sabato 8 dicembre 2018

Modric, il re provvisorio

Ai calciatori dei Balcani è stata rimproverata spesso una certa sofisticata incostanza. Ora, mentre abbatte la decennale autorità del mostro a due teste Messi-Ronaldo, il Pallone d'oro a Luka Modric ribalta pure quest'ultimo stereotipo. Ha vinto un piede elegante ma regolare, un virtuoso ma non un solista, non un anarchico.
Nell'anno del Mondiale delle sorprese, condannato a ignorare il fantasma di Leo e un Cristiano dall'immagine compromessa per le accuse di stupro dall'America, il calcio è tornato all'antico scegliendo come simbolo di sé un attore classico, un giocatore che cuce e non uno che strappa, un sarto, un camminatore sul confine fra arte e artigianato: tecnica, estro, pregio, eppure tutto il contrario dello sperpero di solito imputato alla sua stirpe, sul podio del premio fin qui rappresentata da genialoidi alla Savicevic e alla Dzajic, oppure da finalizzatori crudi alla Pancev, alla Mijatovic, alla Suker. In un caso o nell'altro, tutta gente che si fermava un passo prima di vincere.

Modric è invece insieme ritmo, geometria e consistenza. Gli elementi della realtà. È qualcosa in più rispetto all'immagine che del ceppo slavo abbiamo avuto, ed è altro rispetto all'heros promosso in questi anni dal calcio in linea con lo spirito dei tempi: giocatori da gesti, da frammenti, buoni per essere sminuzzati e sparpagliati in rete. Modric è distante dal calcio di Vine e videoclip che ha egemonizzato il Pallone d'oro dal 2008, spesso con verdetti discutibili. Modric esige che venga riportato l'occhio sul prato, dal vivo, per seguirne i movimenti anche senza pallone. È sempre dentro il flusso senza mai sembrarne prigioniero.
Nel voltare le spalle a Ronaldo e Messi, il Pallone d'oro a un uomo così è anche un risarcimento postumo a tutti i Modric prima di Modric, ai passeggiatori geniali che lo avrebbero meritato: Iniesta, Xavi, Pirlo. Una generazione di cervelli stritolata dal Mostro a due teste. Eppure è già chiaro come Modric sia un re a sovranità limitata, una parentesi, un re provvisorio, l'equivalente di ciò che nel tennis fu Hewitt dopo Sampras e prima di Federer.
Godiamocelo allora e prepariamoci. Sta arrivando già Mbappé.

(la Repubblica, 4 dicembre 2018)

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