Tornando nel laboratorio sentì l'odore di lucignolo del focolare che stava accendendo Santa Sofia de la Piedad, e aspettò in cucina che bollisse il caffè per prendersi la sua scodella senza zucchero. Santa Sofia de la Piedad gli chiese, come tutte le mattine, che giorno della settimana era, e lui rispose che era martedì, undici ottobre. Osservando la impavida donna illuminata dal riverbero del fuoco, che né in quel momento né in nessun altro istante della sua vita sembrava esistere completamente, si ricordò d'un tratto che in un undici di ottobre, in piena guerra, lo aveva risvegliato la certezza brutale che la donna con la quale aveva dormito era morta. Lo era, in realtà, e non aveva dimenticato la data perché anche lei gli aveva chiesto un'ora prima che giorno era.
[Gabriel Garcìa Màrquez, Cent'anni di solitudine, 1967]
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venerdì 11 ottobre 2013
sabato 24 agosto 2013
Il 24 agosto e l'amore pompeiano di Gautier
Ma in quale epoca della vita di Pompei era stato trasportato? Un'iscrizione edile scolpita su un muro gli fece capire, dal nome dei personaggi pubblici, che si era all'inizio del regno di Tito, cioè nell'anno 79 della nostra era. Un pensiero improvviso attraversò la mente di Octavien: la donna di cui aveva ammirato l'impronta al museo di Napoli doveva essere viva perché l'eruzione del Vesuvio nella quale era morta era avvenuta il 24 agosto di quell'anno. Poteva dunque ritrovarla, vederla, parlarle...
Il desiderio folle che aveva provato vedendo quella cenere modellata su forme divine poteva essere soddisfatto, perché nulla doveva essere impossibile a un amore che aveva avuto la forza di far tornare indietro il tempo e di far passare due volte la stessa ora nella clessidra dell'eternità.
(Théophile Gautier, Arria Marcella, 1852)
Il desiderio folle che aveva provato vedendo quella cenere modellata su forme divine poteva essere soddisfatto, perché nulla doveva essere impossibile a un amore che aveva avuto la forza di far tornare indietro il tempo e di far passare due volte la stessa ora nella clessidra dell'eternità.
(Théophile Gautier, Arria Marcella, 1852)
martedì 18 giugno 2013
KEROUAC E L'ADDIO A CHRISTINE
Era la mattina del 18 giugno 1956. Ero sceso a dire addio a Christine e l'avevo ringraziata di tutto e m'ero incamminato lungo la strada. Lei mi salutò con la mano dal cortile erboso. "Come sarà triste qui adesso che tutti se ne sono andati e senza più grandi splendide feste ogni week-end". S'era veramente goduta tutto quello che era successo. Eccola lì ritta a piedi nudi nel cortile, con la piccola Prajna pure scalza, mentre io m'allontanavo lungo il pascolo dei cavalli.
[Jack Kerouac, I vagabondi del Dharma, 1958]
[Jack Kerouac, I vagabondi del Dharma, 1958]
lunedì 17 giugno 2013
HILDA, PASSERO' A PRENDERTI IL 17 GIUGNO
Sul vassoio della colazione c'era una lettera di Hilda. "Papà va a Londra questa settimana, e io passerò a prenderti giovedì a otto, il 17 giugno. Fatti trovare pronta, così potremo partire subito. Non voglio sprecare tempo a Wragby, è un posto orribile. Probabilmente passerò la notte a Redford dai Coleman, perciò dovrei essere da te per il pranzo di giovedì. Potremmo poi partire all'ora del tè e forse dormire a Grantham. E' inutile passare una serata con Clifford. Se gli dà fastidio che tu parta, non gli farebbe piacere".
Ah, così! Ancora una volta la spingevano di qua e di là sulla scacchiera come una pedina.
[David Herbert Lawrence, L'amante di Lady Chatterley, 1928]
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Tutta la serie "una pagina, un giorno"
Francesca Schiavone, Lady Chatterley e la rivoluzione sessuale
Ah, così! Ancora una volta la spingevano di qua e di là sulla scacchiera come una pedina.
[David Herbert Lawrence, L'amante di Lady Chatterley, 1928]
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domenica 16 giugno 2013
JOYCE E LA PIOGGIA DEL 16 GIUGNO
Così, giovedì sedici di giugno, seppellito Patk. Dignam, per colpo apoplettico e dopo gran siccità, Dio piacendo, piovve, un battelliere giunto per via d'acqua da circa cinquanta miglia di distanza con un carico di torba diceva che il seme non buttava, la terra era sitibonda, di brutto colore e putiva fieramente, anche i paduli e le lande. Difficile tirare il fiato e i polloni giovani tutti consunti senza una goccia per tanto tempo che nessuno aveva memoria d'una simile mancanza. I boccioli color rosa tutti abbruniti e aggrumati e sulle colline niente altro che giunchi e ramoscelli secchi pronti ad accendersi al primo foco. A tutti dicevano che, per quel che ne giudicavano, il grande vento del febbraio d'or è un anno che sconvolse la contrada in modo sì miserevole era piccola cosa appetto a questa siccità.
[James Joyce, Ulisse, 1922]
[James Joyce, Ulisse, 1922]
lunedì 10 giugno 2013
IL 10 GIUGNO DI CALVINO
Il 10 giugno del 1940 era una giornata nuvolosa. Erano tempi che non avevamo voglia di niente. Andammo alla spiaggia lo stesso, al mattino, io e un mio amico che si chiamava Jenny Ostero. Si sapeva che al pomeriggio avrebbe parlato Mussolini, ma non era chiaro se si sarebbe entrati in guerra o no. Ai bagni quasi tutti gli ombrelloni erano chiusi; passeggiammo sulla riva scambiandoci supposizioni e opinioni, con frasi lasciate a mezzo, e lunghe pause di silenzio.
(Italo Calvino, L'entrata in guerra, 1954)
(Italo Calvino, L'entrata in guerra, 1954)
mercoledì 5 giugno 2013
IL TENENTE ASTEMIO DI EMILIO LUSSU
Una pagina, un giorno
Il sole era già tramontato quando caddi, a nord di Stoccaredo, su un battaglione del 301° fanteria. Lo comandava un tenente colonnello, sulla cinquantina, che trovai all'aperto, seduto ad un tavolino improvvisato con rami d'albero, una bottiglia di cognac in mano. Egli mi accolse molto gentilmente e mi offrì un bicchierino di cognac.
"Molte grazie", dissi, "non bevo liquori".
"Non beve liquori?", mi chiese, preoccupato, il tenente colonnello.
Tirò dal taschino della giubba un taccuino e scrisse: "Conosciuto tenente astemio in liquori. 5 giugno 1916".
[Emilio Lussu, Un anno sull'altipiano, 1938]
Il sole era già tramontato quando caddi, a nord di Stoccaredo, su un battaglione del 301° fanteria. Lo comandava un tenente colonnello, sulla cinquantina, che trovai all'aperto, seduto ad un tavolino improvvisato con rami d'albero, una bottiglia di cognac in mano. Egli mi accolse molto gentilmente e mi offrì un bicchierino di cognac.
"Molte grazie", dissi, "non bevo liquori".
"Non beve liquori?", mi chiese, preoccupato, il tenente colonnello.
Tirò dal taschino della giubba un taccuino e scrisse: "Conosciuto tenente astemio in liquori. 5 giugno 1916".
[Emilio Lussu, Un anno sull'altipiano, 1938]
martedì 14 maggio 2013
Restif de la Bretonne ai fuochi in piazza
Una pagina, un giorno
Place Louis XV
Il 14 maggio ero convalescente. Alle otto di sera, mi sentii la forza di uscire e andai fino alle Tuileries. C'erano i fuochi per un grande festeggiamento, ma non vidi niente, seduto com'ero sui gradini del palazzo che scendono verso le aiuole. Il rumore spaventoso inteso, poi, non mi sorprese, è normale nei festeggiamenti tumultuosi.
(Nicolas-Edme Restif de la Bretonne, Le notti di Parigi, 1788-1794)
Place Louis XV
Il 14 maggio ero convalescente. Alle otto di sera, mi sentii la forza di uscire e andai fino alle Tuileries. C'erano i fuochi per un grande festeggiamento, ma non vidi niente, seduto com'ero sui gradini del palazzo che scendono verso le aiuole. Il rumore spaventoso inteso, poi, non mi sorprese, è normale nei festeggiamenti tumultuosi.
(Nicolas-Edme Restif de la Bretonne, Le notti di Parigi, 1788-1794)
domenica 12 maggio 2013
La tristezza di Maupassant
Una pagina, un giorno
12 maggio. Da qualche giorno ho un po' di febbre: sono indisposto, o meglio, triste.
Da che provengono questi influssi misteriosi che mutano in scoraggiamento la nostra gioia e in delusione la nostra fiducia? Si direbbe che l'atmosfera invisibile è piena di inconoscibili Potenze delle quali subiamo la vicinanza arcana.
Mi sveglio pieno di giocondità, con in gola una voglia di cantare: - Perché? - Mi avvio verso il fiume; e d'improvviso, dopo una breve passeggiata, torno a casa tristissimo, come se qualche sciagura fosse lì ad aspettarmi. Perché?
(Guy de Maupassant, L'Horlà, 1887)
12 maggio. Da qualche giorno ho un po' di febbre: sono indisposto, o meglio, triste.
Da che provengono questi influssi misteriosi che mutano in scoraggiamento la nostra gioia e in delusione la nostra fiducia? Si direbbe che l'atmosfera invisibile è piena di inconoscibili Potenze delle quali subiamo la vicinanza arcana.
Mi sveglio pieno di giocondità, con in gola una voglia di cantare: - Perché? - Mi avvio verso il fiume; e d'improvviso, dopo una breve passeggiata, torno a casa tristissimo, come se qualche sciagura fosse lì ad aspettarmi. Perché?
(Guy de Maupassant, L'Horlà, 1887)
mercoledì 8 maggio 2013
Il piccolo principe della Blixen
Una pagina, un giorno
L'otto di maggio, a Schloss Rosenbad nacque un piccolo Principe.
Quando il primo stridulo e arcano vagito eruppe dalla camera della Principessa, intorno alla quale tutta la casa era rimasta in ascolto, il castello fremette e si trasfigurò dalla cantina ai solai. Un sospiro di felice sollievo percorse tutte le stanze. Ma dopo un attimo il silenzio divenne infinitamente più profondo e più solenne. Chi avrebbe avuto il coraggio di tradire la piccola, indifesa creatura appena giunta tra loro? Tutti, in quella casa, avrebbero preferito la morte.
(Karen Blixen, Ehrengard, 1963, postumo)
L'otto di maggio, a Schloss Rosenbad nacque un piccolo Principe.
Quando il primo stridulo e arcano vagito eruppe dalla camera della Principessa, intorno alla quale tutta la casa era rimasta in ascolto, il castello fremette e si trasfigurò dalla cantina ai solai. Un sospiro di felice sollievo percorse tutte le stanze. Ma dopo un attimo il silenzio divenne infinitamente più profondo e più solenne. Chi avrebbe avuto il coraggio di tradire la piccola, indifesa creatura appena giunta tra loro? Tutti, in quella casa, avrebbero preferito la morte.
(Karen Blixen, Ehrengard, 1963, postumo)
martedì 7 maggio 2013
Il certo verde-limpido della Ortese
Una pagina, un giorno
Una luminosità gialloambrata era tutto ciò che appariva all'orizzonte, mentre, a destra, ancora s'intravedeva la costa bassa e nuda del Portogallo, finché non sparve, come un'ombra, definitivamente. Allora, a quella luce rosata si mescolò un certo verde-livido, e le onde, pur senza agitarsi, divennero più grosse. Era l'una del 7 maggio, e durante le nozze e la mattinata erano passate altre miglia, senza che perciò lo scenario mutasse.
(Anna Maria Ortese, L'iguana, 1965)
Una luminosità gialloambrata era tutto ciò che appariva all'orizzonte, mentre, a destra, ancora s'intravedeva la costa bassa e nuda del Portogallo, finché non sparve, come un'ombra, definitivamente. Allora, a quella luce rosata si mescolò un certo verde-livido, e le onde, pur senza agitarsi, divennero più grosse. Era l'una del 7 maggio, e durante le nozze e la mattinata erano passate altre miglia, senza che perciò lo scenario mutasse.
(Anna Maria Ortese, L'iguana, 1965)
lunedì 6 maggio 2013
Il congedo di Gulliver
Una pagina, un giorno
Il 6 maggio 1709 presi solenne congedo da sua Maestà e da tutti i miei amici.
(Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver, 1726)
Il 6 maggio 1709 presi solenne congedo da sua Maestà e da tutti i miei amici.
(Jonathan Swift, I viaggi di Gulliver, 1726)
venerdì 3 maggio 2013
Il rallentatore di Daniel Keyes
Una pagina, un giorno
3 maggio. Una delle cose che mi confondono è il non sapere mai realmente, quando qualcosa affiora dal mio passato, se davvero accadde in quel modo o se così parve accadere sul momento o se lo sto soltanto inventando. Sono come un uomo che sia rimasto semiassopito per tutta la vita e cerchi di capire com'era prima di destarsi. Ogni cosa appare stranamente offuscata e al rallentatore.
(Daniel Keyes, Fiori per Algernon, 1959)
3 maggio. Una delle cose che mi confondono è il non sapere mai realmente, quando qualcosa affiora dal mio passato, se davvero accadde in quel modo o se così parve accadere sul momento o se lo sto soltanto inventando. Sono come un uomo che sia rimasto semiassopito per tutta la vita e cerchi di capire com'era prima di destarsi. Ogni cosa appare stranamente offuscata e al rallentatore.
(Daniel Keyes, Fiori per Algernon, 1959)
martedì 2 aprile 2013
D'Annunzio al treno del tocco
Una pagina, un giorno
Il 2 di aprile cadeva il secondo anniversario.
"Bisogna questa volta celebrarlo fuori di Roma", disse Ippolita. "Bisogna che noi passiamo una gran settimana d'amore, soli, dovunque, ma fuori di qui".
Giorgio disse:
"Ti ricordi, l'anno scorso, il primo anniversario?".
"Mi ricordo".
"Era di Pasqua, la domenica di Pasqua...".
"Io venni da te, la mattina, alle dieci...".
Stabilirono di partire il 2 di aprile, col treno del tocco. Si trovarono alla stazione, per l'ora stabilita, tra la folla, provando entrambi in fondo al cuore una gioia ansiosa.
(Gabriele D'Annunzio, Trionfo della morte, 1894)
Il 2 di aprile cadeva il secondo anniversario.
"Bisogna questa volta celebrarlo fuori di Roma", disse Ippolita. "Bisogna che noi passiamo una gran settimana d'amore, soli, dovunque, ma fuori di qui".
Giorgio disse:
"Ti ricordi, l'anno scorso, il primo anniversario?".
"Mi ricordo".
"Era di Pasqua, la domenica di Pasqua...".
"Io venni da te, la mattina, alle dieci...".
Stabilirono di partire il 2 di aprile, col treno del tocco. Si trovarono alla stazione, per l'ora stabilita, tra la folla, provando entrambi in fondo al cuore una gioia ansiosa.
(Gabriele D'Annunzio, Trionfo della morte, 1894)
lunedì 1 aprile 2013
Il furgone giallo Nabokov
Una pagina, un giorno
(Vladimir Nabokov, Il dono, Adelphi, 1937)
In una giornata col cielo coperto ma luminosa, qualche minuto prima delle 4 pomeridiane del 1° aprile 192... (un critico straniero ha fatto rilevare che molti romanzi, per esempio tutti quelli tedeschi, iniziano con una data, ma solo gli autori russi, in virtù dell'originale onestà della nostra letteratura, tacciono l'ultima cifra), all'altezza del n. 7 in Tannenbergstrasse, in un quartiere occidentale di Berlino, si fermò un furgone per traslochi molto lungo e molto giallo, aggiogato a un altrettanto giallo trattore affetto da ipertrofia delle ruote posteriori e con le forme impudicamente esposte. Sulla fronte del furgone si scorgeva la stella di un ventilatore.
(Vladimir Nabokov, Il dono, Adelphi, 1937)
domenica 31 marzo 2013
La nonna riservata di Dostoevskij
Una pagina, un giorno
"Ed ora il primo capitolo, signori: erano esattamente sei anni fa, in primavera, il 31 di marzo - notate la data, signori -, la vigilia..."
"Del primo aprile!" urlò il giovanotto con la prefettizia.
"Che intuito eccezionale. Era sera. Sul capoluogo distrettuale di N. si addensavano le prime ombre del tramonto, la lunta tentava di fare capolino e... tutto il resto! Ed ecco che al tardo tramonto anch'io, pian pianino, faccio capolino da un piccolo appartamento dopo essermi congedato dalla mia riservata, defunta nonna.Scusate, signori, se ho usato quest'espressione così alla moda che ho sentito l'ultima volta da Nikolaj Nikolaic, ma va detto che mia nonna era "riservata" per davvero: cieca, muta, sorda, rimbambita - tutto quello che potete immaginare!...
(Fedor Dostoevskij, Polzunkov, 1847)
"Ed ora il primo capitolo, signori: erano esattamente sei anni fa, in primavera, il 31 di marzo - notate la data, signori -, la vigilia..."
"Del primo aprile!" urlò il giovanotto con la prefettizia.
"Che intuito eccezionale. Era sera. Sul capoluogo distrettuale di N. si addensavano le prime ombre del tramonto, la lunta tentava di fare capolino e... tutto il resto! Ed ecco che al tardo tramonto anch'io, pian pianino, faccio capolino da un piccolo appartamento dopo essermi congedato dalla mia riservata, defunta nonna.Scusate, signori, se ho usato quest'espressione così alla moda che ho sentito l'ultima volta da Nikolaj Nikolaic, ma va detto che mia nonna era "riservata" per davvero: cieca, muta, sorda, rimbambita - tutto quello che potete immaginare!...
(Fedor Dostoevskij, Polzunkov, 1847)
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sabato 30 marzo 2013
Gide in Rue de Verneuil
Una pagina, un giorno
(André Gide, I sotterranei del Vaticano, ed. Mondadori 1914)
Il 30 marzo, a mezzanotte, i Baraglioul rientrarono a Parigi e si istallarono nel loro appartamento in rue de Verneuil.
Mentre Marguerite si preparava per la notte, Julius, con una piccola lampada in mano e in pantofole, entrò nel suo studio in cui non si ritrovava mai senza piacere. La stanza era abbellita con sobrietà: alle pareti erano appesi alcuni Lépine e un Boudin. In un angolo, sopra uno zoccolo girevole, un marmo, il busto della moglie scolpito da Chapu, metteva una macchia bianca un po' cruda.
(André Gide, I sotterranei del Vaticano, ed. Mondadori 1914)
venerdì 29 marzo 2013
Malraux e i documenti di Kyo
Una pagina, un giorno
(André Malraux, La condizione umana, Bompiani, 1933)
29 MARZOHan keu era vicinissima; il movimento dei sampans copriva quasi il fiume. I fumaioli dell'arsenale si staccarono poco a poco da una collina, quasi invisibili sotto gli enormi pennacchi di fumo: attraverso una luce bluastra di sera primaverile, la città spuntò finalmente con tutte le sue banche a colonnati, nei fori di un primo piano netto e buio fatto dalle navi da guerra delle nazioni occidentali. Kyo risaliva il fiume da sei giorni, privo di notizie di Scianghai.
Sotto al vapore si udì il fischio di una vedetta straniera. I documenti di Kyo erano in regola, ed egli era abituato all'azione clandestina. Si portò a prua solo per misura di prudenza.
(André Malraux, La condizione umana, Bompiani, 1933)
giovedì 28 marzo 2013
Asimov e il tempo manipolato
Una pagina, un giorno
Harlan sbottò: "Gran Tempo, Calcolatore, che ti è preso? Leggi la data in cima alla pagina".
Indicò la scritta che diceva: 28 marzo 1932.
"Non c'è bisogno di traduzione, vero? I numeri sono quasi uguali a quelli dell'Intertemporale Standard. Non sai che a quell'epoca nessuno aveva mai visto un fungo atomico? Nessuno avrebbe potuto riprodurlo con tanta accuratezza, tranne...".
"Aspetta un momento, è solo uno schizzo" disse il Calcolatore, cercando di ritrovare il suo equilibrio. "Può darsi che la somiglianza col fungo atomico sia casuale".
"Ah, sì? Guarda di nuovo le parole, allora!. Harlan indicò la scritta in maiuscolo, ALL THE TALK OF THE MARKET. "Le iniziali formano la parola Atom, che in inglese vuol dire atomo. Me la chiami coincidenza? Direi proprio di no".
(Isaac Asimov, La fine dell'eternità, Mondadori, 1956)
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mercoledì 27 marzo 2013
Il bacio di Malerba
Una pagina, un giorno
(Luigi Malerba, Il serpente, ed. Mondadori, 1966)
Alle cinque e tre quarti del mattino eravamo ancora lì, dentro la mia Seicento multipla con i vetri appannati. Era il giorno 27 di marzo amoroso e ventoso di quell'anno là e il sole sorgeva esattamente alle sei e otto minuti. Era il giorno di San Giovanni Damasceno e di Santa Augusta Vergine, secondo mattutino delle tenebre, come dice il Barbanera. Quando aprii gli occhi (io bacio sempre a occhi chiusi) intorno a noi non c'era più nessuno, erano scomparse tutte le macchine, c'erano soltanto due poliziotti a cavallo. Gli uccelli si erano svegliati e cinguettavano a testa alta sui rami degli alberi, altri volteggiavano nell'aria come impazziti per la luce del giorno che stava spuntando mentre si spegnevano i lampioni comunali. Baciare è un'arte.
Un passero era venuto a posarsi sul cofano della macchina, poi era ripartito per un breve volo intorno al monumento di Garibaldi, l'eroe del nostro Risorgimento. A rigore si può dire che per tutta la notte io e Miriam ci eravamo dato un solo lunghissimo bacio.
(Luigi Malerba, Il serpente, ed. Mondadori, 1966)
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