IN GENERE va così. Mormorio intorno al 20' del primo tempo perché lo 0-0 già pare un'offesa. Fischiatina sparpagliata ma più convinta all'intervallo. Insofferenza sfacciata a un quarto d'ora dalla fine. Chiusura con contestazione, venite sotto la curva, amiamo solo la maglia, e non fatevi vedere in giro. È il calore della folla.Convinti che siano i risultati del campo a provocare l'insofferenza del tifoso, abbiamo smesso di far caso alla verità. Il piano va ribaltato. È l'intolleranza del tifoso a mettere sempre più spesso il piombo nelle gambe della sua squadra. Che smette di correre, smette di crederci, smette di vincere. Eravamo rimasti alla tribù di Morris, al branco che allo stadio si riconosce e si riaggrega dentro un senso d'appartenenza a un'identità. Ma se all'improvviso da questo nucleo sparisce la squadra, che succede al famoso rito collettivo? Zeman se lo è domandato e si è dato una risposta: "Quando succedono certe cose, è normale che i ragazzi non si sentano tranquilli e si presentino così in campo".
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mercoledì 22 aprile 2015
venerdì 12 dicembre 2014
Ti fischio perché ti amo troppo
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| Lo striscione dei tifosi del Borussia: "E se tu cadi, io sto con te" |
lunedì 27 ottobre 2014
Il calcio che vorrei: le voci degli invisibili
Francesco ha 12 anni e sentì lo sparo. Stava andando allo stadio, "e in quel momento", scrive, "tutti scapparono nel senso opposto ". Lo shock del 3 maggio, gli scontri a Tor di Quinto, la morte di Ciro Esposito sono un trauma che il calcio italiano ha provato in tutto questo tempo a guardare negli occhi il meno possibile. Sono passati sei mesi da quella sera e del "dopo" non s'è occupato più nessuno. Chiedetelo allora a Francesco e ai suoi coetanei cos'è Napoli-Roma di sabato prossimo, partita che fa così paura al punto che i grandi, gli adulti, l'hanno ignorata. Finché non è giunto il suo momento, 1° novembre, ore 15, sette giorni e ci siamo. "Mi chiamo Francesco Saverio Rossi, ho dodici anni, sono nato a Roma e tifo Napoli. Ho molta esperienza sulla partita Napoli-Roma poiché sono andato alla partita di Coppa Italia in cui il Napoli vinse 3-0 un bellissimo match clou, però dopo la partita ha avuto degli scontri nei pressi dello stadio".
sabato 17 maggio 2014
Essere colchoneros
Essere colchoneros significa pensare cose come quelle che dice Diego Pablo Simeone. "Nel calcio si deve avere sempre paura, solo chi ha paura scopre di avere coraggio".Parole che oggi fanno di lui l'esatta incarnazione del perfetto uomo Atletico, e non solo perché aveva la maglia bianca e rossa nell'anno dell'ultimo campionato vinto, 1996. L'altra Madrid ha riscoperto con lui il coraggio di pensare in grande, di illudersi, di sentirsi in grado di vincere tutto, persino di demolire la sua mitografia, costruita sull'idea di un club magnifico e perdente. Simeone è tornato per ribaltare un mondo.
mercoledì 30 aprile 2014
Per chi tifava Sergio Leone?
- Che hai fatto in tutti questi anni, Noodles?
- Sono andato a letto presto.Gli anni adesso sono venticinque, da quando Sergio Leone non c'è più. E un altro film come C'era una volta in America, lo stiamo ancora aspettando. L'amore, l'amicizia, la fedeltà, il tradimento, il senso di colpa: un film totale, un'opera mondo, come la chiamerebbe Moretti, ma non Nanni, suo fratello Franco. Sergio Leone è uno di quelli di cui ti ricordi esattamente dov'eri quando ti hanno detto che era morto. Al cuore Ramòn, al cuore, e poi il Monco, il Biondo, Tuco, Armonica, Cheyenne, i nomi più belli tra i personaggi del cinema italiano. E Claudia Cardinale che scende dal treno alla stazione. E la voce di Nando Gazzolo. E lo scion scion di Morricone. Una cosa non si sa di lui, o almeno non l'ho capita io. Ma Sergio Leone era romanista o laziale?
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sabato 22 febbraio 2014
La battaglia dei poeti tifosi
Finì male, finì malissimo. Accuse all'arbitro dalla Real Sociedad e accuse al Barcellona. Avete rubato, la Coppa era nostra. Una delle prime grandi polemiche nella storia del calcio. Ma poiché siamo nel 1928, la polemica la fanno due poeti. Rafael Alberti e Gabriel Celaya. A colpi di versi.Le cose vanno così. Real Sociedad e Barcellona giocano a Santander la finale della Coppa del re. È il 20 maggio 1928. Piove. Scenario di quelli che si tramandano con i toni dell'epica. I giornali raccontano di una partita violenta. Solo a sette minuti dalla fine la Real Sociedad riesce a pareggiare con Mariscal l'iniziale vantaggio catalano segnato da Samitier. In onore del portiere del Barça che si è opposto agli attacchi quasi per la partita intera, il poeta Rafael Alberti - presente allo stadio - scriverà "Ode a Platko". Ferenc Platko, o Francisco, o Franz, è il portiere ungherese del Barcellona. Alberti inizia così:
lunedì 4 novembre 2013
Letteratura dell'anti-madridismo. E dell'anti-juventinismo
Tutto comincia nelle Asturie. La scintilla si accende con un coro. "Asì, asì, asì gana el Madrid". Così vince il Madrid. Così come? Grazie all'arbitro: questo significa il coro che ormai accoglie il Real su quasi tutti i campi di Spagna. Il 25 settembre del 1979 è la data di nascita universalmente accettata dell'antimadridismo. Il pretesto è un episodio come tanti, l'espulsione al sesto minuto di Enzo Ferrero, numero 11 dello Sporting Gijón allo stadio El Molinón. Ferrero è marcato da San José, scatta, i due si ostacolano, si mettono le mani addosso, ci scappano un paio di spintoni, San José cade. Rosso. L'arbitro manda fuori Ferrero. Asì gana el Madrid. Sul prato arriva di tutto. Quando la gente asturiana vede il rosso a Ferrero, si scatena ripensando all'anno prima. Il Gijón era stato avversario del Real per il titolo. Aveva perso lo scontro diretto in casa, giocandolo senza Dória né Ferrero, espulsi la settimana prima a Salamanca.
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sabato 5 ottobre 2013
Mi metto i tifosi sulla maglia
Il Marsiglia stampa messaggi dei tifosi sulla maglia sotto il logo dello sponsor. Il Nizza mette le foto dei loro volti all'interno dei numeri di maglia, come già in passato il Bastia e come il Real Madrid per l'addio di Raúl. Mentre in tutto il mondo i club cominciano a ritirare la maglia con il numero 12, in omaggio ai tifosi e a quello che si chiamava dodicesimo uomo in campo. Le mosse del marketing per vincere la diffidenza delle curve.
venerdì 27 settembre 2013
Papà, perché siamo dell'Atlético Madrid?
Sono da sempre i parenti poveri del Real. I materassai. Vendono i loro campioni. Non vincono un derby in campionato dal 1999. Ma sanno diffondere l'amore per la loro squadra come nessun altro al mondo. E stavolta arrivano al Bernabeu da primi in classifica. Quelli dell'Atlético Madrid.
Sono passati dodici anni. Dodici anni dal giorno in cui la macchina si ferma al semaforo, il bambino getta lo sguardo fuori dal finestrino, assorto, poi domanda Papà perché siamo tifosi dell'Atlético? E il papà muto, gli occhi che ruotano verso il sedile posteriore, un mezzo sorriso accennato. "Non è facile da spiegare, però è qualcosa di grande, molto grande", risponde al suo posto una frase scritta sullo schermo, prima che appaia lo scudo di Madrid, dell’Atlético Madrid.
Sono passati dodici anni. Dodici anni dal giorno in cui la macchina si ferma al semaforo, il bambino getta lo sguardo fuori dal finestrino, assorto, poi domanda Papà perché siamo tifosi dell'Atlético? E il papà muto, gli occhi che ruotano verso il sedile posteriore, un mezzo sorriso accennato. "Non è facile da spiegare, però è qualcosa di grande, molto grande", risponde al suo posto una frase scritta sullo schermo, prima che appaia lo scudo di Madrid, dell’Atlético Madrid.
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sabato 31 agosto 2013
I manuali del tifo
Il tifo, si dice. Come se fosse uno. Indistinguibile. Come se fosse una polpa, uguale ovunque, mentre niente più di una bandiera d' una squadra di calcio racconta la coerenza verso un' identità. Un conto è tifare per chi oscilla tra successo e tracollo, chi vive di crepacuore «sulle montagne russe della grandezza», un altro stare dalla parte di chi ritiene che «vincere sia l'unica cosa che conta». Essere interista significa convivere con l'idea che «anche la sconfitta di oggi può divenire un trampolino di lancio verso la vittoria di domani», essere juventini prevede l'esclusione dal proprio orizzonte di ogni altro titolo che non sia il dio risultato, «tutte queste scemenze qua, a noi non interessano niente». Finezze e sfumature di ogni partigianeria sono raccontate in quattro manualetti su Inter, Juve, Napoli e Roma mandati in libreria da Fandango con dei titoli che sono altrettanti hashtag (la stringa con cui su Twitter sono contrassegnate le parole chiave). Più in là arriveranno quelli su Genoa, Lazio, Milan e Palermo.
sabato 20 settembre 2008
L'inno senza vocali
Per gli amanti del genere segnalo la lirica:
Per sei giorni io mi faccio un mazzo
ma la domenica divento pazzo
e poi faccio coro insieme a voi
"I cr'p'm d mazz't"
(dall'inno del Foggia, che potete addirittura sentire qui)
Per sei giorni io mi faccio un mazzo
ma la domenica divento pazzo
e poi faccio coro insieme a voi
"I cr'p'm d mazz't"
(dall'inno del Foggia, che potete addirittura sentire qui)
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