Ai calciatori dei Balcani è stata rimproverata spesso una certa sofisticata incostanza. Ora, mentre abbatte la decennale autorità del mostro a due teste Messi-Ronaldo, il Pallone d'oro a Luka Modric ribalta pure quest'ultimo stereotipo. Ha vinto un piede elegante ma regolare, un virtuoso ma non un solista, non un anarchico.
Nell'anno del Mondiale delle sorprese, condannato a ignorare il fantasma di Leo e un Cristiano dall'immagine compromessa per le accuse di stupro dall'America, il calcio è tornato all'antico scegliendo come simbolo di sé un attore classico, un giocatore che cuce e non uno che strappa, un sarto, un camminatore sul confine fra arte e artigianato: tecnica, estro, pregio, eppure tutto il contrario dello sperpero di solito imputato alla sua stirpe, sul podio del premio fin qui rappresentata da genialoidi alla Savicevic e alla Dzajic, oppure da finalizzatori crudi alla Pancev, alla Mijatovic, alla Suker. In un caso o nell'altro, tutta gente che si fermava un passo prima di vincere.
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sabato 8 dicembre 2018
martedì 31 maggio 2016
Il paradosso Zidane
Zidane allenatore non è mai esistito. Zidane allenatore era un'idea di cui sorridere, se non addirittura sospettare, maliziosi, come hanno fatto in Spagna, dove certe volte pareva la geniale idea venuta a un padre per aiutare la scalata alla gloria di suo figlio calciatore.
Zidane allenatore sembrava un controsenso, primo perché i grandissimi del campo si trascinano sempre un certo imbarazzo in panchina - con l'eccezione di Cruijff - e secondo perché al Castilla, la succursale del Real, Zidane aveva iniziato la sua seconda carriera con cinque sconfitte nelle prime sei partite. Solo che il calcio conosce mille maniere per burlarsi di noi. Compreso mettere Zidane sulla panchina della squadra più ricca del mondo, e fare di lui il primo allenatore francese in grado di vincere la Coppa dei Campioni. In realtà i francesi si attribuiscono pure il passaporto di Helenio Herrera, di nascita argentino. Ma da oggi probabilmente vorranno dimenticarsene, da oggi vorranno essere certi di aver visto nascere una Storia.
Zidane allenatore sembrava un controsenso, primo perché i grandissimi del campo si trascinano sempre un certo imbarazzo in panchina - con l'eccezione di Cruijff - e secondo perché al Castilla, la succursale del Real, Zidane aveva iniziato la sua seconda carriera con cinque sconfitte nelle prime sei partite. Solo che il calcio conosce mille maniere per burlarsi di noi. Compreso mettere Zidane sulla panchina della squadra più ricca del mondo, e fare di lui il primo allenatore francese in grado di vincere la Coppa dei Campioni. In realtà i francesi si attribuiscono pure il passaporto di Helenio Herrera, di nascita argentino. Ma da oggi probabilmente vorranno dimenticarsene, da oggi vorranno essere certi di aver visto nascere una Storia.
martedì 8 marzo 2016
Il mondo di Valdano
Il madridismo come reagisce?
«Nel modo in cui dice l'inno del Real: quando perdi, dai la mano. Ci sono valori che definiscono un club. Non darsi per vinti, far prevalere il gruppo, associare trionfo e spettacolo. Questo è il madridismo, con l'onestà e l'autorità morale dei suoi idoli. Bernabéu morì povero. Aveva una strategia e una visione, quando costruì lo stadio e allargò la platea dei tifosi ingaggiando un ungherese, un francese e un argentino: Di Stéfano fu un Bernabéu vestito da calciatore. Nel vuoto di soluzioni d'oggi, rimane l'orgoglio di chi non si rassegna alla mediocrità».
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martedì 29 dicembre 2015
Rafa Benítez, una calamita di pregiudizi
lunedì 4 novembre 2013
Letteratura dell'anti-madridismo. E dell'anti-juventinismo
Tutto comincia nelle Asturie. La scintilla si accende con un coro. "Asì, asì, asì gana el Madrid". Così vince il Madrid. Così come? Grazie all'arbitro: questo significa il coro che ormai accoglie il Real su quasi tutti i campi di Spagna. Il 25 settembre del 1979 è la data di nascita universalmente accettata dell'antimadridismo. Il pretesto è un episodio come tanti, l'espulsione al sesto minuto di Enzo Ferrero, numero 11 dello Sporting Gijón allo stadio El Molinón. Ferrero è marcato da San José, scatta, i due si ostacolano, si mettono le mani addosso, ci scappano un paio di spintoni, San José cade. Rosso. L'arbitro manda fuori Ferrero. Asì gana el Madrid. Sul prato arriva di tutto. Quando la gente asturiana vede il rosso a Ferrero, si scatena ripensando all'anno prima. Il Gijón era stato avversario del Real per il titolo. Aveva perso lo scontro diretto in casa, giocandolo senza Dória né Ferrero, espulsi la settimana prima a Salamanca.
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