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lunedì 7 settembre 2015

Go Nagai

Prima ancora di diventare adulti che avrebbero poi rimpianto d'essere cresciuti, gli ex ragazzi degli anni Ottanta sono stati bambini che non vedevano l'ora di diventare grandi. Prima ancora che subentrasse la sindrome di Peter Pan, c'è stato un tempo in cui crescere sembrava straordinario, e straordinario era sentirsi più coraggiosi dei propri anni, specchiarsi in Goldrake, Mazinga e Jeeg, quei corpi d'acciaio arrivati in tv dal Giappone e dai suoi manga, e che rendevano l'adolescenza un'età meno impacciata. La vera grande novità di quelle storie consisteva nel fatto che dentro le gabbie di metallo in grado di lanciare alabarde spaziali e il doppio maglio perforante vivevano figure che criticavano il mondo degli adulti, che sapevano farsi ascoltare, e rispettare. A quel fenomeno che stravolse abitudini e gusti è dedicato il libro scritto da Giorgio Giuliani e Carlo Mirra: una biografia ragionata, Go Nagai , del padre dei nuovi eroi, che proprio oggi compie 70 anni. Go Nagai era nato un mese dopo l'apocalisse atomica scatenata su Hiroshima e Nagasaki. Lo sviluppo tecnologico e la battaglia del Bene contro il Male sono i due grandi temi a cui ha dedicato la sua vita artistica. Si era formato sulle illustrazioni di Gustavo Doré alla Divina Commedia. Goldrake e i suoi amici crearono un pubblico nuovo. I mecha, i super robot, furono il primo piolo di una scala che ci ha portato fino a Harry Potter, a Panem e agli Shadowhunters. Le mamme provarono a resistere: i cartoni giapponesi mostravano la violenza, e oltre le camerette dei bambini c'era già il terrorismo. Go Nagai rispose: «A loro direi di non lottare contro Mazinga. Meglio averlo alleato che avversario, il mio robot». Chissà poi alla fine chi vinse.

(la Repubblica, 6 settembre 2015)

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domenica 6 settembre 2015

Il papà di Mazinga e Goldrake


1982. “Dietro il nostro rancore di genitori, di nonni, di zii costretti a spendere soldi, rabbia e inutili prediche per limitare l’invasione della fantasia infantile c’è, inconfessabile, il senso di un’ammirata sconfitta. Si chiama Go Nagai, il nostro avversario, e la sua matita sta alla cartoonistica giapponese come la Dormello Olgiata sta al purosangue: dal suo centro di produzione sono usciti i Nearco, i Tenerani, i Ribot che hanno galoppato nei cieli delle televisioni di mezzo mondo, dall’Indonesia alla Francia, dalle Filippine all’Italia. Per milioni di uomini e donne, domani le immagini ricordo dell’infanzia saranno queste, non D’Artagnan e Zane Grey, e neppure Tex Willer o Mandrake”.
Così scrisse Vittorio Zucconi nel giorno in cui ebbe davanti a sé il papà di Mazinga, Goldrake e Jeeg robot. In Italia tutto era cominciato quattro anni prima, su Rete 2, intorno alle sette di sera, più o meno nella stessa fascia oraria in cui Rete 1 aveva abituato il pubblico alle rassicuranti storie di Fonzie o della famiglia Bradford.

martedì 7 luglio 2015

Cinquant'anni dopo il Tour di Astérix

Aspettando le montagne, il pavé ha partorito il topolino. Ma quanto ci stiamo divertendo, con questo Tour. Contador Froome Nibali e Quintana, battezzati da Gianni Mura “i quattro cavalieri”, a Cambrai sono arrivati insieme. Non era scontato. Un anno fa, sulle pietre verso Arenberg, Nibali si cucì addosso almeno una manica della sua maglia gialla dando due minuti e mezzo a Contador e vedendo finire fuori strada Froome. Era una tappa più adatta a lui che agli altri, la tappa se n’è andata senza lasciare tracce sulla classifica. Rispetto ad allora stavolta in strada c’era polvere e non fango. Poco non è. Per gli appassionati va detto che la speranza francese Pinot è fuori dai giochi. Ha preso altri 3’ e ora è dietro di 6’30”. Per chi dentro il ciclismo guarda non solo la corsa, va aggiunto che ricorrono i cinquant’anni dell’albo “Le Tour de Gaule d’Astérix”, in Italia tradotto solo nel 1978, ma pubblicato in originale nel 1965. La trama non era particolarmente elaborata. Visto il proprio villaggio recintato dal prefetto Fiordilotus, Astérix lo sfida promettendo di compiere il giro dell’allora Gallia portando a casa il cibo tipico di ogni città raggiunta. Nelle sue otto pagine dedicate al Tour, l’Équipe ogni giorno torna sui passi del guerriero di Goscinny e Uderzo: oggi nella striscia era proprio a Camaracum, vale a dire Cambrai, e mangiava bêtises.

lunedì 16 giugno 2014

Il film mai girato da Scola



ETTORE SCOLA dice che il cinema è uno stato d'animo. «Si fa quando lo senti dentro di te». Il suo ultimo film non solo si vede, ma si tocca, è sulla sua scrivania, girato con acquerelli, senza pellicola. L'industria del cinema vola verso le stregonerie immateriali del digitale, lui ne porta la magia su carta, altro fascino decadente. Era un film perduto, cancellato, e adesso esce in un albo.

martedì 16 giugno 2009

Disegnati e cammina

Voi non immaginate chi è risorto

sabato 17 gennaio 2009

Visitare Napoli


Tra i 25 vantaggi che esistono per un appassionato di fumetti, The Comics Reporter mette anche la possibilità di visitare un giorno Napoli. Ecco. Detta così...
(il più bello è il numero 6)

venerdì 5 dicembre 2008

Gli eroi son tutti giovani e belli


Peter Parker festeggia la copertina numero 500. Dice che non bisogna più chiamarlo Uomo Ragno. Spider-man, ecco, va bene così. Del resto non c'è bambino ch'io conosca che lo chiama Uomo Ragno. Lo smarrimento è solo mio.
Come se non bastasse nel frattempo è morto Batman. Gli ha sparato suo padre. In Italia siamo fermi a questo e già non mi pare poco. In America sono avanti, lì siamo al vabbe' ma poi in fondo il corpo morto non si è visto, chi lo sa, forse è morto solo Bruce Wayne e non Batman, forse sarà Robin a prendere il mantello, e via così.
Ora. Tutto questo non è facile per chi è cresciuto guardando Supergulp sul secondo canale il giovedì sera, prima di Giochi senza frontiere. Ingoio anche questo. Non dico più Uomo Ragno e Batman è morto. Okay? Okay. Ma non mi fate sentire una volta, neppure una volta sola, che Stanislao Moulinsky ha battuto Nick Carter