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sabato 8 dicembre 2018

Modric, il re provvisorio

Ai calciatori dei Balcani è stata rimproverata spesso una certa sofisticata incostanza. Ora, mentre abbatte la decennale autorità del mostro a due teste Messi-Ronaldo, il Pallone d'oro a Luka Modric ribalta pure quest'ultimo stereotipo. Ha vinto un piede elegante ma regolare, un virtuoso ma non un solista, non un anarchico.
Nell'anno del Mondiale delle sorprese, condannato a ignorare il fantasma di Leo e un Cristiano dall'immagine compromessa per le accuse di stupro dall'America, il calcio è tornato all'antico scegliendo come simbolo di sé un attore classico, un giocatore che cuce e non uno che strappa, un sarto, un camminatore sul confine fra arte e artigianato: tecnica, estro, pregio, eppure tutto il contrario dello sperpero di solito imputato alla sua stirpe, sul podio del premio fin qui rappresentata da genialoidi alla Savicevic e alla Dzajic, oppure da finalizzatori crudi alla Pancev, alla Mijatovic, alla Suker. In un caso o nell'altro, tutta gente che si fermava un passo prima di vincere.

martedì 31 maggio 2016

Il paradosso Zidane

Zidane allenatore non è mai esistito. Zidane allenatore era un'idea di cui sorridere, se non addirittura sospettare, maliziosi, come hanno fatto in Spagna, dove certe volte pareva la geniale idea venuta a un padre per aiutare la scalata alla gloria di suo figlio calciatore.
Zidane allenatore sembrava un controsenso, primo perché i grandissimi del campo si trascinano sempre un certo imbarazzo in panchina - con l'eccezione di Cruijff - e secondo perché al Castilla, la succursale del Real, Zidane aveva iniziato la sua seconda carriera con cinque sconfitte nelle prime sei partite. Solo che il calcio conosce mille maniere per burlarsi di noi. Compreso mettere Zidane sulla panchina della squadra più ricca del mondo, e fare di lui il primo allenatore francese in grado di vincere la Coppa dei Campioni. In realtà i francesi si attribuiscono pure il passaporto di Helenio Herrera, di nascita argentino. Ma da oggi probabilmente vorranno dimenticarsene, da oggi vorranno essere certi di aver visto nascere una Storia.

martedì 8 marzo 2016

Il mondo di Valdano


DAL tavolo di Jorge Valdano il Real Madrid sembra «un quadrato che vuole diventare un cerchio». Non un'utopia: un pasticcio. I sette gol al Celta sono cerotti su un allenatore saltato, un altro che traghetta e basta, la stella Ronaldo che si irrita coi compagni, i fischi, i 12 punti di distacco dal Barcellona. Qui il campione del mondo argentino ha giocato, allenato e fatto il dirigente, fino a rompere con Mourinho. Ha attraversato il calcio da sovversivo, da uomo sensibile ai sogni. Oggi è un apprezzato scrittore. Sorseggia un cortado in una caffetteria a tre minuti dal Bernabéu, dove domani aspettano la Roma, lungo un viale pieno di banche, concessionarie d'auto e platani spogli. Il lusso e le foglie morte. Questo Real. «È un tempo di disperazione per doversi confrontare col più forte Barcellona di sempre. La società tecnologica ci ha tolto la calma e ha imposto la fretta. L'impazienza sta provocando cambi continui, i cambi non aiutano i progetti».
Il madridismo come reagisce?
«Nel modo in cui dice l'inno del Real: quando perdi, dai la mano. Ci sono valori che definiscono un club. Non darsi per vinti, far prevalere il gruppo, associare trionfo e spettacolo. Questo è il madridismo, con l'onestà e l'autorità morale dei suoi idoli. Bernabéu morì povero. Aveva una strategia e una visione, quando costruì lo stadio e allargò la platea dei tifosi ingaggiando un ungherese, un francese e un argentino: Di Stéfano fu un Bernabéu vestito da calciatore. Nel vuoto di soluzioni d'oggi, rimane l'orgoglio di chi non si rassegna alla mediocrità».

martedì 29 dicembre 2015

Rafa Benítez, una calamita di pregiudizi


Stanno cercando la pistola che fuma, nell'attesa al Real Madrid hanno in mano un dossier. Ma pare che ancora non basti. Non subito. L'ultima prova raccolta da Florentino Pérez per chiudere i conti con Rafa Benítez è un'informativa in cui sono stati raccolti i pareri di calciatori, dirigenti e altri tecnici vicini alla Casa Blanca. Riferiscono di un Benítez ormai isolato, senza più nessuno dalla sua parte. Un panorama di solitudine. L'ultima telefonata fatta dal presidente a Sergio Ramos s'è chiusa con la certezza che la squadra non ci vede chiaro, «il filo è debole», almeno così scrive il quotidiano sportivo Marca, che dal ventre del Real registra sempre le informazioni giuste.

lunedì 4 novembre 2013

Letteratura dell'anti-madridismo. E dell'anti-juventinismo

Tutto comincia nelle Asturie. La scintilla si accende con un coro. "Asì, asì, asì gana el Madrid". Così vince il Madrid. Così come? Grazie all'arbitro: questo significa il coro che ormai accoglie il Real su quasi tutti i campi di Spagna. Il 25 settembre del 1979 è la data di nascita universalmente accettata dell'antimadridismo. Il pretesto è un episodio come tanti, l'espulsione al sesto minuto di Enzo Ferrero, numero 11 dello Sporting Gijón allo stadio El Molinón. Ferrero è marcato da San José, scatta, i due si ostacolano, si mettono le mani addosso, ci scappano un paio di spintoni, San José cade. Rosso. L'arbitro manda fuori Ferrero. Asì gana el Madrid. Sul prato arriva di tutto. Quando la gente asturiana vede il rosso a Ferrero, si scatena ripensando all'anno prima. Il Gijón era stato avversario del Real per il titolo. Aveva perso lo scontro diretto in casa, giocandolo senza Dória né Ferrero, espulsi la settimana prima a Salamanca.