Visualizzazione post con etichetta parigi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta parigi. Mostra tutti i post

venerdì 15 giugno 2018

Come si vive da Roger Federer


PARIGI. Era un ragazzo che spaccava racchette come tanti, oggi è il solo che si muove come un cavaliere, un mistico, uno che cammina con la luce intorno. Il tennista che più di tutti ha vinto senza l’antipatia degli uomini perfetti. Vent’anni da Roger Federer al prossimo Wimbledon. I primi tre per costruirsi, altri due per esplodere, gli ultimi per risalire. È un immortale che non molla il presente. Essere Federer significa colpire la pallina e poi sorridere, stringere mani, fermarsi tre ore al party organizzato al Pavillon Ledoyen da uno sponsor, Möet & Chandon, con una bottiglia creata per lui. Essere Federer significa fingere di ricordarsi di ogni volto incrociato già, rivolgersi a ciascuno nell’altrui lingua, illuderci che sia riproducibile quel suo tennis così leggero e senza sudore. “Ma sono andato via di casa a 14 anni per essere come Edberg e Becker”, dice, “certi sacrifici sono invisibili. Avevo smesso di migliorare. C’è solo una via per crescere. Allenare la parola again. Lo hai già fatto? Fallo di nuovo. Il tennis aiuta: non è mai lo stesso. Bisogna adattarsi alle diversità. L’avversario, la superficie, il clima. Quando piove cambia il modo in cui si colpisce la palla, così anch’io non sono mai lo stesso. Perciò il tennis non mi ha mai annoiato”.

mercoledì 5 giugno 2013

"Volevo essere Audrey Hepburn"



Lo disse Maria Sharapova nel 2012 a Parigi. Poi vinse il torneo. L'intervista è qui sotto. 


Il cocktail resta lì dov'era. Come i crostini. Non tocca arachidi, né un succo, né un salatino. Essere Maria Sharapova. Un tavolo davanti agli Champs-Élysées, il Roland Garros nella testa. L'unico Slam che non ha vinto mai. «C'è un tempo per ogni cosa, ora sono pronta». La donna da 17 milioni e mezzo di euro l'anno non porta mai gli occhi da un'altra parte.
È la campionessa del mondo dello sguardo dritto. Ma quando racconta di sé abbassa la voce. Ha pose che le addolciscono ogni spigolo. Dice che vorrebbe essere «una donna forte rimanendo elegante». Come se a volte volesse essere solo Maria.

sabato 30 marzo 2013

Gide in Rue de Verneuil

Una pagina, un giorno

Il 30 marzo, a mezzanotte, i Baraglioul rientrarono a Parigi e si istallarono nel loro appartamento in rue de Verneuil.
Mentre Marguerite si preparava per la notte, Julius, con una piccola lampada in mano e in pantofole, entrò nel suo studio in cui non si ritrovava mai senza piacere. La stanza era abbellita con sobrietà: alle pareti erano appesi alcuni Lépine e un Boudin. In un angolo, sopra uno zoccolo girevole, un marmo, il busto della moglie scolpito da Chapu, metteva una macchia bianca un po' cruda.

(André Gide, I sotterranei del Vaticano, ed. Mondadori 1914)