lunedì 14 dicembre 2009

I blog degli altri


Stamattina volevo scrivere che più deludenti di quelli che sghignazzano vedendo la faccia di un vecchio coperta di sangue e tagli, sono quelli a cui pare il caso di dire che “però” e che “comunque”, e che anche oggi hanno centrale nella loro valutazione delle cose l’analisi di quel che dicono Emilio Fede o Bonaiuti. Avevo pensato che ci sono giorni in cui bisognerebbe imporsi di non scrivere “però”: di fermarsi subito prima, per un giorno.

Poi ho pensato che avrei dovuto spiegare come questo auspicio conviva con la mia riprovazione per i “senza se e senza ma”, che avrei dovuto spiegare che non basta che le cose siano vere per renderle degne o no di essere dette, e che alla fine avrei a mia volta detto cose fuorvianti, e ho lasciato perdere. Vedo che Mario Calabresi è andato invece dietro allo stesso pensiero.
(Luca Sofri)
Politici e giornali hanno il dovere di non dare sponde, di essere seri e di capire che le giustificazioni ci portano su strade senza ritorno e che non si può continuare ad alzare il livello dello scontro. E questo riguarda non solo la sinistra ma anche il premier, la sua maggioranza e i giornali che gli sono più vicini.
(Mario Calabresi)

Mi fa anche già paura il fatto che sento di non riuscire a esprimere liberamente il flusso di pensieri e di associazioni di idee, anche solo intellettuali, anche puramente estetiche (se esistono), che quella sequenza di immagini mute mi suscita. Ho paura della mia autocensura, presentimento di una pesante censura. Paura dell’immensa violenza di rimbalzo. Paura di vedere, in quella bocca piena di sangue, l’immagine simmetrica della bocca che ride per mostrare i denti. Paura di scorgere, nel ghigno dell’umana sofferenza, un soffio algido di vendetta.
(Beppe Sebaste)

E tra le prevedibili e opportuniste reazioni degli sciacalli della destra e quelle compiaciute di una gran fetta della sinistra a me preoccupano molto più le seconde, non fosse altro perché sono quelle che hanno a che fare con la mia parte, quella che vorrei fosse migliore dell’altra.
(Francesco Costa)

Comunque Bush Jr gli dà i punti a riflessi, eh.
(la discussione da paoladl, friendfeed)

Berlusconi colpito al volto da un souvenir del Duomo. Subito annullato il comizio di Matera. Il premier dovrà sottoporsi a un intervento per rimuovere dal volto la scritta "onaliM id odrociR". In un certo senso, Berlusconi ha accontentato quanti gli chiedevano un faccia a faccia con la Chiesa. Minacciati anche altri esponenti della maggioranza: recapitata a Brunetta una busta contenente una gondola.
(Spinoza)

I frizzi e i lazzi di quelli che hanno riso, esultato, fatto dietrologie sull'aggressione a Berlusconi sono stupidi e pericolosi. E anche un po' ignobili. Come dice l'amico pisano: ridatemi il mio paese.
(Daria Bignardi)

L’attentatore, per una sorta di grazia divina (questa lo è per davvero) è un disadattato. Lo era probabilmente già prima del governo Berlusconi e questo da un certo punto di vista è confortante. E taglia la testa del toro di molte contestazioni possibili. Perchè francamente - fuori dalla becera neutralità di queste ore - sono moltissimi gli italiani senza problemi mentali che ieri sera hanno “letto” quel gesto come una reazione ad una violenza quasi quotidiana di B. e dei suoi paladini manifestata in mille differenti maniere. Così la dichiarazione a caldo di Umberto Bossi (”E’ un atto terroristico”) si staglia come spesso accade (ed anche questo è un talento) come la frase piu’ stupida tra quelle pronunciabili anche affidandosi a JL Borges ed all’incastro di qualsiasi combinazione possibile delle parole della biblioteca di Babele, mentre quella del mille volte vituperato Di Pietro (”E’ anche lui responsabile”) è una di quelle piane verità difficili da dire.
(Mantellini)

Contribuiamo tutti a spegnere l’incendio. Irresponsabile è chi attribuisce al premier la responsabilità indiretta dell’accaduto. Altrettanto pericolosa (e falsa) è l’attribuzione di un gesto compiuto da uno squilibrato in cura da dieci anni per problemi psichiatrici all’opposizione.
(Gad Lerner)

Primo pensiero: ma quest’uomo è circondato dalla più colossale scorta mai vista al mondo, ed è il riuscito bersaglio di qualunque oggetto contundente tirato da qualunque disturbato? O son tutti tiratori scelti, quelli che gli lanciano cavalletti e souvenir, o la scorta è la più incapace che si sia mai vista, o (ma forse ho visto troppo West Wing) lui ne pretende l’invisibilità per fare i bagni di folla, e i bagni di folla ogni tanto tentano di linciarlo.
(Guia Soncini)

Due gesti compiuti da Silvio Berlusconi ferito dall’atto del folle di ieri colpiscono. Col primo egli si china, si copre il viso con un pezzo di stoffa. Qui c’è il gesto umano, della persona ferita, che cerca riparo, che è stordita, che non capisce cosa gli è accaduto, e vacilla. Col secondo il Capo ritorna tale: dopo essere entrato nell’auto, spinto dai suoi guardiaspalle, esce di nuovo. Si mostra alla folla. Vuole far vedere che è vivo, certo, rassicurare i suoi sostenitori, ma vuole anche compiere un gesto di ostensione. Una sorta di Sacra Sindone al vivo: viva e sanguinolenta.
Si mostra perché è nell’ostensione che il suo potere corporale esiste e prospera. Ha compiuto tutto questo in modo istintivo, senza ripensamenti. Fossimo stati negli Stati Uniti, la sicurezza lo avrebbe caricato in auto e sarebbe partita a tutta velocità. Poteva esserci ancora pericolo. No, Silvio Berlusconi sfida il pericolo, si espone di nuovo, seppur dolorante, col sangue sul viso, atterrito ma vivo, allo sguardo dei fedeli, perché questo è la natura stessa del patto che ha stretto con loro.
(Marco Belpoliti)

C’è poco da dire su Massimo Tartaglia, un povero disgraziato e malato le cui giornate da domani in poi saranno ben peggiori di quelle che ha vissuto finora.
(Francesco Costa)

Vedo che c’è un gran daffare a Palazzo Chigi e al Viminale per una bella stretta censoria sui siti Internet che «inneggiano alla violenza». Sono sicuro che inizieranno dal forum dove appaiono decine di messaggi come: «Anarchici, no global verdi inferno, bindi, ecc, sappiamo chi siete e dove siete». Toh, è il sito ufficiale del Pdl. (Alessandro Gilioli)

Ho maneggiato le impostazioni perché non accada più. Ma temo che non basti. In ogni caso il problema può essere vissuto da altri. In breve si tratta di questo: c’è gente che, per il solo fatto di avere un contatto facebook, si sente autorizzata ad associarti alle sue idee. Lo fa con lo strumento della foto in cui sono presenti le persone o con i tag (le etichette) alle sue campagne. Col risultato che chiunque guardi quella foto è autorizzato a credere che tu abbia sottoscritto quei contenuti… Lo so i tag si possono rimuovere. Ma già l’associazione alla foto è più complessa da correggere. E non è detto che uno abbia sempre il tempo e l’energia per vigilare sul fenomeno. Io me ne sono reso pienamente conto ieri sera, quando mi sono ritrovato imbrancato in un gruppone “giustificazionista” del ferimento di Milano. (Vittorio Zambardino)

Ogni tanto su questo blog ci siamo interrogati sul tema “quanto contano i gruppi di facebook? Quanto sono davvero rappresentativi?”. Oggi gli interrogativi ritornano e aumentano, leggendo che alcuni gruppi contro Berlusconi sono stati rinominati rendendolo gruppi pro, operazione fatta anche con altri gruppi che di politico non avevano nulla, tipo uno a favore della ricostruzione in Abruzzo.
(Akille)

1 commento:

Calzino genuino ha detto...

Grazie per la panoramica! Alcuni me li ero persi...