicenni chiassosi, fieri d'aver abbindolato il divieto ai 14, e un paio di coppiette dell'ultima fila, cui una poltroncina sola sarebbe bastata. Io ho lasciato il cinema pieno di dubbi, felice di averne. Mi pare che alla fine fossero gli stessi di Francesca e Melania, alle quali mi accompagnavo (sembra un inciso pretestuoso, ma far sapere delle due donne al mio fianco è tra i motivi per cui scrivo). Con uno che ha la faccia e il nome di Sacha Baron Cohen, è meglio tenersi prudenti. Ti pare d’aver visto la rappresentazione del niente. Ma magari è così solo perché non ne hai compreso il senso e la genialità. E se poi non t’è piaciuto e quello passa per un gioiellino trash, una preziosa gemma di cinema alternativo? No, corri troppi rischi: vuol dire che non l’hai capito e che sei pure un pezzo di bacchettone. Per giunta col vecchio virus antisemita della sinistra, feccia sopravvissuta al XX Congresso del PCUS.
Apprendo che Brüno è un personaggio nato in uno show televisivo. Non so come si esprimesse in tv. Al cinema sceglie decisamente il volgare. Ma prendendo le distanze dal registro che Dante - che pure fu innovativo - adotta nel Convivio. E allora, è nello stile che si trova lo scopo autentico, l’obiettivo? Tenterò di farvi schifo come non l’ha mai fatto nessuno? Se la strada è questa, Sacha è nei guai. Ha la carriera condannata a spegnersi presto. Se qualcosa abbiamo imparato dalla storia, è che i Piotta hanno vita breve. Come dovrà regolarsi per tirar su un prossimo film? Fare ogni volta più ribrezzo? Poveraccio, sarà faticoso.
Poi c’è il film. Sul quale, come annunciato, resto prudente. Di sicuro, è il film meno film che io abbia mai visto. All’intervallo ancora mi chiedevo: ma quando comincia? Ogni immagine di tutta la prima ora, e anche oltre, sembra costruita per far da prologo. Ma a cosa? Dopo non viene niente. Tra l’altro è doppiato come fa la tv italiana coi reality stranieri. Non si cerca l’effetto realtà, intuisci che sotto si sta parlando un’altra lingua. Non è dozzinalità, credo sia un espediente voluto. Lui, Sacha, ha una gran presenza. Lo ricordavo nei panni di Ali G, intervistatore di Mohamed Al-Fayed. Strepitoso, m’aveva divertito. Qui m’ha fatto un po’ pena. Colpa mia, ne sono certo. Non devo aver capito questo Brüno. Omosessuale compulsivo, compulsivamente a caccia di gloria.
Non ho chiarito se fa ridere. Perché non lo so, non so nemmeno questo. Io qua e là ho anche sorriso. Mai apertamente. Forse più per solidarietà verso gli sforzi di Sacha - lui mi sta simpatico - che per convinzione.

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