sabato 7 febbraio 2009

Il guado di Castellammare


Il sogno è in tre lettere. Dos. Documento di orientamento strategico. Tutto quello che Castellammare vuole diventare si trova lì, fra i grandi progetti che aspettano fondi europei e regionali. La Reggia e il museo archeologico, la costa e le terme. Un sogno in tre lettere e un incubo con 13 proiettili. Un sogno di tre lettere, e ora una psicosi giudiziaria. Quando piove, a Castellammare le onde portano i rifiuti sulla costa. Cresce l'erba, sull'arenile. Tre torrenti che scendono dai monti Lattari trascinano come scarichi fognari i liquami di Pimonte, Agerola, Casola, Lettere, Gragnano. Il generale Iucci, commissario straordinario per il bacino del Sarno, sa che non basta bonificare il fiume per restituire il mare alla città. Ci sono sempre quei tre torrenti.


L'ultimo appalto per il loro risanamento è proprio di qualche giorno fa. Perciò ora c'è una data, per il sogno-mare e per il ritorno alla balneazione dopo oltre 40 anni. è il 2011. La stessa data che Castellammare s'è messa in testa per vedere completato con 12 milioni il restauro e la riapertura delle antiche terme. Dove pensano a un secondo albergo, a investimenti in fitness, wellness, fisiokinesiterapia. C'è di mezzo una privatizzazione sempre rinviata. Ora l'advisor Deloitte è alla ricerca del socio privato. Il turismo termale dovrà sposarsi con il ritorno dei bagnanti, e con l'ambizione di un turismo culturale da attrarre alle ville archeologiche del parco di Varano e a quella reggia del Quisisana che con 19 milioni di euro dovrebbe essere pronta in primavera. Sulla grande trasformazione della città, vigilano immobili i Cantieri navali, ultimo totem della vecchia vocazione industriale e presidio dell' anima industriale insieme con la Merid Bulloni. Uno dei grandi progetti della giunta Vozza candida i Cantieri a sede per la costruzione di un bacino di carenaggio. Qui si vara ancora dallo scalo. Affascinante, ma anacronistico. E poi? E poi c'è la Avis, ristrutturazione di vagoni ferroviari, che invece vacilla.

La crisi, ecco l'ultimo colpo di ghigliottina sulla città dopo il terremoto che fece fare alla camorra il salto di qualità, e dopo la guerra fra i clan. Il contratto d'area del '93 ha avviato la riconversione. Il sogno. Il Cmc è diventato Marina di Stabia. L'ex Italcementi ospita il Crowne Plaza Stabiae, da dove l'imprenditore Riccardo Scarselli dice: «Noi remiamo per recuperare l'entusiasmo e dei balordi vanno in giro a demolirla. Non è con le pistole che si riqualifica la città. Noi andiamo avanti. Le battaglie si vincono coinvolgendo tutta la città. Contraccolpi? Forse. Ma il nostro processo non si ferma. Avranno torto loro. Il turismo sarà la chiave per vincere la sfida». Gian Felice Imparato, attore e regista, dà voce alla Castellammare che sta perdendo le sue speranze. Racconta: «Ero lì, l'altra sera. Ero passato da mia madre. Ho sentito gli spari mentre andavo via in macchina. Mi sono raggelato, non per paura, ma perché ho capito che sta ricominciando una fase terribile». Il terrore che stia ricominciando una stagione di soffocamento. Imparato continua: «Sono avvilito. La belva era solo assopita. L'orrore a cui si è arrivati, denota un degrado umano e culturale difficilmente recuperabile, nonostante gli sforzi amministrativi di tanti. Esiste una subcultura difficile da estirpare. Esiste un'ammirazione tra i ragazzi per queste storie di camorra. Commentano compiaciuti. Non leggi sui loro volti il dolore e l'orrore. E' come se seguissero un reality. E poi la tracotanza. Le piccole prevaricazioni». Imparato ha prestato il suo volto al cinema a uno dei personaggi più riusciti di Gomorra, il film di Garrone tratto dal long seller di Saviano. Ragiona su quell'esperienza e sul presente che tocca la sua città: «Lo dico con dolore. Castellammare è l'appendice dell'inferno napoletano, non l'avamposto dell'isola felice della penisola». Non è tipo che si arrende Pietro Irollo, presidente degli albergatori della città. «Un percorso positivo è stato avviato, speriamo che non venga troncato sul nascere. Bisogna reagire subito, altrimenti diventa tutto pericoloso. E' terribile». E' terribile che Castellammare torni a sentire su di sé una cappa di piombo come nei giorni bui, come se una vecchia condanna fosse sul punto di tornare, qui, nella città campana dove il Pd fa più fatica che altrove a diventare un solo corpo: in fondo era fatale, se le radici comuni della storia chiamate a mettersi insieme sono così distanti come Gava e gli ingraiani. Matteo Palumbo, docente di letteratura italiana alla Federico II, stabiese, dice: «Tutti abbiamo sperato che la città fosse cambiata. Non so più tirare fuori un'idea percepibile di svolta e cambiamento. Come se tutte le persone di buona volontà fossero sopraffatte da una grande forza a cui non so dare un nome, una forza che non si fa spostare». Ecco dov'è finito oggi il sogno di Castellammare, sospeso, dentro una bolla invisibile. Ma tutto intero, da qualche parte, ancora c'è.

(Repubblica Napoli, 6 febbraio 2009)

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