venerdì 17 marzo 2017
La commedia nera di Francesco Recami
sabato 11 marzo 2017
Vita da osservatore: come si scopre il calciatore giusto
![]() |
| foto da davidefanizza.it |
giovedì 9 febbraio 2017
Sanremo e la scomparsa delle canzoni nonsense
![]() |
| Le Figlie del Vento (Sanremo 1973) |
sabato 4 febbraio 2017
Naples '44
Un gigantesco emporio. Un iperbolico postribolo. Un formicaio umano. Questa è Napoli, così appare a un trentacinquenne graduato dell’intelligence inglese, aggregato alla V armata americana dopo l’armistizio. "Napoli odora di legno bruciato" annota all’arrivo il 6 ottobre del 1943 sul suo diario l’ufficiale Norman Lewis. Era stato un nemico, arrivava da liberatore, se ne andrà da complice un anno dopo. Non fa in tempo ad assistere al mito delle 4 Giornate, l’insurrezione popolare contro i tedeschi, perché è ricoverato a Paestum per malaria. Scopre un popolo “ricaduto in condizioni di vita da Medioevo”. Eppure l'uomo non è schizzinoso e neppure ingenuo. Ha sposato la figlia di un giocatore d'azzardo siciliano, sollevandola con un contratto da ogni obbligo di fedeltà coniugale. L'ha salutata a Cuba e s'è arruolato per lo sbarco di Salerno. Ha viaggiato e ancora viaggerà. Diventerà il più bravo di tutti nel cogliere la complessità di Napoli e nel raccontarla.
venerdì 27 gennaio 2017
La notte che Tenco: i giornali, Quasimodo e Gatto
C’è chi dice che il festival è in periodo di stasi, in fase involutiva; si è dilatato troppo, a vuoto, e rischia di sgonfiarsi in fretta o di scoppiare, ancora più in fretta. C’è chi dice, con maggiore ottimismo, che ci sono i segni di una trasformazione radicale. Il primo di questi segni – se n’è già parlato – è la presenza di tanti giovani nelle giurie [2].
Etichette:
anniversari,
emeroteca,
festival,
sanremo,
tenco
sabato 21 gennaio 2017
Quel napoletano di Shakespeare
![]() |
| Luigi Credendino nello spettacolo Mal'essere di Davide Iodice |
NAPOLI. To be or not to be. O si’ o nun si’. O sei o non sei, si tormenta Amleto, non più in inglese ma nella sua seconda lingua. “That is ’a questiòne”, con l’accento sulla lettera “o” e la schwa finale “si è cchiù nobbile pe’ ’sta capa o mind / suppurta’ ’e ppetriate o ’e frezze ’e ’sta ciorta / ca parla tuosto or to take ll’arme. Trip muri’ o sleep durmi’”. Qui Napoli, casa Shakespeare. A metà strada fra il rione Sanità e la zona di Forcella, durante le prove nella mansarda del teatro San Ferdinando, il principe di Danimarca parla nel dialetto che incantava Wagner, anche se i tempi di Era de maggio sono lontani perché “il napoletano si trasforma, il rap tronca le sillabe e offre una nuova ipotesi di lingua”. Così dice Sha One, uno dei nomi dell’hip hop cittadino che hanno riscritto Amleto nella loro grammatica. Gli altri sono i Fuossera, Joel, Op Rot e Capatosta, interpreti di una scuola esplosa nella scia dei 99 Posse. Vengono da Piscinola, Marianella, Secondigliano, una porzione di terra spesso sintetizzata sotto il tag Gomorra, e firmano con il regista Davide Iodice l’atteso Mal’essere, debutto il 1° febbraio, produzione del teatro Stabile di Napoli – teatro Nazionale. “Questo Amleto non risponde a un’esigenza di localismo. Non avrei potuto metterlo in scena in italiano”, spiega Iodice, “perché è una lingua con una carenza di visceralità. Il napoletano è invece lingua-corpo, e la cadenza del rap in dialetto è la cosa più vicina oggi al blank verse della poesia classica d’Inghilterra”.
Etichette:
articoli,
dialetto,
eduardo de filippo,
napoli,
shakespeare,
teatro
domenica 8 gennaio 2017
Mannheim e i 200 anni della bicicletta
MANNHEIM. In un giovedì di fine primavera, il figlio del giudice di Baden uscì di casa con il peso dei suoi quattro nomi, un titolo di barone che non vedeva l’ora di ripudiare e un attrezzo di legno che fece ridere i passanti. Aveva due ruote, otto raggi, un sellino e l’ambizione di proporsi come alternativa al calesse. Il 12 giugno saranno passati duecent’anni dalla prima passeggiata, e se questo 2017 nasce nel segno della bicicletta, bisogna tornare dove tutto cominciò, tra il Reno e il Neckar, a Mannheim, città che alle strade del suo centro urbano non ha dato nomi ma numeri e lettere. Karl Friedrich Christian Ludwig Freiherr Drais von Sauerbronn partì dal blocco M4, dove oggi sono disposte decine di uffici dentro cubi di mattoni rossi e bianchi, e dove allora, a poche centinaia di metri, aveva abitato la signorina Constanze Weber, andata in moglie a un ventunenne musicista di un certo talento, di nome Wolfgang e di cognome Mozart.
venerdì 25 novembre 2016
Che fine ha fatto il pugilato
domenica 13 novembre 2016
Il mare di Enzo Maiorca
«A due anni a causa della mia salute cagionevole miei genitori andarono a vivere in riva al mare, a Grottasanta, 3 chilometri da Siracusa. Il primo ricordo che ho della mia vita è una distesa di acqua delineata dal contorno delle finestre che si affacciavano tutte sul mare. Le onde sbattevano negli infissi e lasciavano sui vetri scaglie di sale che si animavano con la luce. Quando tornava il sereno mi abbagliavo con tutto quel luccichio. Vedevo cento soli, cento lune, migliaia di stelle, tanti arcobaleni. E fantasticavo su cosa ci fosse al di là dell'orizzonte dell'acqua, dentro le onde». Maiorca parla con una voce da tenorino, flebile, delicata. E dire che ha polmoni infiniti, capaci di resistere senz'aria per sette minuti abbracciato agli oceani, e il coraggio di sfidare l'ignoto degli abissi e l'ignoto dentro il suo cuore.
sabato 12 novembre 2016
Fatelo voi, l'allenatore
Iscriviti a:
Post (Atom)







