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giovedì 29 ottobre 2009

And he really did it


Michael Beasley è un ragazzone di vent'anni che l'anno scorso fu chiamato a giocare tra i professionisti del basket americano dalla squadra di Miami, gli Heat. Non uno fra i tanti, ma il secondo - il secondo - tra i migliori universitari. Poi Michael s'è infilato in un tunnel. L'estate scorsa è finito in rehab a Houston quando sulla sua pagina Twitter ha cominciato a scrivere messaggi che hanno allarmato gli amici, e la pagina alla fine gliel'hanno pure chiusa, perché sullo sfondo di una foto postata per mostrare i suoi nuovi tatuaggi, si intravedeva della droga.
Beasley ha accettato il trattamento, condizione che consente di evitare sanzioni nella Nba, e a settembre è tornato ad allenarsi coi compagni. Qualche giorno fa, altre 7 foto di Michael sono state caricate su TMZ.com, e tra quelle ce n'era una in cui si vedevano diverse bottiglie di birra sul tavolino di una barca. Beasley ha giurato che lui non beve, e il capitano della nave gli ha fatto da garante: non ha toccato né consumato alcol durante la gita. Anche la squadra stavolta gli ha creduto, così il giovane Michael ha evitato nuovi guai.
All behind me. I'll do whatever I have to do.

lunedì 15 giugno 2009

La donna che ha salvato i Lakers


Mentre la Nba celebra la gloria di Phil Jackson, l'allenatore più vincente della storia del basket americano adesso che ha conquistato il titolo numero 10 con i Los Angeles Lakers; mentre si valutano i pro e i contro (i contro?) per averli vinti con Michael Jordan, Scottie Pippen, Shaquille O'Neal e Kobe Bryant;
Mike Wise racconta sul Washington Post il vero motivo per il quale Jackson tornò nel 2005 ad allenare i Lakers. La signorina Jeannie Buss. La figlia del proprietario dei Lakers.
Wait. So, if Phil wasn't in love with Jeanie Buss, the daughter of owner Jerry Buss, a Lakers executive and one half of America's most powerful sporting couple, there is no Siddhartha presence in the locker room? No closing in on a 10th NBA coaching title -- one more than Auerbach's nine with the Boston Celtics? "That's true," Jackson said. "I would always say 'the Buss family' because I don't want to put it out there. But that's right".

lunedì 18 maggio 2009

Comportarsi da signori


Cleveland Cavaliers: nessun anello, una finale ('07)
Orlando Magic: nessun anello, una finale ('95)
Denver Nuggets: nessun anello, nessuna finale
Tre delle finaliste di Conference, e dunque semifinaliste per l'anello Nba, hanno un albo d'oro da pezzenti.
Poi ci sono i Los Angeles Lakers: 14 anelli, ma l'ultimo è del '02
I campioni dell'anno scorso, i Boston Celtics, sono fuori.
Significa che la Nba avrà per il settimo anno di fila una squadra campione che non fa il bis, ed è già certo che avrà una finale inedita per la sua storia.
Bello, no?
Come forse direbbe Buildo, anzi l'autorevole Buildo, nella terra dell'iperprofessionismo sportivo e nella patria del capitalismo sfrenato hanno regole con cui si preoccupano di proteggere l'equilibrio e l'eguaglianza. Che portano interesse diffuso. E dunque business vero. In finale? Una squadra dell'est e una dell'ovest. Così non c'è pezzo d'America tagliato fuori.
Prendiamo il calcio in Europa. In Spagna sono 5 anni che il campionato se lo dividono Barcellona e Real Madrid, che messe insieme negli ultimi 25 anni hanno perso 4 volte. In Inghilterra il Manchester ha vinto 11 volte in 17 anni, e se si aggiunge la città di Londra con Chelsea e Arsenal, a queste tre resta una sola eccezione (Blackburn) dal '92 a oggi. La Germania è il posto dove ogni tanto ci scappa una sorpresa, tipo quest'anno. Forse. E non ne parliamo da noi. Non è per avercela con l'Inter di Petulia. Ma insomma 4 scudetti di fila, se non sei interista, non sono proprio uno spasso. E da 8 anni non si scappa: Juve-Inter-Milan.
Dice: e quando il Napoli aveva Maradona?
A parte il fatto che il Napoli di Maradona, il più forte di sempre, nei 7 anni con Diego ha vinto appena 2 scudetti. Ma gli altri 5 sono andati a 5 squadre diverse.

martedì 7 aprile 2009

Obama ci ha preso


Aveva ragione lui

lunedì 30 marzo 2009

Vediamo se obama ci prende


No, non con il piano per venir fuori dalla crisi economica. Vediamo se Obama ci prende con i pronostici sul campionato universitario di basket.
Louisville, che il presidente vedeva in finale, non è arrivata alle Final Four di sabato e lunedì a Detroit. Ma è in piena corsa North Carolina, che il presidente ha dato per vincente (4 titoli nella sua storia, l'ultimo nel 2005).
Poi ci sono Michigan State (l'università dove giocava Magic Johnson, 2 titoli, l'ultimo nel 2000), Connecticut (un solo titolo nel 1999) e Villanova (un solo titolo nel 1985).
Villanova mi sa di Neapolis, e dunque il mio tifo va lì.
Poi quelli di Villanova si chiamano Wildcats, che fa tanto High School Musical, e così facciamo contenti pure i minorenni sul divano.
La Final Four potete guardarla in diretta qui

giovedì 5 marzo 2009

La polizza sui canestri


Se ho l'abbonamento al basket, e a un certo punto perdo il lavoro, mi rimborsano i biglietti delle partite ancora da giocare da quel momento in poi. E' una iniziativa dei Minnesota Timberwolves, ex squadra di Kevin Garnett nella Nba. Il proprietario del club che ha preso la decisione è Glen Taylor, ex senatore repubblicano dell'Idaho, fra i primi 150-200 grandi ricchi al mondo secondo Forbes. A parte il rimborso ai licenziati, l'anno prossimo mette in vendita i biglietti a 5 dollari.
Se io fossi il proprietario del Milan, lo copierei.

giovedì 6 gennaio 2005

Vicky Bullett

C'è una strada che porta il suo nome, la Vicky Bullett Street, in un angolo della West Virginia. «E' la via in cui sono cresciuta». Gliel'hanno dedicata per la vittoria della nazionale americana ai Giochi di Seul del 1988. «Benvenuti a Martinsburg, casa della medaglia d'oro Vicky Bullett», ha fatto scrivere il sindaco ad ogni ingresso della città. Vicky, che nel frattempo è diventata un'elegante signora di 37 anni, ne va fiera. Ma con pudore. «Cosa significa? Beh, innanzitutto che a Martinsburg non sono successe molte cose... Ma io sono felice d'essere ricordata per il resto della mia vita». West Virginia, la terra del tabacco americano, le radici della schiavitù. «Sono cresciuta in un posto di montagna, dove i giovani non sono tanti. Sarà per questo che sono un tipo tranquillo, mi piace la lentezza. Invece, qui al Vomero non ci capisco niente. Per essere puntuale, devo muovermi un'ora prima». Il Vomero è la nuova casa di Vicky Bullett, dove il miracolo Phard cresce domenica dopo domenica. «All'inizio mi scambiavano per una giocatrice di pallavolo». Ora finalmente il Vomero sa d'avere una squadra in testa al campionato di basket ed una campionessa che ha vinto tanto in giro per il mondo: l'oro olimpico in Corea, il bronzo quattro anni dopo a Barcellona, uno scudetto in Brasile col Fluminense. «Se lo vinciamo qui, magari non mi intitoleranno una strada, ma Napoli impazzisce più di Rio».

venerdì 24 dicembre 2004

Henry Williams

IN principio parlava il coach, e il coach diceva il vero. Chiamava time-out e schemi, bastava prestare un orecchio ai suoi ordini dall'alto. Ma un giorno Henry Williams, il campione che il mondo del basket conosceva come Hi Fly, fra un palleggio e un tiro da tre, s'è fermato e ha sentito la voce di Dio. La vera chiamata, l'ultima giocata da fare. God bless you mates, Dio vi benedica, ragazzi, la strada è un'altra. L'uomo che nel 2002 riportò la pallacanestro di Napoli in serie A, ora ha 34 anni e predica la Buona Novella nella missione della chiesa battista di New Zion, a West Todd Lane, Charlotte, nella Carolina del Nord. Il reverendo Williams scrive sermoni e insegue pecorelle smarrite, come un tempo faceva con gli avversari. «Tutto un dono del Signore. Il successo nello sport serviva a prepararmi per questa nuova vita» .

domenica 22 settembre 2002

Dontae' Jones, l'uomo salvato dal basket

DI COGNOME fa Jones, come tanti in America, ma uno dei tanti non è. Il nome è Dontae' , con l' apostrofo, così volle la mamma. «Le ho chiesto mille volte perché, ancora non lo so~». è l' uomo a cui si deve un bel pezzo di serie A, undici anni dopo. è l' uomo che ha fatto divertire prim' ancora che vincere, il solo per il quale verrebbe voglia di pagare il biglietto anche all' uscita. L' hanno chiamato incostante, svagato e bizzoso. Ha risposto con la media di 14 punti e 8 rimbalzi a partita. Jones il fenomeno, c' è scritto sul muro del Palablu di Monteruscello, dove stasera comincia il campionato (ore 18,15): Napoli-Biella. «All' inizio è stato difficile. Sono arrivato, e nella mia testa pensavo d' essere il migliore. è stato come tornare a scuola, ogni giorno dovevo crescere. Mi hanno aiutato Bucchi e Bartocci, gli allenatori, anche se sembravano in guerra con me». Ha dovuto faticare, e non gliel' avevano insegnato. «Da ragazzino sognavo il Superbowl, giocavo a football per la Stratford High School. Volevo fare il quarterback, invece mi mettono a correre. Corro e prendo botte, si sa com' è, mi stufo. Un giorno chiamo il coach e gli dico: ehi, non mi va. Se non tiro io la palla, vado via». Lo mandano via. Se proprio ci tiene a tirare una palla, affianco c' è un canestro.